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Dignità e diritti. Il grido dell’Aquila

Autore: . Data: lunedì, 1 marzo 2010Commenti (0)

La “rivolta delle carriole”, tra rabbia e partecipazione

Dal 6 aprile 2009 ad oggi, i cumuli di macerie nelle vie del centro storico aquilano testimoniano degrado e incertezza del futuro. La cosiddetta “rivolta delle carriole” li ha mostrati a tutto il Paese, all’opinione pubblica che dimentica troppo in fretta così come alla classe politica che troppo spesso chiacchiera a vanvera sulla pelle dei cittadini.

Che il popolo abruzzese spicchi per dignità e per dedizione al lavoro è noto. Faceva comunque un certo effetto vedere ragazzi e adulti di una certa età, fianco a fianco, raccogliere calcinacci per portare all’attenzione delle istituzioni il tema del grave ritardo nella gestione dell’emergenza.

Oltre 7mila cittadini hanno protestato, urlato, applaudito, osservando quel centinaio di volontari impegnati nella raccolta differenziata delle macerie, insieme a tecnici che si sono occupati di separare materiale da recuperare da quello da smaltire. Di fronte alle transenne, che delimitano Piazza Palazzo si sono alzate le grida figlie dell’esasperazione e della speranza: “Vergogna”, certo, ma anche “L’Aquila libera”.

Tra caschi gialli protettivi e carriole più o meno sgangherate, gli aquilani non hanno perso il gusto della provocazione, a quasi undici mesi dal violento e devastante sisma: “Sgombriamo i commissari, ricicliamo le macerie”, riassumeva efficacemente uno striscione.

Altri messaggi invitavano ad ampliare l’attenzione ad altri borghi cittadini danneggiati dal terremoto, affinché “il centro dell’Aquila – come ha spiegato Giusi Pitari, una delle organizzatrici della protesta – sia davvero soltanto un punto di partenza. Dunque, le prossime domeniche saranno dedicate ai paesi distrutti della provincia, come Villa Sant’Angelo”.

Il filo conduttore, però, è uno soltanto: dalla protesta delle chiavi, passando per le carriole e proseguendo di borgo in borgo, gli Aquilani si incamminano là dove è necessario accendere i riflettori, coinvolgendo intere famiglie. Intrecciando alle voci della protesta il desiderio di partecipazione.

In piazza sono confluiti anche gli esperti, come si accennava prima, contenti di prestare alla causa comune la loro professionalità: “Vogliamo dire a Berlusconi – ha osservato il direttore dell’Accademia delle Belle Arti, Eugenio Carlomagno – che così come è stato ben realizzato il Progetto Case, vogliamo uno sforzo ulteriore per il centro storico dell’Aquila”.

I dati forniti da Protezione civile e Vigili del fuoco non lasciano spazio a particolari interpretazioni: in città le macerie ammontano (secondo una stima per difetto) ad almeno 1,5 milioni di metri cubi (equivalenti ad oltre due milioni di tonnellate). Circa un terzo del totale è ammucchiato sulle strade, il resto tuttora accatastato all’interno delle case e nei cortili.

Per dare il via alla ristrutturazione degli edifici è necessario spostare circa un terzo delle macerie: potrebbero partire, così, “i lavori sui circa 10 mila edifici danneggiati tra centro storico e frazioni, con le uniche variabili dei 140 siti sotto sequestro per le inchieste della magistratura sui crolli ‘dolosi’ e il materiale ‘sensibile’ proveniente da edifici di pregio storico-architettonico”.

Puntuale ed efficace il commento a caldo, pubblicato ieri pomeriggio, da Giovanni Lattanzi, direttore del periodico online AbruzzoCultura: “Pochi hanno riflettuto – ha scritto – sul fatto che questo sisma è stato gestito dal governo e dalla sua emanazione operativa, la protezione civile, senza la partecipazione attiva di una popolazione che, superato il primo momento, era perfettamente in grado di partecipare anche alla stessa emergenza”.

Gli aquilani “sono stati ‘sistemati’ in massa lontano dalla città, ‘protetti’ nelle tendopoli militarizzate, ‘accuditi’ in tutto e per tutto come se fossero bambini incapaci di fare qualsiasi cosa. E tutti sanno che non è così. Tutto è stato gestito dall’alto, movimentando le persone come fossero pacchi postali, prendendo decisioni importanti sulla testa di tutti, decisioni e scelte che già adesso stanno rivelando tutta la loro erroneità. E gli aquilani, che sono gente buona, hanno fatto fare, si sono affidati alla ‘grande balia’. E questa fiducia, questa compostezza, questa dignità sono state offerte anche oltre il dovuto. Ora finalmente la città ha avuto uno scatto di orgoglio. Gli aquilani hanno deciso di tornare ad essere padroni di casa loro. E lo hanno fatto in un modo bello, organico, partecipato, pacifico, ma anche deciso e attivo”.

A proposito del recente interesse manifestato dai media (dopo mesi di scarsa attenzione) e alle criticatissime prese di posizione del direttore del Tg1 Minzolini, Lattanzi ha osservato che “non sono state risparmiate critiche alle troupe televisive, ma anche questo fa parte della normale dialettica, perché scandalizzarsi? Quando l’informazione diventa di parte è giusto che la gente lo gridi ad alta voce. Sta ai direttori di testata ascoltare quelle voci e regolarsi di conseguenza. E chi sostiene che questa sia una manifestazione politica, elettorale, non sa quel che dice. O forse lo sa ed è in campagna elettorale. A spalare le macerie c’erano ragazzi e anziani, uomini e donne, persino una giovane accessoriata da punk e un signore in giacca, ma tutti assieme con le mani nel fango a tirare via calcinacci e mattoni”.

Mamme con bambini, ragazzi, nonne e nonni: “E’ stato davvero commovente ed emozionante esserci. Questo è un momento storico per la città di cui pochi forse si rendono conto”.

Paolo Repetto

(Foto Alice Villante)

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