L’Aquila, le macerie della discordia
Il ‘Popolo delle carriole’ contro lo smistamento senza criterio. Ma la polemica va oltre
Dedichiamo buona parte dell’edizione odierna di InviatoSpeciale all’ennesima pagina di una storia importante e in divenire, che vede protagonisti il centro storico dell’Aquila e i suoi ex abitanti.
Dopo alcune domeniche di mobilitazione, con migliaia di cittadini che hanno ripreso possesso della città violata e rivendicato piena partecipazione sulle scelte presenti e future (dallo sgombero-smistamento delle macerie alla ricostruzione), l’altra notte è corsa veloce sui social network la notizia dell’imminente arrivo di vigili del fuoco, esercito e ruspe per rimuovere d’imperio i detriti che interessano la ‘zona rossa’ del centro storico (così come recentemente preannunciato dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo).
A quel punto, alcuni cittadini si sono dati appuntamento sul posto per la mattinata di ieri con una motivazione chiara: monitorare quanto stava per accadere.
In altri due articoli che compaiono nell’edizione odierna del nostro giornale ospitiamo altrettanti “diari” della giornata, che rendono l’idea dell’intervento sul campo di chi è accorso per pretendere di esercitare quello che una volta si sarebbe chiamato “controllo democratico”.
Uno dei due contributi appartiene proprio a Giusi Pitari, prorettore dell’Università dell’Aquila e tra le promotrici della mobilitazione delle ‘carriole’, giunta nel centro cittadino di buon’ora: “Le ruspe sono arrivate per liberare non le macerie, ma le carriole. All’Aquila non esiste solo piazza Palazzo: ci sono nel centro altre decine di piazze. Andremo a liberarle tutte, partendo da San Pietro”.
La polemica riassunta da Pitari mette in luce un aspetto significativo: i cittadini impegnati da settimane nel tentativo di “riprendersi la città” manifestano grande irritazione dinanzi all’altrui volontà di ridimensionare drasticamente il ruolo dei diretti interessati per riportare gli interventi di “emergenza urbanistica” sotto il controllo di organismi la cui autorevolezza è messa in discussione.
La questione non è di lana caprina: in ballo c’è la possibilità (o meno) di coinvolgere gli Aquilani nelle attività di smistamento e recupero, creando posti di lavoro e una partecipazione “vera” alla rinascita della città. Dall’altra parte ci sono gli interessi dei soliti noti, peraltro già emersi nel corso delle inquietanti intercettazioni telefoniche recentemente diventate di dominio pubblico.
Un nodo cruciale così sintetizzato, nei suoi aspetti più pratici, da Anna Lucia Bonanni, cittadina impegnata con il ‘popolo delle carriole’: “Temiamo che spostando le macerie nei siti di stoccaggio senza criterio si rischi di perdere del materiale o delle masserizie private difficili poi da individuare. Per questo abbiamo proposto che le macerie venissero smistate sul posto”.
Dal canto suo, il commissario Chiodi ha spiegato che le operazioni di smistamento vengono coordinate da due tecnici della Sovrintendenza e i materiali tra cui coppi, inerti, ferro e alluminio arrivano nei siti già divisi. “Non abbiamo nascosto né a Chiodi né al sindaco Cialente – ha ribattuto Pitari – le nostre perplessità di fronte ad una manovra che ha molto di sapore elettorale”.
La prossima puntata è prevista per dopodomani, quando le carriole (e i suoi numerosi proprietari) torneranno ad invadere il centro storico dell’Aquila.
Paolo Repetto


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