L’avanspettacolo del Pdl nel Lazio
La strana storia della lista respinta e la “banda di incapaci”.
La vicenda ha dell’incredibile. Per presentare le liste elettorali c’era la scadenza di sabato scorso alle 12 in punto.
L’incaricato del partito di Berlusconi, per motivi ancora non del tutto chiari, è arrivato in ritardo. Secondo la ricostruzione fatta dai rappresentanti delle altre forze politiche tale Milioni, il funzionario del Pdl era nel corridoio antistante l’ufficio preposto coi suoi faldoni già di buon ora, quando si sarebbe accorto di non avere con sé tutto il materiale necessario. Così ha lasciato le carte sul pavimento ed è uscito da tribunale per procurarsi il materiale mancante. Quando è tornato erano le 12,45 e così è stato bloccato sia dagli altri rappresentanti di lista che dalla polizia.
Non avendo giustificazioni credibili per l’incredibile ‘incidente’ il Pdl ha subito accusato “militanti radicali e comunisti” di aver bloccato Miloni impedendogli di svolgere il suo compito.
Naturalmente non era così e ieri l’istanza presentata per fa accogliere comunque la lista provinciale di Roma è stata respinta.
Il Pdl ha presentato appello all’Ufficio centrale regionale, ma probabilmente con scarsa fiducia, tanto da indurre la candidata presidente a fare un singolare appello.
Renata Polverini si è rivolta, chissà perché, al presidente Napolitano (che non ha alcuna autorità in materia) ed ha detto: “Faccio appello al Capo dello Stato affinché i cittadini possano esprimere il proprio voto per il partito più importante della Regione”.
Meno diplomatico è stato Gianfranco Rotondi, ministro per l’Attuazione del programma di governo, che ha tuonato: “Tal signor Piso, che doveva presentare la lista del PdL, si appella a Napolitano invece di spiegare perché non l’ha presentata in orario”. Quindi ha aggiunto: “L’onorevole De Luca da solo in Piemonte ha presentato in tre giorni una lista della Dc per Cota letteralmente pensata e realizzata in una settimana. I maestri del Pdl hanno fatto perdere la Polverini a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce a misericordia”.
L’altra candidata alla presidenza, la rappresentante del centro sinistra Emma Bonino, ha commentato: “Diciamoci le cose come stanno: questa lista non c’è, non c’è verbale. Dopo le leggi ad personam non vorrei che si arrivasse a un provvedimento ad listam, sarebbe un’ innovazione degna di qualche altro regime”.
In questa bagarre, senza rendersene probabilmente conto, Polverini ha mostrato un lato preoccupante del suo pensiero politico, che però alla luce di molti fatti sembra diffuso nel centro destra.
Per la candidata si tratta “solo di un fatto burocratico. Non credo che al Pdl, il maggior partito del Lazio e di Roma, possa essere impedito l’accesso alla competizione elettorale. La burocrazia non uccida la democrazia”.
La teoria delle regole ‘variabili’ ha un suo interesse. Esistono norme, ma neppure debbono essere ‘fiscali’, secondo Polverini. Sarebbe interessare chiederle come si comporterebbe con un automobilista che avendo fretta di tornare a casa passa col rosso o con un contribuente che per una dimenticanza paga le tasse un anno dopo.
Il Popolo delle libertà è davvero libero, sempre e comunque. Pensare che il bene pubblico possa essere affidato a quella che lo stesso Rotondi ha definito una “banda di incapaci” spinge ad amare riflessioni sullo stato dei partiti in Italia. Perchè volendo essere obiettivi non si può dire che neppure altri brillino per efficienza. Proprio nel Lazio dopo la stravagante vicenda che ha riguardato l’ex governatore del centro sinistra Marrazzo.


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