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Aumentano le ‘crisi di panico’

Autore: . Data: giovedì, 18 marzo 2010Commenti (0)

Ne soffrono uomini e donne. Secondo l’Oms stanno diventando una patologia di massa.

Paola Vinciguerra, psicologa e psicoterapeuta presidente dell’Eurodap (Associazione europea disturbi da attacchi di panico) ha spiegato i sintomi delle crisi di panico:”Tachicardia e dolore al petto, sudorazione improvvisa e brividi, senso di soffocamento, fame d’aria, nausea e sbandamento, insieme alla paura di impazzire o la sensazione di una tragedia incombente”.

Sintomi che si manifestano “mentre si è alla guida, al cinema, al supermercato o in ascensore”, ha detto la psicoterapueta e che interessano già otto milioni di italiani.

Vinciguerra, insieme alla giornalista Tonia Cartolano, ha scritto un libro ‘Gli attacchi di panico. Clinica, ricerca e terapia’ (Liguori Editore).

“È un problema in aumento che, più diffuso fra le donne, oggi sta crescendo anche tra gli uomini, soprattutto professionisti e manager. E secondo l’Organizzazione mondiale della sanità – ha aggiunto Vinciguerra – entro il 2020 sarà la patologia più diffusa al mondo, dopo i disturbi cardiovascolari”.

Le vittime degli attacchi di panico non corrono pericoli reali, ma reagiscono a paure inconscie.

Può accadere di non sentirsi bene stando fermi “tra un piano e l’altro, stretto fra mia moglie e una diabolica signora che continuava a fumarmi in faccia”, come ha racconta nel libro Gianluigi Lenzi, neurologo della Sapienza di Roma e ‘ascensorofobico’.

Oppure essere sul palco dell’Ariston per il Festival di Sanremo e sentir partire le sequenze musicali di un altro artista, come ha ricordato il cantante Max Pezzali.

Pezzali ha raccontato la storia di sua moglie, afflitta per anni da attacchi di panico e ora guarita, sottolineando il fatto che ancora oggi ci si vergogna ad ammettere di soffrirne.

Vinciguerra ha sostenuto che “oltre tutto i sintomi sono tanti e diversi e non sempre il problema si individua subito. La paura e la vergogna di avere qualcosa di strano non ci permettono di chiedere aiuto. Ma poi, secondo uno studio recente, si è visto che quando si rompe il silenzio non è detto che la soluzione arrivi subito”.

Una persona sofferente contatta anche 10 specialisti prima di arrivare a una diagnosi, e solo una su quattro, aggiunge la psicoterapeuta, riceve il trattamento di cui ha bisogno. Così si evitano i luoghi o le situazioni a rischio di attacco e la vita finisce per essere stravolta.

In ‘Gli attacchi di panico. Clinica, ricerca e terapia’ si affronta il problema dal punto di vista teorico, ma anche pratico, con una panoramica sulle soluzioni concrete per prevenire e curare il panico.

Un capitolo è dedicato alle fobie, da quella di volare, ai ragni, ai luoghi chiusi. Inoltre si parla di ansia, con particolare attenzione alle forme più diffuse fra i giovani: l’ansia da prestazione e quella da esame. Due problemi che, pur vissuti come invalidanti, difficilmente vengono sottoposte a uno specialista.

“Avere in casa una persona con attacchi di panico può voler dire rinunciare al cinema, al ristorante o all’aereo” ha ricordato Vinciguerra, che ha dedicato una parte del volume al ruolo della famiglia, anche raccogliendo le testimonianze dei pazienti guariti.

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