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Casini soccorre il ‘salva liste’

Autore: . Data: mercoledì, 17 marzo 2010Commenti (0)

Il possibile futuro alleato del centro sinistra regala al centro destra il salvacondotto per l’ennesimo strappo alla Costituzione.

Ieri la Camera ha respinto le questioni pregiudiziali al decreto ‘salva liste’ presentate da Pd, Idv e, per paradosso, dallo stesso partito di Casini.

Con tre diversi documenti le opposizioni affermavano che il decreto non fornisce una interpretazione sulle norme di presentazione delle liste, ma rappresenta una vera e propria “prassi innovativa surrettizia”, fatto questo che la Corte costituzionale ha più volte sanzionato.

Le tre questioni di costituzionalità sono state respinte con una unica votazione: 272 no e 259 si, solo sei voti in più della maggioranza richiesta.

A Montecitorio c’erano 532 parlamentari e per far passare il provvedimento servivano 266 voti. Mentre il Pd era quasi al completo e per l’Idv erano tutti presenti, nel Pdl mancavano 51 deputati su 268, di cui 25 in missione. Dei 60 deputati della Lega nord 9 erano assenti (5 in missione).

Curiosa invece la situazione dell’Udc. Dei 39 deputati hanno votato solo in 22. Pier Ferdinando Casini e Rocco Buttiglione erano in ‘missione’, ma di 15 non si è vista alcuna traccia.

Tra i desparecidos c’erano anche il segretario del partito, Lorenzo Cesa, e il vicecapogruppo Vietti, per altro primo firmatario della pregiudiziale ‘centrista’. Difficile pensare ad assenze casuali, perchè come una volta disse Andreotti: “A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina”.

Dopo la sconfitta il capogruppo del Pd, Enrico Franceschini, era furioso con i colleghi dell’Udc ed ha sbattuto un pugno sul suo scranno e scaraventato delle carte per aria. Poi ha detto: “Se fossimo riusciti a bocciare quel decreto oggi per il Pdl la campagna elettorale si sarebbe messa male”.

Roberto Giachetti, sempre del Pd ha sostenuto: “Il leader Udc, Casini, ci spiega ogni giorno in televisione che la battaglia contro il governo non si fa nelle piazze, ma in parlamento. Peccato che proprio oggi avrebbe avuto una straordinaria occasione per contribuire ad una fondamentale vittoria parlamentare. La sua assenza, insieme a quella del segretario Cesa e di altri 15 deputati dell’Udc, ha determinato la bocciatura della pregiudiziale di costituzionalità al decreto salva liste. Ecco, dunque, cosa accade quando si predica bene e si razzola male”.

Il partito di Casini dovrebbe sorreggere, secondo molti nel Pd, lo schieramento contrario al premier. Forse i democratici farebbero bene a riflettere sulle alleanze.

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