Ancora proteste all’Aquila
Nuova ‘carriolata’, i terremotati continuano a chiedere che si ricostruisca la città abbandonata.
Ieri, per la quinta domenica consecutiva, i cittadini sono tornati nella zona rossa per rivendicare la voglia di riaprire al più presto il centro storico e per ribadire la volontà di partecipare alle scelte sulla ricostruzione, dalle quali fino ad oggi sono stati totalmente esclusi.
Ieri tra i manifestanti c’erano però non solo carriole, ma anche trattori, esibizioni, allestimenti di associazioni, trampoli e writers.
Tra i cartelli portati dagli aquilani molti avevano la scritta “Fatto l’inganno, trovata la legge”. Si criticava la gestione della ricostruzione, ma non solo.
“Non possiamo rimanere indifferenti di fronte a tutto quello che sta succedendo in Italia – ha spiegato Antonio Congeduti – sono tante le ripercussioni sull’Aquila”. Giusi Pitari, pro-rettore dell’università, ha aggiunto: “Ero in piazza a Roma – ha raccontato – con un cartello “L’Aquila 2010, riaprite la mia citta” e in molti mi hanno manifestato simpatia e solidarietà, chiedendomi se le cose così rappresentate dalle tv nazionali corrispondessero al vero. Poi – ha aggiunto – uno mi ha chiesto se poteva stringermi la mano, come esempio per questa nazione allo sfascio”.
Dopo le 13, con la chiusura della zona interdetta, la mobilitazione è proseguita in piazza Duomo, con piccoli spettacoli di strada e con un pranzo per tutti quelli che hanno partecipato all’iniziativa.
C’erano anche molti studenti delle scuole superiori e dell’ateneo che portavano un cartello con scritto: “L’Aquila non è una tenda, non è una caserma, non è oggetto di speculazione, non è un luogo da dimenticare, non è un centro commerciale. L’Aquila è il centro dei nostri pensieri e ha bisogno di un centro”.
Numerose associazioni, tre le quali Arci, Querencia, Teatrabile, Comunità XXIV Luglio, Muspac, Csi, Aptdh, Sicomoro, Crocevia, Solisti Aquilani, Ricostruire Insieme, Cngei, Genitori si Diventa, Artisti Aquilani e Aism hanno aderito alla ‘carriolata’ e promosso una raccolta di firme per chiedere al Comune uno spazio dove poter ricostruire le proprie sedi.
“Non abbiamo più una sede a causa del terremoto – ha spiegato Nicoletta Bardi dei Solisti aquilani – e la strada dell’insediamento di Centi Colella sembra poco perseguibile, in quanto il Comune vuole rilanciare il progetto della città dello sport. Va tutto bene – ha proseguito – ma ci devono trovare una sistemazione alternativa”.
Durante il lavoro tra le macerie è arrivato anche il vescovo ausiliare della città, mons. Giovanni D’Ercole, ma è stato contestato dai manifestanti che gridavano: “Sei venuto per le telecamere, vuoi solo farti vedere”. L’alto prelato ha risposto: “Sono venuto per dare sostegno a questa gente, non per le telecamere. Comprendo la rabbia di queste persone e la loro voglia di portare avanti questa giusta causa”.
Federico Bologna del Comitato ’3e32′ ha commentato: “Va benissimo che il vescovo venga a darci una mano a spalare, perchè non sarebbe giusto precludere a nessuno l’accesso alla manifestazione, tuttavia mercoledì scorso abbiamo scritto una lettera aperta invitando i politici a tenersi fuori dalla manifestazione e spesso i vescovi sono più politici dei politici. Quello che ci lascia perplessi – ha continuato Bologna – è l’atteggiamento della Curia aquilana per come è stata gestita le questione della casa dello studente donata dalla Lombardia, ma anche per il fatto che i terreni sono stati espropriati a tutti tranne che alla Curia”.
Sempre ieri gli abitanti nella frazione di Camarda (L’Aquila), hanno animato un sit-in di protesta contro la proposta di individuare uno dei siti di stoccaggio delle macerie nella zona di Cesarano, all’interno della loro area.
Mattia Lolli, uno dei partecipanti, ha spiegato: “Mi sembra che sia fuori luogo che con la possibilità di potenziare siti di stoccaggio già attivi come Bazzano e Paganica si debba ricorrere a Cesarano, deturpando di fatto un ambiente naturale”.


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