Il bimbo rapito dalla giustizia
Una mamma svizzera aspetta da anni di poter riabbracciare il figlio. E l’Italia non rispetta la Convenzione dell’Aia.
La storia di Giovanna Guaresechi è ignota a gran parte degli italiani. La donna è la nipote di Giovannino, scrittore controverso e duramente anticomunista, inventore dei famosissimi ‘Peppone’ e ‘Don Camillo’.
Il 2 settembre del 2003 nasce a Lugano Alessandro, da una relazione tra Giovanna, cittadina svizzera ed un italiano.
La coppia, però si separa nel 2004, il ed il padre apre le ostilità. Accusa la mamma di maltrattamenti, ma l’Ufficio federale di giustizia e dalla commissione tutoria svizzera che si occupano del caso escludono tassativamente fenomeni di violenza o trascuratezza ed affidano Alessandro alla madre con diritto di visita al padre.
Il bimbo rimane con la mamma fino a che il 10 giugno del 2006, quando l’ex compagno della donna, utilizzando una decisione provvisosoria del tribunale italiano al quale aveva denunciato la donna per le stesse cose che gli svizzeri avevano accertato non veritiere, trattiene il figlio nel nostro Paese ed impedice i rapporti con Francesca.
Comincia così un tristissimo iter legale, a base di perizie psicologiche, udienze in tribunale, conflitti tra avvocati.
Un senatore ticinese, Dick Marty, prende a cuore le sorti del bambino e inoltra una interpellanza al governo svizzero per vavorire un intervento a favore del diritto della donna ad incontrarsi con Alessandro in piena libertà.
Il governo elvetico a quel punto decide di intervenire ed impegna l’Ufficio federale di giustizia, l’ambasciata svizzera a Roma e il consolato generale a Milano per favorire il ritorno in Svizzera del piccolo.
Nasce a quel punto un problema diplomatico con l’Italia e il ministro di giustizia e polizia, Eveline Widmer-Schlumpf, solleva la questione durante una visita ufficiale a Roma.
Le accuse di Berna al nostro Paese sono molto gravi. Per il governo svizzero l’Italia non rispetterebbe la “convenzione sugli aspetti civili del rapimento internazionale di minori”, la cosiddetta convenzione dell’Aia.
Surreali, inotre, alcuni passaggi della questione legale. Il tribunale italiano ha scritto: “Il piccolo appare ossessionato dal tema della cacca ed è arrivato ad affermare che gliela facevano mangiare; inoltre sembra manifesti opposizioni al cambio del pannolino”, elaborando chissà quale perizia fatta su un neonato.
Il padre inoltre nelle sue accuse ha affermato che l’intera famiglia materna usava maltrattare il piccino.
Ha dichiarato il genitore di Alessandro: “Il bambino mi riferisce che la mamma lo picchia col bastone e che lo picchia anche la nonna materna” ed anche: “In occasione delle visite ai nonni, vestivo Andrea con abiti puliti e di qualità e loro me lo facevano ritrovare in condizioni di totale sporcizia”.
Peccato che al momento della ‘presa in consegna’ il bambino avesse meno di tre anni, mentre le ‘prove’ addotte dal padre erano state smontate dalla severissima Commissione tutoria regionale di Agno (Lugano), che dopo aver visitato il bambino aveva scritto: “Le ecchimosi, dopo esame medico-pediatrico, si sono rivelate essere normali ematomi dovuti all’apprendimento della deambulazione e al fatto che il domicilio della madre è confinante con boschi e roveti”.
Secondo gli elvetici “il caso di Alessandro solleva interrogativi fondamentali in merito alla cooperazione con l’Italia nell’ambito di rapimenti internazionali” e il Consiglio federale teme che la vicenda possa trasformarsi in un precedente pericoloso, inducendo altri genitori a
a trattenere grazie alla lentezza della giustizia italiana ed a manovre legali a seguire l’esempio del padre di Alessandro.
Per Berna questa storia dimostra che è possibile eludere le convenzioni internazionali grazie a decisioni ‘provvisorie’ dei tribunali, che però diventano ‘stabili’. Oggi il bambino ha già quasi sette anni e dal 2006 è trattenuto dal padre senza che nulla accada.
A questo la Svizzera non solo sta pensando a ‘contromisure’, che inevitabilmente finirebero col colpire ancora altri bambini ‘contesi’, ma sta aprendo un dibattito nel Senato federale che il 18 marzo prossimo potrebbe decidere di prendere provvedimenti.
Intanto il parlamentare Marty, noto per il suo impegno per la difesa dei diritti civili, ha dchiarato: “La madre viene trattata alla stregua di una criminale e, inoltre, l’Italia calpesta il diritto internazionale”.
I casi di ‘ingerenze’ nelle vicende che riguardano i bambini da parte di tribunali che travalicano i propri compiti non sono rari in italia. Tragica la vicenda di Basiglio, dove a causa di un dispetto fatto da un’alunna viziata ai danni di una compagna di scuola e scoperto immediatamente, dei bambini sono stati comunque allontanati dalla propria famiglia per alcune settimane ed un giudice, pur condapevole che l’intera vicenda era fondata su un equivoco, è arrivato a scrivere: “Il maschio non ha mai dato problemi, ma ha importanti carenze in ambito scolastico, a conferma di una scarsa capacità dei genitori di seguirlo” e decidendo quindi di non riaffidarlo per questo ai genitori.
Durante le indagini sembra che uno psicologo sicologo abbia detto al bambino che “avrebbe cambiato i genitori”, impedendogli di parlare con la sorellina ed ottendo così che al ragazzino fosse alla fine diagnosticato un disturbo post-traumatico da stress.
Mentre il governo inventa provvedimenti per salvare il premier dai processi, il Paese è devastato dalla corruzione ed il sistema giudiziario è in ginocchio per i tagli di bilancio, la mancanza di organico e di attrezzature non deve essere nascosto che comunque è necessario trovare delle soluzioni anche per difendere chi finisce nelle tenaglie di una giustizia che a volte trascina cittadini innocenti in veri e propri incubi. Peggio ancora se bambini.


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