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L’Aquila, chi ribalta le carriole

Autore: . Data: lunedì, 29 marzo 2010Commenti (0)

La Digos identifica i cittadini e sequestra i mezzi. Polemiche e interrogativi inquietanti

Mentre il prefetto dell’Aquila intimava ai cittadini di non sfidare la legge 212 del 1956 che impedisce lo svolgimento di manifestazioni in concomitanza con gli appuntamenti elettorali, il dibattito sul “che fare” attraversava i gruppi di discussione del “Popolo della carriole” su Facebook.

Alla fine circa duecento persone hanno deciso di presentarsi in ogni caso all’appuntamento fissato ieri per le 9.30 alle soglie della “zona rossa”, per non interrompere la “costruttiva” mobilitazione che, nelle intenzioni, vuole tenere assieme protesta e proposta.

La Digos è intervenuta, identificando i possessori di una decina di carriole e stilando verbali che suonano vagamente ridicoli, là dove è stato registrato il “sequestro di una carriola, in pessimo stato di conservazione, con contenitore in ferro di colore blu…”.

I cittadini hanno protestato, ritenendo nella fattispecie pretestuosa e inappropriata l’applicazione di quella norma per sanzionare una forma di protesta che si ripete da numerose settimane in una zona colpita da un terribile sisma quasi un anno fa.

Il colpo di scena era però dietro l’angolo: dopo che i manifestanti si sono spostati, in piazza Duomo hanno recuperato altre carriole dal tendone utilizzato come deposito dalle scorse domeniche per poi raggiungere piazza Nove Martiri, e ricominciare a rimuovere le macerie accolti da altri aquilani già sul posto.

Alla fine della giornata, alle polemiche si sono affiancati inquietanti interrogativi. A partire proprio dall’applicazione dell’articolo 9 della legge 212: quest’ultimo si limita a disporre che “nel giorno precedente ed in quelli stabiliti per le elezioni sono vietati i comizi, le riunioni di propaganda elettorale diretta o indiretta, in luoghi pubblici o aperti al pubblico, la nuova affissione di stampati, giornali murali o altri e manifesti di propaganda”. Precisando, al comma 2, “che nei giorni destinati alla votazione altresì è vietata ogni forma di propaganda elettorale entro il raggio di 200 metri dall’ingresso delle sezioni elettorali”.

Che c’entrano, dunque, le disposizioni di legge con le macerie e le carriole che attraversano il centro storico aquilano?  “Il popolo delle Carriole – ha puntualizzato ieri Giusi Pitari, insegnante universitaria, tra le animatrici del movimento – come più volte sostenuto non è un movimento politico di sorta. Non c’erano comizi. Non c’era propaganda elettorale. Ieri (sabato, ndr) il Questore mi ha fatto capire che c’erano ordini dal Ministero dell’Interno per bloccare la nostra iniziativa. Il Prefetto Gabrielli ha detto che avrebbe usato la forza, se fosse stato necessario, e ‘Repubblica’ ha scritto di un mio incontro con lui. Io non l’ho mai incontrato e ora manderò la smentita al giornale. Ma noi siamo un gruppo di cittadini, non un movimento politico. A meno che non si voglia vedere una carriola come simbolo di un qualche partito”.

Una volta sequestrati i mezzi dello scandalo, con un intervento di autorità che “ci sembrava ridicolo, siamo entrati, abbiamo sfondato. Hanno preso i nomi, ci hanno identificati”. A quel punto, come ha ricordato anche Pitari, “abbiamo recuperato alcune carriole da Piazza Duomo e abbiamo spalato le macerie di piazza Nove Martiri. Ci hanno lasciati fare”.

Il secondo inquietante interrogativo riguarda il fatto che le carriole sono state invece ammesse in piazza D’Armi “che probabilmente – ha denunciato ancora Pitari  – in linea d’aria è più vicina ai seggi di piazza Duomo”. Il lasciapassare concesso a quei cittadini sarebbe legato ai “motivi” dell’iniziativa, visto che si sarebbero riuniti “non per manifestare contro i ritardi della ricostruzione”.

Di fronte ai due pesi e alle due misure, il “Popolo delle carriole” denuncia “la volontà di intimidirci”. Occorrerà capire, nelle prossime settimane, come reagirà la “pancia” della città di fronte alle polemiche e alle crescenti tensioni.

Un primo segnale è già arrivato, forte e chiaro, e non è positivo: in tutta la provincia dell’Aquila l’affluenza è stata inferiore di oltre dieci punti rispetto alle precedenti  Provinciali (8,58% contro il 19,41%) e di 20 punti in meno (8,58% contro il 28,63%) rispetto alla rilevazione fatte alle 19 del 14 dicembre 2008, in occasione delle elezioni regionali.

All’Aquila città il calo dell’affluenza è stato ancora più marcato, di quasi 12 punti: dal 7,33% di oggi alle 12 al 19,20% della precedente consultazione provinciale. Anche in altri comuni la flessione è stata particolarmente forte: ad Introdacqua, comune non inserito nel decreto “Bertolaso” e che ha protestato per questo, ha votato il 7,57%, quasi un terzo delle precedenti omologhe (21,03%). Insomma, segnali sui quali gli amministratori farebbero bene a riflettere.

Paolo Repetto

(Ieri a L’Aquila in piazza Duomo: foto di Fabio Iuliano)

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