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Amici: il talent show senza talento

Autore: . Data: martedì, 2 marzo 2010Commenti (0)

Dopo centinaia di ore di televisone spazzatura all’improvviso compare un anticorpo: Enrico Nigiotti.

Il cosidetto talent show di Canale 5 ormai è diventato una potentissima lobby musicale televisiva, tanto che due suoi allievi hanno vinto i gli ultimi Festival di Sanremo, Marco Carta e Valerio Scanu.

La macchina inventata da Maria De Filippi si presenta come scuola di spettacolo, ma è infinitamente lontana da istituzioni famosissime come ‘The Juilliard school’ americana, che spiega chiaramente cosa intenda insegnare oltre alla musica, la danza e la recitazione: “Gli studenti della scuola debbono trovare il tempo per socializzare, partecipare alle attività organizzate, ad eventi culturali e soprattutto offrire il proprio talento al servizio della comunità”.

Su un altro pianeta sono anche la ‘Jacobs School of Music’ dell’Università dell’indiana, la ‘Eastman School of Music’ dell’Università di Rochester, il ‘Curtis Institute of Music’ o ‘The Department of Music’ dell’Università di Yale, tutti negli Usa.

In Italia non esistono scuole che formano allo spettacolo e se per i musicisti esistono i conservatori o gli aspiranti attori tentano la strada dell’Accademia nazionale di Arte drammatica Silvio D’Amico o di altri istituti, comunque i livelli qualititativi dei corsi lasciano spesso moltssimi allievi insoddisfatti se non disoccupati per sempre.

Il programma televisivo ‘Amici’ ha una formula già in partenza diseducativa, perchè invece di insegnare le ‘regole’ del mestiere, privilegia il conflitto tra gli studenti ed i docenti, divisi in squadre tra loro in competizione e spettacolarizza le polemiche per aumentare l’audience.

Ci sono studenti che offendono gli insegnanti, docenti che si accapigliano tra di loro, un pubblico che fischia come in una curva da stadio chi trova ‘antipatico’ e nessuno è realmente valutato sulla base delle proprie capacità reali.

La selezione dei ‘migliori’ è affidata al ‘televoto’, che sceglie i ‘vincitori’ e produce reddito (un euro a telefonata), ma non parte dopo le esibizioni, bensì prima, così che il pubblico pagante non premia la bravura (non ha ancora assistito alla prova), ma altro.

Sempre per un curioso dogma della televisione spazzatura il principio dei programmi di fascia ‘reality’ è l’esclusione, perchè è nella ‘violenza’ (letta in senso lato) che si elabora il filo narrativo.

Non importa essere ‘educati’, ‘preparati’, ‘disciplinati, ‘colti’, ‘eleganti’, ‘intelligenti’, conta saper coinvolgere il pubblico al di là dell’arte pur di passare il turno.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, perchè nessuno dei vincitori o dei più propagandati concorrenti possiede in realtà quel fascino ‘speciale’ che distingue il mestierante dal fuoriclasse. Al d là di alcune eccezioni come Anbeta Toromani, una ballerina classica albanese di grande valore, è capitato spesso che ragazzi di qualità, come per esempio Silvia Olari, siano stati buttati fuori lasciando in ‘gara’ dei perfetti incapaci.

In questa edizione alcuni concorrenti come Emma Marrone o Stefano De Martino sembrano usciti dal girone degli iracondi, per quanto sono maleducati, mentre tale Elena D’Amario, confondendo la televisione con una cattedrale, prima di esibirsi si cimenta in un segno della croce, come se il Padreterno fosse uno spettatore dello show.

Il problema di trasmissioni come Amici (ma anche X Factor) è nella loro estrema superficialità ed in un Paese nel quale istruzione e formazione sono in coma, le opportunità di lavoro pochissime e capacità innovative e qualità nel vasto mondo della ‘cultura’ un ricordo ormai lontano si inducono i giovani (la maggior parte dell’audience) a credere che il pressapochismo, l’aggressività e l’ignoranza siano ‘fattori’ ininfluenti, perchè non si frappongono la sogno diffuso di ottenere successo davanti ad una telecamera.

Osservare una danzatrice classica muoversi fuori dalla scena come un bisonte, gesticolare o esprimersi in pubblico come avviene a volte nei bar malfamati di qualche porto nel mondo è diventato per gli adolescenti italiani una ‘normalità’, con buona pace degli insegnanti del Bolshoi di Mosca, della Royal Academy of Dance di Londra, dell’Opera di Parigi.

In questa ciurma di dannati, tuttavia, per la prima volta domenica scorsa si è verificato un ‘incidente di percorso’.

Un concorrente, Enrico Nigiotti, definito “musicista e cantautore”, ha deciso di non prestarsi alla competizione e di andarsene per non dover confliggere con la sua ‘amata’, anche lei sottoposta alla scure del televoto.

Il ragazzo in questione non è neppure lui un talento, suona la chitarra con una certa maestria e forse cerca di ricalcare le orme di alcune rock star del passato, tanto che dopo essersi auto eliminato ha salutato il pubblico suonando un pezzo di Jimi Hendrix.

Però, forse senza esserne consapevole, ha prodotto la più forte critica al meccanismo degli show tv di area ‘reality’ che si è vista fino ad oggi.

Ha scelto di spegnere la sua ‘immagine’, di interrompere il sistema del gioco ad esclusione, di censurare il ‘mors tua, vita mea’ che tiene in piedi questo tipo di spettacolo per ‘amore’.

Lo show business che ha inventato anche dopo catastrofi e orrendi lutti il ‘the show must go on’ questa volta è stato oscurato finalmente da un gesto educativo.

Così questo ragazzo livornese, un po’ rozzo e spigoloso, ha segnato un punto che nel gesto lo ha reso personaggio. Regalando a de Filippi forse il primo vero outsider della sua trasmissione.

Speriamo la moda si diffonda, perchè potrebbe voler dire finalmente la fine del trash in tv.

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