Dimenticato l’omicidio del giudice Scopelliti
La figlia denuncia l’inerzia di indagini che non hanno portato a nessuna condanna.
“Dal funerale di mio padre, del delitto Scopelliti nessuno ha più parlato”. È la denuncia di Rosanna Scopelliti, figlia del magistrato di Cassazione assassinato a colpi di lupara in Calabria il 9 agosto 1991.
Dopo una serie di processi, con condanne ed assoluzioni, nel 2001, la Corte d’ Assise d’Appello di Reggio Calabria ha assolto Bernardo Provenzano, Giuseppe e Filippo Graviano, Raffaele Ganci, Giuseppe Farinella, Antonino Giuffrè e Benenetto Santapaola dall’accusa di essere stati i mandanti.
L’omicidio Scopelliti rimane quindi impunito. “Quel giorno – ha detto Rosanna Scopelliti – stava tornando a casa dal mare, ed è stato ammazzato con due colpi di fucile a canne mozze. Da quel giorno e dai funerali celebrati a quasi 24 ore con tutte le Alte cariche dello Stato, è calato il silenzio. Da ferragosto 1991 in poi il delitto Scopelliti è stato completamente dimenticato. Io e mia madre siamo rimaste nella solitudine e la stessa solitudine c’è stata anche dopo, con il passare degli anni. Anche quando sono arrivate le sentenze, soprattutto quelle vergognose con le assoluzioni dei mandanti e degli esecutori dell’assassinio di mio padre. A me e a mia madre quel silenzio ha fatto male. Non è pensabile che familiari di vittime di mafia, familiari di servitori dello Stato, vengano lasciati completamente soli, senza verità e senza giustizia”.
Rosanna Scopelliti ha concluso: “Non chiedo giustizia solo per mio padre, ma per tutte le vittime di mafia, per tutte quelle persone che sono state uccise per il loro lavoro, perchè hanno avuto il coraggio di denunciare. La mia è una lotta di solidarietà , che combatto per gli ideali di mio padre: la verità e la giustizia. Sapere chi lo ha ucciso per me è importante, ma credo che lo sia ancora di più per lo Stato: perchè per avere la fiducia dei cittadini deve essere capace di garantire per i propri martiri giustizia e verità ”.


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