Haiti e gli aiuti fantasma
La denuncia dell’Associated Press, pressoché ignorata in Italia
Se i presunti casi di pedofilia negli anfratti della chiesa cattolica tedesca appassionano la stampa nostrana, non così si può dire delle conseguenze del terremoto che ha colpito Haiti due mesi fa, nonostante 220mila morti e quasi un milione di sfollati.
Quando si apprese del disastro, la catena della solidarietà emotiva porto migliaia di cittadini italiani ad inviare sms a pagamento, nell’illusione di contribuire ad alleviare le sofferenze di quel popolo. In quegli stessi giorni, a poco più di una settimana di distanza dal sisma, i cittadini assistettero ai superficiali resoconti di una riunione del Consiglio dei ministri, a margine della quale il ministro Carfagna e il sottosegretario Giovanardi annunciarono l’avvio di procedure atte a facilitare le adozioni in quel Paese, forse per non tradire il cliché degli “italiani brava gente”.
Naturalmente quelle promesse sono rimaste lettera morta, così come nessuno si è premurato di spiegare agli italiani (eccezion fatta per InviatoSpeciale, per quanto sia poco elegante ricordarlo su queste stesse pagine) che l’iter preadottivo è molto complesso, tanto più che Haiti è pressoché privo di anagrafe (non a causa del sisma, che ha soltanto acuito problemi già esistenti) e che l’unico ente accreditato in Italia a condurre in porto l’ipotetico incontro tra una coppia e un orfano di quel Paese (il Nova di Grugliasco, vicino a Torino) è riuscito a concludere con enormi difficoltà 39 abbinamenti tra bambini locali e aspiranti genitori dal 2002 ad oggi (qui sono reperibili ulteriori dettagli).
Alla luce di tanta approssimazione non stupisce che per apprendere novità sulla (pessima) gestione degli aiuti umanitari nell’isola di Hispaniola ci si debba rivolgere alla stampa americana: “Sono stati raccolti 2.200 milioni di dollari ma solo un centesimo per ogni dollaro è andato al governo haitiano di Rene Preval. Il rimanente del ‘malloppo’ è nelle mani del governo e delle Ong degli Stati Uniti. Mezzo milione di Haitiani hanno ricevuto tende, ma moltissimi altri rimangono in mezzo alle macerie e dormono coperti solo da un lenzuolo. E piove”.
Così ha scritto Jonathan M. Katz, inviato dell’Associated Press a Port au Prince, che ha aggiunto: “Più di 4,3 milioni di persone hanno ricevuto razioni alimentari d’emergenza, ma pochi saranno in grado di procurarsi il cibo da soli nelle prossime settimane. L’assistenza medica ha aiutato migliaia di infelici, ma a lungo termine sarà molto difficile da mantenere questo standard. I gruppi di aiuto internazionale e i funzionari dei Paesi ammettono che sono sopraffatti dalla portata della catastrofe. I leader haitiani sono frustrati dal fatto che i milioni di dollari vanno ad agenzie delle Nazioni Unite o di altre organizzazioni non governative degli Stati Uniti e degli altri Paesi. Molti funzionari hanno cominciato a esprimere la loro opposizione nei confronti dei gruppi stranieri che, si dice, sono fuori controllo”.
Dal reportage apprendiamo anche che nei giorni scorsi sui muri della strada che dall’aeroporto conduce alla capitale sono comparse frasi inquietanti: “Abbasso i ladri Ong”. In questo clima è in preparazione un vertice dei “donatori”, fissato per il 31 marzo a New York, a partire dal presupposto (confermato dalle Nazioni Unite) che gli aiuti versati privatamente rappresentano la gran parte del totale e si sono attestati attorno ai 980 milioni di dollari. Dagli Usa ne sono arrivati 713, seguono Canada, Francia, Spagna, Regno Unito, Giappone.
Sulla gestione di quei fondi si addensano misteri e critiche. Il primo ministro haitiano Jean Max Bellerive, ha spiegato il giornalista di Ap, non è affatto soddisfatto del modo in cui vengono impiegati i soldi: “Le Ong non ci dicono da dove viene il denaro o il modo in cui lo stanno spendendo, troppe persone fanno la raccolta di fondi senza alcun controllo e non spiegano la finalità dei loro interventi”.
I fondi provenienti dalle amministrazioni pubbliche straniere, denuncia il reportage, “tendono a finire ai Paesi che dovrebbero aiutare Haiti: decine di milioni sono andati a gruppi di aiuto statunitensi. Mentre gran parte di essi ha acquistato prodotti alimentari destinati al primo soccorso a favore degli haitiani tramite società americane, alimentando meccanismi che già in precedenza facevano male al mercato locale di Haiti e mandavano in rovina gli agricoltori locali”.
Piena emergenza, dunque, nonostante in Italia si parli e si scriva d’altro, riuscendo peraltro ad oscurare la portata dello straordinaria crisi istituzionale, politica ed economica che attraversa il malconcio Belpaese.
Paolo Repetto


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