La crisi dimenticata morde sempre di più
Da una ricerca della Cgil emerge una situazione gravissima.
Una indagine realizzato da Swg per conto dell’Ires Cgil, commissionata per indagare sulle “condizioni del lavoro al tempo della crisi” ed ha raccolto gli orientamenti diffusi nella società grazie 2.787 interviste su un campione specifico.
Lo studio ha verificato che gli effetti della crisi si fanno sentire sulla vita lavorativa e familiare degli italiani, tanto che il 92 per cento degli intervistati dalla ritiene che l’attuale crisi sia seria. In particolare chi è preoccupato quelli situazione sia “molto” grave raggiunge il 37 per cento, chi la considera “abbastanza” grave il 55.
Il salario medio percepito dai lavoratori dipendenti è di 1.320 euro e tra gli operai lo stipendio scende a 1.030 euro. Nel campione intervistato il 2 per cento guadagna fino a 500 euro, il 25 tra 500 e mille euro e il 52 tra mille e 1.500 euro. In media il salario nel ‘privato’ è del 17 per cento inferiore a quello pubblico (1.180 euro contro i 1.420).
Per mantenere la propria famiglia, il 54 per cento degli occupati può contare su due stipendi e il 26 su uno solo e di questi il 55 mantiene una famiglia composta da più di due persone. Lo spettro del lavoro nero, inoltre, balena all’orizzonte del 62 per cento degli intervistati in caso di perdita del posto di lavoro. Il governo, secondo il 52 per cento degli intervistati, ha risposto male alla crisi mentre tra le aziende la percentuale scende al 30 per cento.
Tra le famiglie italiane il 42 per cento ha problemi e tra queste il 26 fa sacrifici, mentre il 19 non arriva a fine mese. Inoltre che il 47 per cento degli intervistati ha detto di aver avuto conseguenze dirette dopo l’inizio della crisi economica: tra questi ci sono anche i dipendenti pubblici.
Per il 70 per cento degli intervistati, l’azienda o l’ente per cui lavora “ha subito effetti dalla crisi”, percentuale che sale all’82 per cento nel caso dell’industria e costruzioni. Tale percezione è del 50 per cento tra i dipendenti pubblici. Il 62 per cento degli intervistati teme che in caso di perdita di lavoro si sentirebbe a rischio di dover accettare un lavoro al nero.
Per quanto riguarda le capacità di risposta alla crisi, il 51 per cento degli intervistati ha giudicato “male” la capacità di reazione del governo nazionale ed il 54 per il governo regionale, mentre il 30 per cento ha mostrato un giudizio negativo sulle misure prese dalle imprese


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