Il crimine italiano dietro il mercato della droga
Le accuse agli spacciatori stranieri nascondono i veri organizzatori dei traffici.
La relazione 2009 al Parlamento elaborata dai Servizi di informazione sostiene che il cartello dei Casalesi “espressione camorristica più evoluta e pericolosa”, “egemoni nello scenario criminale della provincia di Caserta” più di ogni altra matrice mafiosa nazionale ha stretti rapporti con gruppi di migranti, soprattutto nordafricani, che organizzano lo spaccio di stupefacenti.
Secondo il rapporto i Casalesi appaltano alle organizzazioni africane “la gestione delle lucrose piazze di spaccio in cambio di quote degli utili”.
I camorristi, inoltre, sono in grado di coniugare “un’aderente pressione intimidatoria sul territorio con un marcato profilo economico-imprenditoriale in molti settori produttivi, dall’immobiliare ai servizi, dall’edilizia alla ristorazione e allo smaltimento dei rifiuti”.
La loro presenza si manifesta anche nelle regioni centro-settentrionali (soprattutto Lazio ed Emilia Romagna) e all’estero attraverso “radicate cellule logistiche ben inserite nei locali mercati economico-finanziari”.
Più in generale, nello scenario camorristico si conferma il trend che vede una crescente polverizzazione dei clan sul territorio.


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