La giornata nera del precario Davide
Un ragazzo senza lavoro e senza tutele pensa al suo destino. Un articolo per ‘Tu Inviato’.
Una calda mattina di inizio primavera Davide decide di fare una visita – per la prima volta – al sindacato Cgil. Davide ha 26 anni. Era un precario, adesso non lo è più perché da qualche mese, a parte sporadici lavori poco redditizi, è stabilmente disoccupato. Infatti ama definirsi, con un pizzico di ironia, un precario a tempo indeterminato.
Lavorava per un giornale sportivo nazionale. Lo ha fatto con impegno e serietà per tre anni finché, il 30 luglio 2009, il suo contratto è scaduto e quel simpaticone dell’editore gli ha detto improvvisamente che non dava “sufficienti garanzie di affidabilità nel lavoro di redazione”. Ci ha messo 36 mesi, 1095 giorni per capirlo…
Davide si ritrova da un giorno all’altro senza lavoro e soprattutto senza alcun modo per sopravvivere, perché con 850 euro al mese e le spese per mantenersi a Roma, il suo conto in banca rasenta lo zero. Per di più è senza prospettive.
Davide arriva al sindacato. C’è fila allo sportello dell’accoglienza. Sono soprattutto operai che hanno perso il posto di lavoro e adesso, con una famiglia sulle spalle, cercano un sussidio, un aiuto per tirare avanti. Arriva il suo turno.
“Buongiorno, ho perso il lavoro, vorrei sapere se ho diritto al sussidio di disoccupazione”.
“Che tipo di contratto aveva?”.
“Contratto a progetto, scaduto lo scorso luglio, nel settore editoriale”
“Allora ci spiace, ma non ne ha diritto. Purtroppo lei era un precario… la categoria meno tutelata. In più avrebbe dovuto fare la richiesta entro 30 giorni dalla scadenza del contratto”.
A Davide viene da ridere. Ribalterebbe la scrivania se potesse, ma pensa che in fondo quelli della Cgil dovrebbero essere dalla sua parte. Anche se in che modo deve ancora capirlo, visto che sta per andarsene a mani vuote, con solo l’umiliazione di non avere nessuna tutela. Improvvisamente legge un manifesto con su scritto “difendiamo l’articolo 18”.
L’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori è stata una conquista importante perchè permette il licenziamento solo per una ‘giusta causa’, dimostrata in modo inequivocabile e permette ai magistrati di imporre la reintegrazione nel posto di lavoro per chi ha subito un ingiustizia o autorizza i giudici a stabilire un risarcimento per una quota pari al numero di mensilità dell’ultimo stipendio percepito dal dipendente e crescente in base all’anzianità di servizio.
L’articolo 18, così come l’intero Statuto dei Lavoratori, è stata una delle più importanti conquiste sindacali del secolo scorso.
Ebbene, Davide apprende, leggendo il manifesto, che il governo ha approvato un disegno di legge che consente al datore di lavoro di aggirare l’articolo 18. Il Ddl si chiama 1167-B e di fatto rende possibile l’assunzione tramite un contratto individuale, mandando all’aria le tutele dei contratti collettivi e anni di lotte per ottenere diritti fondamentali. Così ogni lavoratore sarà ancora più ricattabile. Ma non solo: è possibile rinunciare, all’atto dell’assunzione, alla tutele del giudice e accettare che ogni controversia venga risolta da un collegio arbitrale.
Insomma, grazie al disegno di legge 1167-B ogni lavoratore potrà tranquillamente essere licenziato senza conseguenze per il padrone: sarà sufficiente, al momento della firma del contratto (individuale), non prevedere la motivazione per giusta causa e, magari, neppure il risarcimento economico.
Un vero e proprio ricatto, che mette il cittadino nella condizione di accettare “senza se e senza ma” le condizioni offerte dalle aziende. E quelle, naturalmente, tireranno l’acqua al proprio mulino. Così lavoratrici e lavoratori diventeranno ogni giorno di più una merce da sfruttare finché serve e di cui sbarazzarsi all’occorrenza.
Davide esce dall’ufficio del sindacato. Ha in faccia un sorriso isterico. Riflette e pensa che “finalmente” presto sparirà ogni differenza tra lavoratori: perché saranno tutti precari e, anche quelli con un contratto a tempo indeterminato, potranno essere licenziati da un momento all’altro. Queste sono le contromisure del governo per contrastare la crisi e l’incessante perdita di posti di lavoro…
Davide Falcioni


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