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Bersani il clericale: la lunga notte del laicismo italiano

Autore: . Data: mercoledì, 24 marzo 2010Commenti (0)

Il segretario del Pd parla di Bagnasco e difende l’indifendibile.

Ha detto Bersani: “Noi non strumentalizziamo mai, mentre vedo troppe dichiarazioni del centrodestra che mi paiono non rispettose dell’autonomia della Chiesa”.

L’autonomia della Chiesa, secondo il segretario del Pd, si manifesta nell’enunciare ‘valori non negoziabili’ che debbono servire ad ‘orientare’ l’elettore al momento del voto.

Nella giornata di lunedì il cardinal Bagnasco, segretario della Cei, aveva ‘avvertito’ gli italiani che per decidere se appoggiare o meno un candidato è necessaria la prova ‘interruzione di gravidanza”. Chi sostiene questo diritto fondamentale per le donne, secondo il porporato, deve essere messo al bando e non votato.

Bersani nega, contro ogni evidenza, che quella del cardinale fosse un’indicazione di voto, in particolare contro Emma Bonino, candidata nel Lazio per il centro sinistra.

“Io ho un’opinione diversa – ha osservato il segretario del Pd – certo non sottovaluto che questo richiamo sia avvenuto in piena campagna elettorale e sia un ribadimento di posizioni della Chiesa in modo forse più marcato sia su temi etici che sociali. Credo che la risposta tocchi alla politica e ai candidati”.

Il leader del principale partito di opposizione, ha quindi aggiunto: “Noi pensiamo che la ’194′ sia stata una buona legge e abbia consentito una riduzione degli aborti del 40 per cento. Direi che dobbiamo impegnarci per mettere risorse sulla prevenzione, innanzitutto. Le Regioni che hanno speso di più e hanno fatto di più per la ’194′ sono proprio quelle amministrate da noi”.

Le parole del leader del principale partito di opposizione sono estremamente gravi. La possibilità di interrompere la gravidanza è un diritto civile essenziale per le donne e non ha nessuna relazione con la crescita o meno del fenomeno, ma piuttosto ha il compito di salvare vite, che altrimenti sarebbero messe a rischio da pratiche abortive clandestine che fino all’approvazione della legge hanno causato in Italia decine di migliaia di vittime.

Bersani ha parlato anche della pillola Ru486, contro la quale si sono scagliate la gerarchia vaticana ed aree del centro destra, definendola “una tecnica meno invasiva da applicare nell’ambito della 194″ e spiegando: “Non penso che la sofferenza della donna debba essere ritenuta elemento preventivo dell’aborto. Prima della 194 c’è stata tanta sofferenza in più per la donna e credo che sia essenzialmente responsabilità della donna quella di valutare qualcosa che innanzitutto pesa sulla donna stessa”.

La presenza di ‘sofferenza’ nelle donne che decidono di interrompere una gravidanza è un dato assolutamente non verificato. Il presunto trauma da aborto è estremanente soggettivo e non è identificabile come una patologia, ma è piuttosto una possibile reazione psicologica in specifiche condizioni culturali, ambientali e caratteriali. Per questo dovrebbero funzionare meglio i consultori e si dovrebbero prevedere reali supporti per le donne che vivono con difficoltà la scelta di rinunciare alla maternità per cause contingenti.

Il mifepristone, il principio attivo della Ru486, è in uso dal 1988 e scatena discussioni solo in Italia, dove ancora si discute sul come utilizzarlo, mentre è somministrato da anni in tutta Europa e negli Stati Uniti.

Ma la conclusione dell’intervento del segretario del Pd è la parte più drammatica del suo ragionamento: “Siamo comunque apertissimi ad una discussione con la Chiesa non solo sui temi sociali ma anche su quelli antropologici. La possibilità che l’uomo manipoli l’uomo è un punto sul quale anche noi siamo assolutamente pensosi e aperti ad un confronto che salvi i grandi principi ma lasci alla politica la libertà di svolgere il proprio ruolo in autonomia”.

Appare per lo meno singolare che una società evoluta misuri i progressi scientifici e definisca il proprio sistema legislativo ‘confrontandosi’ con istituzioni (non solo la Chiesa cattolica) che basano su criteri dogmatici i propri convincimenti.

Si ricordi il paradosso che ha riguardato Galileo Galilei, condannato il 22 giugno 1633 dal Sant’Uffizio, costretto all’abiura delle proprie scoperte (determinanti per l’umanità), obbligato a sostenere che la terra era il centro dell’universo ed isolato per il resto della sua vita.

Il padre dell’astronomia moderna è stato ‘riabilitato’ dalla Chiesa cattolica il 31 ottobre 1992, ben 359 anni, 4 mesi e 9 giorni dopo la sentenza emessa in nome di una fede interpretata da uomini assolutamente ignoranti.

Il Partito democratico è di certo un oggetto misterioso della politica italiana, ma alla luce di queste ultime dichiarazioni appare estraneo anche alla tradizione culturale di tutte le altre forze democratiche e progressiste europee, che in nessun caso porrebbero mai il principio della laicità dello Stato sul piatto di un qualsivoglia confronto con una istituzione religiosa.

Per altro il mondo cattolico appare sempre più lontano dalle convinzioni delle gerarchie vaticane ed al suo interno sono molto ampi i distinguo nei confronti di un vertice che insiste per una strada oscurantista che sta producendo gravissimi lutti e sciagure. Dai numerosissimi casi accertati di pedofilia nelle scuole private cattoliche di Stati Uniti, Germania, Austria, Irlanda e nascosti per decenni, alla battaglia contro l’uso dei profilattici, che produce milioni di vittime per contagio da Aids.

Bersani, preoccupato di affermare una real politik nei confronti d’Oltretevere, ha dimenticato di difendere i principi laici e di libertà del proprio elettorato, sottovalutando anche l’indipendenza di pensiero dei sostenitori del Pd di fede cattolica.

La scelta per gli elettori alle prossime Regionali si fa sempre più difficile ed alla luce di questi eventi il rischio di una astensione significativa si fa concreto.

Il segretario del Partito democratico dovrebbe chiedersi come un cittadino possa aver fiducia in chi mette in dubbio diritti civili fondamentali, fino a negare la realtà.

Roberto Barbera

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