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L’autoflagellazione del Pdl

Autore: . Data: giovedì, 4 marzo 2010Commenti (0)

Bocciato Formigoni a Milano, il Pdl a Roma e Polverini in bilico.  Il partito si affonda da solo.

La Corte d’Appello di Milano ha respinto il ricorso della lista Formigoni contro l’esclusione dalle elezioni regionali del 28 marzo.

I giudici hanno bocciato l’istanza perchè “i termini per la presentazione delle liste previsti dal legislatore sono all’evidenza perentori”.

L’ufficio centrale regionale della Corte d’Appello di Milano, composto dai magistrati Domenico Bonaretti, Valter Colombo e Vincenzo Barbuto, hanno quindi eliminato la lista ‘Per la Lombardià di Roberto Formigoni” che aveva provato ad ottenere 24 ore di tempo per correggere le irregolarità rilevate.

Concretamente la corazzata del sovrano della Regione Lombardia, in carica ininterrottamente dal 1995, non è stata capace d raccogliere 3500 firme valide per presentarsi alle elezioni, mostrando in modo inequivocabile lo stato di confusione nel quale è il cento destra in una delle sue roccaforti.

Intanto la Corte d’Appello di Roma ha bocciato la lista del Pdl anche per la provincia di Roma, il coordinatore regionale del partito nel Lazio, Vincenzo Piso, ha detto: “La lista Pdl Roma è fuori dalle elezioni. Il ricorso è stato respinto”.

Rimane in bilico la lista della candidata Polverini, sulla quale i giudici si dovrebbero pronunciare oggi.

La candidata alla presidenza della Regione Lazio, tuttavia, con una dichiarazione ha mostrato come la cultura fascista non sia stata ancora superata tra gli ex Msi, Alleanza nazionale.

Ieri, invece di riflettere sugli errori commessi dal Pdl e sulla inosservanza delle regole (eguali per tutti) parlando ai suoi pochi fedelissimi a piazza Farnese, nella capitale, ha detto: “Domani (oggi, ndr) alle 17 qui saremo in tantissimi. Vogliono la prova di forza della piazza e domani gliela daremo”.

Evidentemente per Polverini il ricordo di antiche marce su Roma è più forte della consapevolezza che nelle democrazie il rispetto delle norme è un principio di libertà che non prevede “prove di forza”. La responsabilità del ‘pasticcio’ è dei suoi collaboratori, non di inesistenti persecutori occulti.

Adesso, comunque, si passa ai ricorsi al Tar, poi si vedrà.

In termini pratici i guai peggiori al momento sono per Formigoni, che non è più candidato e quindi non può essere eletto.

In questi giorni alcuni quotidiani si sono sbizzarriti nel presentare ipotesi su complotti veri o presunti orditi da correnti l’un contro l’altra armata che si combattono nel partito del premier.

Forse nessuno sapà mai cosa in realtà sia successo, anche se un dato è inequivocabile: la profonda incompetenza di chi aveva il compito di espletare le pratiche.

E questo non rassicura sulla capacità a governare, perchè se non si è in grado di rispettare una normativa arcinota come quella che ordina la presentazione delle liste alle elezioni non è possibile immagnare cosa possa accadere quando si scrive una delibera.

Tuttavia la politica italiana, a livello locale e nazionale, è sempre di più nelle mani di pasticcioni o peggio di furbetti, per cui c’è poco da meravigliarsi.

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