Il declino di Sarkozy
Il presidente ‘super’ diventa il ‘super perdente’. Si apre la partita finale nella sinistra.
Domenica la Francia ha deciso di colpire probabilmente in modo definitivo Nicholas Sarkozy, che in qualche modo e fatte le debite differenze, rappresenta il modello berlusconiano applicato oltralpe.
Il sconfitta dell’Ump, non presenta dubbi: 36,1 per cento contro il 54,3 dei socialisti di Martine Aubry e tutte le regioni della Francia amministrate della sinistra ad esclusione dell’Alsazia, dove la destra ha vinto grazie al voto delle campagne.
Il risultato era prevedibile ed annunciato già dal primo turno, perchè a causa del sistema elettorale per vincere si dovevano costruire alleanze e mentre la sinistra poteva contare sul rassemblemant tra Ps, Europe Ecolologie di Daniel Cohn Bendit e Le Front de Gauche, i gaullisti di Sarko non avevano altro bacino dal quale attingere voti.
L’astensionismo, che aveva mostrato di rappresentare il primo partito di Francia, inoltre, si è leggermente ridimensionato al secondo turno, probabilmente riportando alle urne una parte di elettori di sinistra delusi dalle ormai endemiche liti nel proprio schieramento.
La destra razzista e xenofoba di Marine Le Pen, figlia del leader storico Jean-Marie, ha visto crescere i propri consensi ed il Front national è andato avanti. Secondo l’autorevole ‘Le Monde’ grazie al ritorno al voto di chi era rimasto a casa la scorsa tornata, ma forse anche per una emorragia dei ‘fedeli’ del presidente, che poco convinti della strategia opaca di Sarkozy hanno preferito radicalizzarsi.
Comunque, la Francia ha bocciato senza fraintendimenti un modo di intendere la politica che fa dell’immagine e del liberismo spinto il fulcro della propria azione di governo.
Da oggi Parigi diventa il ‘laboratorio’ della sinistra europea, per diversi motivi.
Come ha scritto Ouest-France, “dietro la farsa delle percentuali” e l’astensione, “la sinistra deve la sua vittoria alla sconfitta della destra”.
Il Partito socialista, Europe Ecologie e le numerose formazioni della sinistra più ‘accesa’ hanno adesso di fronte le elezioni presidenziali del 2012.
Il Ps di Aubry dovrà elaborare gioco forza una strategia, che fino ad oggi è mancata, perchè dopo il congresso-mattatoio di Reims, nel novembre del 2008, e gli scontri interni violentissimi tra le aree vicine alla segretaria attuale, a Ségolène Royal, Bertrand Delanoë e Benoît Hamon
si dovrà capire quali risposte i socialisti vogliono dare ad un Paese inquieto, che chiede un rinnovamento profondo, riforme e soprattutto certezze dopo i guasti prodotti dalla crisi finanziaria mondiale.
Aubry, la sinistra del partito di Hamon, il libertarismo ecologista di Delanoë e il riformismo di Royal dovranno trovare punti di contatto e non solo lavorare per indicare un candidato presidente credibile, ma anche una proposta che convinca i francesi.
Cohn Benit ed il suo piccolo miracolo, Europe Ecologie, dovrà evitare di fare della ‘contrattazione’ il centro della propria identità , perchè il rischio di veder prevalere il desiderio di diventare l’interlocutore principale del Ps potrebbe portare non alla costruzione di un terreno comune per la vittoria su Sarko, ma ad un permanente stillicidio pur di affermare un ruolo.
Quasi impossibile la ‘missione speciale’ del Front de Gauche, che senza una profonda riflessione interna tra i suoi aderenti rischia di fare la fine degli ‘antagonisti’ italiani, trasformatisi in una ‘riserva indiana’ in perenne stato di agitazione, incapaci di trasformare l’ideologismo in tradizione ed in grado di sviluppare una piattaforma compatibile con un mondo profondamente cambiato negli equilibri sociali e nei meccanismi di produzione.
I prossimi due anni saranno importanti, allora, non solo per la Francia, ma per gran parte della sinistra in Europa. Se la patria dell’Illuminsmo e della Rivoluzione saprà offire una ipotesi credibile di poltica progressita, capace di inventare nuovi modelli di coesistenza sociale, uno stile di alleanze costruttive e non competitive e soprattutto un progetto di modernizzazione di tipo democratico, ancora una volta sarà quel Paese a tracciare la strada sulla quale si svilupperà un nuova identità europea.
In Italia, Gran Bretagna e Germania la sinistra è in pezzi, mentre l’esperienza delle socialdemorazie del Nord è ormai diventata un archetipo di burocratismo in costante declino.
La vittoria delle regionali di Francia, infine, è per Aubry l’avvio della scommessa fatale. Se riuscirà a ‘coordinare’ le spinte delle litigiose anime del suo schieramento potrebbe diventare il primo presidente donna nella storia del suo Paese, riuscendo in una impresa che alla sua ‘nemica’ interna Royal non è riuscita.
Sarko, il presidente del ‘fare’ d’oltralpe adesso cercherà di reagire, ma difficilmente le promesse fatte per essere eletto saranno mantenute. La destra dei Le Pen spingerà ancora di più sul razzismo e sulla xenofobia, rendendo il clima ancor più caldo.
E già oggi i francesi si troveranno ancora di fronte ai propri problemi. Vari sindacati (Cfdt, Fsu, Solidaires, Cfdt, Unsa hanno chiamato i lavoratori alla protesta.
Le organizzazioni vogliono essere ascoltate sulle riforme in corso: le pensioni, le condizioni di lavoro, l’abolizione di posti nel pubblico impiego. Cultura, giustizia, istruzione e trasporti saranno interessati alla mobilitazione.
I sindacati degli insegnanti (Fsu, l’Unsa-Education, la Cfdt, la Cgt e Sud), poi, hanno proclamato uno sciopero generale che interesserà scuole, collegi, scuole superiori (tra cui l’istruzione privata ) e gli istituti di istruzione superiore e della ricerca, mentre anche il sindacato Snuipp-FSU delle scuole materne ed elemantari hanno chiamato alla mobilitazione. Vogliono “risposte concrete”.
E la sconfitta dell’Ump renderà ancor più forte l’iniziativa. Si è aperto forse l’inarrestabile declino di Sarkozy.


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