Italia: le elezioni del declino
I risultati delle elezioni hanno premiato i peggiori, adesso c’è più destra e più dogmatismo. La sinistra è allo sbando.
Una ottima sintesi del voto per regionali è quella del prestigioso quotidiano inglese ‘The Times’, che ha scritto: “L’equilibrio dei poteri all’interno della coalizione di centro destra di Silvio Berlusconi sembra destinato a spostarsi in direzione del movimento di destra anti-immigrazione della Lega Nord, dopo una due giorni di elezioni regionali caratterizzata da una partecipazione al voto insolitamente bassa”.
Per il giornale britannico ‘il centrodestra è andato meglio del previsto al voto, considerato un test per la popolarità di Berlusconi due anni dopo il suo ritorno per un terzo mandato. Ha contrastato la sfida dell’opposizione di centro-sinistra, che ha ceduto almeno due regioni alla coalizione al governo”.
Quindi sull’astensionismo ‘The Times’ ha aggiunto: “Si sono avuti segnali di crescente disillusione tra gli elettori dopo una serie di scandali sessuali e di corruzione, di fronte al timore per la perdita di posti di lavoro e con un’economia in difficoltà ”.
Infine sulla situazione generale il quotidiano ha riassunto: “Recenti sondaggi hanno mostrato che la popolarità di Berlusconi è scesa al 44 per cento dal 62 di due anni fa e le elezioni sono avvenute in una fase nella quale il presidente del consiglio sta tentando di far approvare leggi che gli permettano di evitare dei processi per di non subire condanne per corruzione e per farlo ha abusato del proprio potere provando ad imbavagliare i media, azzittendo talk show critici contro di lui”.
E mentre il Cavaliere annuncia la sua volontà di cambiare la Costituzione, ieri il presidente della Repubblica ha riaperto la pericolosissima discussione sulle ‘riforme’, affermando che bisogna “andare avanti con il processo riformatore in senso autonomistico ma solidale, completando l’ordinamento del sistema dei poteri regionali e locali, parte essenziale della nostra Repubblica, anche per superare fenomeni di distacco e disaffezione messi in luce dall’alto livello di astensionismo registrato alle elezioni Regionali di domenica e lunedì scorsi”.
Napolitano evidentemente non comprende che il problema dell’astensionismo non è legato alla necessità di nuove ‘regole’ del gioco, ma alla qualità dei ‘giocatori’. E che la visione del centro destra sulle riforme mina le stesse basi democratiche della Repubblica.
Il sistema bipolare e maggioritario sta portando il Paese allo sbando e forse l’unica cosa da fare sarebbe proporre una ‘controriforma’, per tornare al proporzionale e restituire ai cittadini il valore delle idee e la possibilità di indicare i nomi dei propri rappresentanti sulle schede.
La convinzione che la ‘stabilità ’ del sistema si ottiene imponendo la scomparsa di intere aree di pensiero (socialisti, comunisti, democristiani, liberali) costruendo aggregazioni artificiali nelle quali sono costrette a convivere identità differenti, con l’unico scopo di gestire il potere, è la causa scatenante del periodo più buio della storia repubblicana.
I due blocchi sono ormai raccoglitori di interessi particolari, nei quali tra oscene mediazioni si lavora solo ed esclusivamente per conservare poltrone di governo.
Vedere a Napoli le bandiere socialiste che furono di Matteotti sventolare per il successo di un proprio candidato governatore, Stefano Caldoro, appoggiato dal partito post fascista ‘La Destra’ di Francesco Storace, dovrebbe produrre orrore ed invece ormai è considerata una ‘cosa normale’, perchè quello che conta è vincere, non lottare per i propri ideali.
La disaffezione dei cittadini nasce da questo e le riforme auspicate da Napolitano e dai partiti non faranno altro che accelerare la dissoluzione dello Stato democratico, offrendo a ‘partiti mostri’ sempre più occasioni per gestire la cosa pubblica senza dover rendere conto agli italiani delle proprie azioni.
Il bipolarismo senza idee, poi, estremizza il personalismo dei leader e rende gli elettori tifosi di qualcuno e non sostenitori di ideali. Così il miliardario Berlusconi, che possiede i media più importanti, non può che vincere, il celtico padano Bossi che usa la paura nei confronti dei ‘diversi’, ovvero gli stranieri ‘cattivi’, ha mano libera nel manipolare timori ancestrali ed il centro sinistra è del tutto incapace non di reagire, ma anche solo di capire.
Bersani, infatti, non lascia spazio alle illusioni. Il segretario del Partito democratico analizzando i risultati ha detto: “Leggo sui giornali che ci sarebbe stata una vittoria di Berlusconi. Non è così. Il Pdl perde il 4,31 per cento rispetto alle europee e il 5,68 rispetto alle politiche e questo dato non è compensato dal dato della Lega che guadagna lo 0,9 rispetto alle europee, il 2,7 rispetto alle politiche”.
Poi, in uno stato di evidente confusione mentale, sulla crescita della Lega nelle regioni tradizionalmente ‘rosse’ ha aggiunto: “Siamo più o meno a percentuali già raggiunte e comunque attenzione, il Pd è andato avanti in Emilia e nelle Marche”. Per Bersani il partito di Bossi “è un fenomeno di fondo nel nord. Ricordo che nel mio paese mi chiamavano pecora rossa perchè vincevano sempre gli altri”.
Come se il fenomeno riguardasse altri, il leader dei ‘democratici’ ha valutato così la crescita dell’astensionismo: “Resta un dato per noi di preoccupazione rispetto al ragionamento che tra astensione e radicalizzazione c’è un pezzo largo di società che non si sente rappresentato dalla politica” e sulla grave sconfitta in Italia settentrionale ha sentenziato: “Alla vulgata che il Pd non è presente nel nord io dico no: l’Emilia è al nord, la Liguria è a nord ed anche in Piemonte abbiamo perso di poco”.
In conclusione Bersani ha sintetizzato così il risultato delle regionali: “Non intendo cantare vittoria, ma non faccio un discorso di sconfitta del centrosinistra. Chiedo un’analisi più attenta e veritiera”.
Il berlusconismo, cosa ben più grave della sola presenza di Berlusconi, è cultura dominante nel Paese, ed ha contagiato anche lo schieramento opposto. Non sarà possibile contrastarlo fino a quando i grandi ideali non torneranno ad essere i protagonisti della politica ed il lavoro per la ‘casa comune’ no sostituirà il ‘fare’ del Cavaliere, al quale va aggiunto ‘gli affari propri’.
Un esempio della confusione che regna nell’opposizione l’ha offerta il comico del vaffa, Beppe Grillo, che con la sua lista inutile ha consentito al leghista Cota di vincere in Piemonte.
Anche lui inconsapevole del significato stesso di ‘politica’ ha dichiarato: “Siamo la Lega del terzo millennio. Noi e loro siamo gli unici radicati sul territorio. Li vedi in giro per i paesi con i loro banchetti. Ecco perchè poi prendono voti anche se fanno discorsi molto discutibili. Adesso voltiamo pagina, tocca a noi”.
Grillo non ha ancora capito che l’intero nord del Paese è nelle mani di Bossi e che per ora non si volterà alcuna pagina. Neppure si è reso conto del danno che ‘Cinque stelle’ ha causato in Piemonte, equivalente a quello prodotto da un altro sprovveduto, Ralph Nader. L’uomo è un politico statunitense anche lui convinto di rappresentare il nuovo e nelle elezioni presidenziali del 2000 permise a Bush di vincere contro Gore, consegnando il mondo intero nelle mani di un pericoloso incapace. Naturalmente dopo quell’exploit è tornato ad occuparsi di altro.
Ha spiegato il comico: “Se il centrosinistra perde noi non c’entriamo. Non scarichiamo le colpe sugli altri. Andate a vedere che cosa dice Bresso sulla Tav o su altri progetti mostruosi come Mediapolis, una cittadella commerciale come un fungo in mezzo alla campagna. Capirete perchè la gente non li vota. Noi ci battiamo perchè l’acqua resti pubblica, chiediamo l’opzione zero per il cemento e per gli inceneritori. Queste sono le cose che cambiano la vita della gente”. Infatti ha vinto Cota, che realizzerà in quattro e quattr’otto quello che Grillo trova inaccettabile.
I prossimi mesi si annunciano densi di incognite e l’opposizione non sembra avviata verso una riflessione sul proprio ruolo che è diventata improcrastinabile. La crisi della democrazia italiana non sembra trovare soluzione.


Di un evento bisogna fare sempre una metanalisi .Ma quali elezioni volete commentare,quelle del 50% dei votanti o quelle del 50% degli astenuti?Se si vuole commentare quelle dei votanti,allora avete ragione di evidenziare che sono stati premiati i peggiori !Ma è facile spiegarlo,! Sono quelli proposti da un regime ed imposti in sede di votazione(e qui per stendere veli pietosi non entriamo nell’approfondimento delle modalità ..clientelismo,scambi vari,promesse varie)!Se si vuole capire la tipologia dei votanti,allora è altrettanto facile ,poichè trattasi di tutti i collusi con i vari partiti(dipendenti,parenti ed affini)ed i Santoni mediatici (Grillo,Santoro ecc. che fanno tanto fumo e poco arrosto,miliardari-mercenari che tirano acqua al proprio mulino e la gente lo ha capito benissimo).Ma perchè i partiti politici italiani,spolverati sempre sul positivo (vincono sempre tutti)affermano :la maggioranza ci ha dato ragione!Ma di quale maggioranza parlano(sempre)?Non parlano mica della maggioranza 40-50% che ,pur avendone diritto,non li ha votati perchè non li ha accettati !Ormai la democrazia ,in Italia,si riassume nel detto: “o mangiati sta’ minestra o buttati dalla finestra “!Prendendo spunto da Levi mi viene da dire:” se questa è democrazia …..
Il solito pessimista. I giornali inglesi sono come gli altri ne più
ne meno prestigiosi, sicuramente raccontano i fatti di casa loro in
modo soft mentre con gli altri paesi dimostrano un’arroganza spesso
eccessiva e fuori luogo.
Per quanto concerne le ultime elezioni non credo sia democratico
definire gli elettori come una massa ignorante forse è proprio il
contrario. Chi vuol capire
Sergio
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