La catastrofe delle liste del Pdl
Polverini sempe più nei guai, Formigoni in panne. E Cicchitto cambia le carte in tavola.
I pasticci che il Pdl ha combinato da solo per la presentazione delle liste in Lombardia e Lazio stanno superando stanno superando alche la fantasia del più fervido scrittore comico.
Timbri dimenticati, autenticazioni discutibili, funzionari che si assentano: un vero proprio disastro che ha spinto il leader celtico-padano, Umberto Bossi, a dire: “Sono dilettanti allo sbaraglio”.
Ieri, a rendere la situazione ancora più complicata l’ufficio centrale elettorale della Corte d’Appello di Roma non ha ammesso alle elezioni regionali del Lazio il listino collegato alla Polverini. Mancherebbe la firma di uno dei rappresentanti di lista e i funzionari del tribunale se ne sarebbero accorti solo dopo accoglimento della pratica.
Allo stato del fatti quindi la candidata del centro destra non è più in lizza per l’elezione.
La situazione catastrofica troverà probabilmente una soluzione, perchè anche il più sprovveduto degli italiani cononosce l’antico detto “fatta la legge, trovato l’inganno”, per cui non è escluso che nella mole di paragrafi, sotto paragrafi e note a margine dei regolamenti qualche esperto di cavilli sarà in grado di far riammettere le liste incriminate.
Tuttavia la faccenda mostra anche un altro aspetto e cioè la ormai sistematica tendenza del centro destra a mistificare la realtà .
Ieri il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ha dchiarato: “Ci sembra evidente che è in atto un attacco mirato alla presentazione delle liste del Pdl in modo da modificare anche per quella via i rapporti politici. Questo è il senso politico autentico di ciò che sta avvenendo a Roma e a Milano. Il resto o è folclore o sono manovre diversive”.
In una intervista al ‘La Stampa’, l’organizzatore della campagna elettorale di Polverini, Claudio Velardi, uno che contemporaneamente fa lo stesso lavoro in Campania per il concorrente del centro sinistra Enzo De Luca, ha detto: “E’ sotto gli occhi di tutti come è andata e la tesi più plausibile è un gioco delle tre carte per infilare questo o quel candidato all’ultimo minuto. Sarebbe ingenuo dare la colpa solo al dilettantismo. E’ comprensibile che Berlusconi e Fini siano infuriati perché qualcuno molto più in basso di loro ha voluto fare qualche giochetto”.
Poi lo stratega Velardi ha aggiunto: “Io ho preso la Polverini che stava sotto alla Bonino di tre punti, ok? L’ho portata nel giro di due settimane in testa di due punti, con una campagna di comunicazione che a detta di tutti è stata la più fresca, la più chiara e la più forte. Poi sono subentrati i partiti che si sono posati come una scimmia sulla spalla della Polverini”.
Proprio ieri l’istituto di sondaggi Crespi (per nulla ostile al centro destra) ha diffuso per l’agenzia di stampa Omniroma lo stato delle intenzioni di voto nel Lazio. Rispetto al 9 febbraio Polverini perde due punti percentuali e passa dal 40 per cento al 38, mentre la candidata del centro sinistra, Emma Bonino resta stabile al 39.
Anche in questo caso l’ottimismo di Velardi, come le ricostruzioni di CIcchitto, mostrano una certa discordanza dalla realtà , perchè il vantaggio del centro destra sul centro sinistra, considerati anche i margini di errore, non c’è mai stato. La realtà è che i due schieramenti sono sostanzialmente alla pari e considerando la scarsa simpatia che Bonino raccoglie in una parte non piccola della sinistra e tra i seguaci di Franceschini nel Pd è probabile che un altro candidato scelto con maggiore cura avrebbe distanziato largamente Polverini.
Intanto, nonostante i più vari tentativi per dissimulare il nervosismo, l’aspirante presidente della Regione Lazio vicina a Fini, sta perdendo il controllo. Sui richiami del Pd e dei radicali al rispetto delle norme, ha commentato: “Io non ho denunciato nessuno, eppure mi hanno tirato, lo posso dire? Tanta di quella cacca addosso”.
In acque così agitate, mentre Berlusconi preferisce tacere, parla il presidente della Camera. Gianfranco Fini vede il suo futuro nel partito del Cavaliere, ma con qualche riserva: “Il Pdl così com’è non mi piace. Non è una caserma, ma non deve essere neppure un’anarchia”.
La ‘vittoria finale’ sull’opposizione che il presidente del Consiglio si aspetta con le regionali di marzo sembra trovare difficoltà proprio dentro il Pdl. E questo di certo era difficilmente prevedibile solo qualche settimana fa.


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