La Rai è morta
Il servizio pubblico è devastato. Non c’è riforma che possa salvarlo, ma le responsabilità sono equamente ripartite.
Berlusconi al telefono con Giancarlo Innocenzi, ex dirigente Mediaset ed ora membro dell’Agcom.
Berlusconi: “Ma giovedì c’è ancora Spatuzza. E fanno il processo a me, non a lui, come appartenente alla mafia. Allora se voi non riuscite a fare questa roba qua, allora non lo so proprio io”.
Innocenti si giustifica, cerca di calmare il Cavaliere e poi lo informa di aver lavorato per impedire il programma e spiega: “Come informativa, allora, tutti e quattro: Savarese, Mannoni io e Napoli, a parte Magri (membri dell’Agcom, ndr) siamo d’accordo, salvo che domani non mi brucino, per fare casino all’interno del Consiglio, staremo a vedere…[...] Sai presidente, anche Napoli è d’accordo poiché lui aveva vissuto la vicenda di Clemente (Mastella, ndr) quindi…”.
Berlusconi: “Napoli da dove arriva?, da Mastella?”.
Innocenzi: “Sì, da lì, da Napoli”
Berlusconi: “Mastella adesso è totalmente con me… e con Napoli avete la maggioranza senza Magris”.
Innocenzi: “Diciamo che al momento c’è Mannoni, poi Savarese che era amico di Fini, però questa… è più amico adesso di Maurizio Gasparri..”.
Altra conversazione. Innocenzi chiama Gianni Letta, potentissimo braccio destro di Berlusconi.
Innocenzi: “Gianni, scusa sono Giancarlo”.
Letta, “Si, eccomi”.
Innocenzi: “Allora io ti risparmio, quando con calma ti racconto tutto… Insomma, per essere più veloce tutte le documentazioni, quali carte ho dato agli uni e agli altri, sanno tutto quelli della Vigilanza, sa tutto… Masi, sa tutto l’Autorità, ho fatto fare da un gruppo di due amici magistrati tutta l’analisi, anche perché siano gli strumenti per quella storia di questa sera di Mills. Secondo le valutazioni di questi due amici magistrati, lui stasera non potrebbe parlare di Mills essendoci il processo in corso”.
Letta: “Csggoikduyr (parole incomprensibili, ndr)”.
Innocenzi: “Ho dato queste carte a Mauro (presumibilmente Masi, ndr). Mauro vuole la pezza forte, ci vorrebbe che sostanzialmente Calabrò (presidente dell’Agcom, ndr) gli dicesse (a Santoro, ndr): “Tu non puoi fare la trasmissione questa sera parlando di Mills”. Io non so più a che aggrapparmi, tutto quello che potevo fare l’ho fatto. Adesso Mauro mi chiama e mi dice: “Se Calabrò dice ‘guarda che tu la trasmissione su Mills non puoi farla’, io vado con questa e non gliela faccio fare… tu (Letta ndr) sei l’ultima spiaggia…”.
Mauro Masi, direttore generale della Rai che arriva direttamente da Palazzo Chigi, dove è stato Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri e Capo di Gabinetto del Vice Presidente del Consiglio dei Ministri durante i governi Berlusconi II e Berlusconi III, chiama Innocenzi.
Masi: “Io ho detto a Gianni, anche adesso, avverti tu Calabrò di mettere più spessore possibile su questa cosa… comunque adesso è informato anche Gianni (presumibilmente Letta, ndr), così abbiamo chiuso il cerchio, così nessuno può dire che non sapeva un cazzo”.
Masi, poi, afferma di aver parlato con Santoro “che mi ha assicurato che farà una trasmissione equilibrata [...] con la D’Addario c’era spazio e modo per potere intervenire mille volte e non l’abbiamo fatto, non è stato fatto e ci troviamo adesso questa roba qui, l’unica cosa che può servire veramente e che se lui (Santoro, ndr) fa la pipì fuori dal vaso stasera…”.
Saranno i magistrati a decidere se conversazioni tra Berlusconi, Innocenzi, Letta e Masi mostrano un quadro penalmente perseguibile.
Deve essere anche chiaro che la diffusione di intercettazioni telefoniche deve trovare una regolamentazione, perchè la violazione della sfera personale dei cittadini va garantita. Così come la pubblicazione dei testi dovrebbe evitare ‘sintesi giornalistiche’ che potrebbero falsare il senso dei discorsi delle persone sottoposte ad indagine.
Tuttavia, gli scambi verbali tra il presidente del Consiglio ed i suoi amici, poichè sono stati resi pubblici, adesso sono diventati di fatto elementi di giudizio, almeno morale.
A quelle conversazioni, per completezza di informazione, vanno aggiunte alcune cose scritte dal Pm di Trani, Michele Ruggiero, a riguardo di una intercettazione. “Innocenzi reduce dalla telefonata del presidente Berlusconi che lo affligge – ha osservato il magistrato – chiama Masi e si sfoga. Masi si mette prontamente al servizio del commissario Agcom e promette di “mettere su una strategia operativa” che serva a risolvere il “problema Santoro che è un problema tutto particolare. Quindi aggiunge che la Rai si sta “aggiustando”. Gli viene chiesto come. La risposta è: “Sai, la stiamo aggiustando, stiamo facendo di tutto, abbiamo mandato via pure Ruffini, insomma, voglio dire siamo riusciti a fare…”.
Mentre emerge una cosa tuttavia già ampiamente nota, ovvero il totale controllo sulla Rai esercitato da Berlusconi, altri segnali dimostrano un naufragio inarrestabile.
Secondo i soliti rumors provenienti da Saxa Rubra, Maria Luisa Busi e Tiziana Ferrario, due giornaliste del Tg1 non considerate ‘in quota’ centro destra, starebbero per essere sostituite alla conduzione del telegiornale delle 20 da Francesco Giorgino.
Il presunto nuovo anchorman ha un fratello, Nicola, candidato sindaco del Pdl in Puglia, nel comune di Andria, ed avvocato. Ma non un ‘legale semplice’, bensi quello del direttore Minzolini.
Per l’edizione delle 13,30, sempre al Tg1, Paolo Di Giannantonio dovrebbe lasciare il posto a Laura Chimenti o a Francesca Grimaldi (centro destra).
Un panorama desolante, che dovrebbe portare alla memoria una singolare vicenda del 2008. L’allora direttore di Libero, Vittorio Feltri, pubblicò sul suo giornale un organigramma dell’azienda pubblica radiotelevisiva nel quale erano specificate le appartenenze politiche di 900 persone.
La Rai decise di querelare Feltri, chiedendo “un consistente risarcimento danni” per diffamazione.
Oscar Giannino scrisse che il documento reso pubblico da Libero proveniva “dai tavoli dei più alti centri direzionali della Rai pubblica”.
Il direttore generale del tempo, Claudio Cappon, nominato dal centro sinistra, affermò: “Non c’è nessun documento di questo tipo, né alcuna schedatura dei dipendenti in base all’appartenenza politica. Basta giocare sulla pelle della Rai partite che non hanno nulla a che fare con la Rai”.
L’esilarante smentita di Cappon non fu un caso isolato, perchè a suo sostegno arrivò puntuale la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, comunicando “ai giornalisti, ai dirigenti, a tutti i dipendenti della Rai, comunque la pensino, la solidarietà del Sindacato”.
Per il sindacato dei giornalisti “le operazioni di schedatura sono gravi anche perché riducono falsamente la storia di un’azienda e delle sue professionalità solo ad una sequenza ininterrotta di scelte clientelari”.
Le responsabilità del bivacco dei partiti dentro la Rai è rigidamente bipartizan e chi oggi si inidigna nel centro sinistra avrebbe dovuto pensare molti anni fa a non ‘partecipare’ al banchetto, per altro negando di farlo.
Ieri i consiglieri d’amministrazione del Pd, Nino Rizzo Nervo e Giorgio Van Straten, hanno detto: “La gravità del contenuto delle intercettazioni telefoniche pubblicate da alcuni quotidiani rendono inevitabile a tutela dell’immagine e della credibilità del servizio pubblico una forte e chiara assunzione di responsabilità. L’autonomia e l’indipendenza degli amministratori sono elementi costitutivi di un servizio pubblico radiotelevisivo. Per questo riteniamo inevitabili le immediate dimissioni del direttore generale e abbiamo informato il Presidente che parteciperemo ai lavori del prossimo Consiglio, oggi giustamente rinviato, per formalizzare questa richiesta se il prof.Masi non le avrà nel frattempo rassegnate”.
Matteo Orfini, poi, della segreteria del Pd e responsabile Informazione e cultura, ha dichiarato: “Il quadro che emerge dalle notizie di questi giorni attorno alla Rai e alle autorità di vigilanza sul settore delle comunicazioni è estremamente allarmante”.
Il dirigente del centro sinistra si è accorto che “l’azienda va a picco”. “Abbiamo assistito a una serie ripetuta di pressioni per cancellare trasmissioni da parte di un premier – ha spiegato – che sembra più ossessionato dai conduttori tv che non gli piacciono che dai problemi della crisi, alla chiusura – per volontà della maggioranza, dopo un rimpallo di responsabilità tra commissione parlamentare e Consiglio di amministrazione – dei talk show di approfondimento giornalistico, alla caduta incontestabile della qualità e degli ascolti del servizio pubblico a cui sono stati fatti mancare alcuni appuntamenti di punta: tutto questo dovrebbe spingere ad un’assunzione di responsabilità da chi è alla guida dell’azienda. Non ci sembra, infatti – ha concluso – che chi avrebbe il dovere di tutelare l’autonomia e le capacità dell’azienda di competere sul mercato televisivo l’abbia fatto con la necessaria forza”.
Rizzo Nervo, Van Straten, Orfini e prima di loro e per almeno trent’anni i loro predecessori ‘democratici’ sinistra non sapevano quello che accadeva in Rai? E neppure si accorgevano di assunzioni, collaborazioni, appalti, acquisti del tutto piegati alla logica della pressione politica?
O lo sapevano ed hanno’collaborato’? La risposta ai lettori, che da qualche giorno sanno definitivamente che la Rai ha perso ogni credibilità e nessuno sarà più in grado di restituirgliela.


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