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Afghanistan, la Nato e l’oppio

Autore: . Data: lunedì, 22 marzo 2010Commenti (0)

Il New York Times denuncia: non si distruggono i campi di papavero.

L’autorevole quotidiano statunitense ha affermato che le truppe della Nato hanno scelto di difendere il narcotraffico pur di guadagnare il consenso della popolazione e che stanno “chiudendo un occhio” sui campi di papavero da oppio pronti per il raccolto attorno alla roccaforte talebana di Marjah, dove la coltivazione del fiore è l’unica risorsa economica e produce da sola oltre il 50 per cento dell’oppio mondiale.

Un ufficiale della Nato avrebbe detto al New York Times che le truppe al comando del generale Stanley McChrystal hanno l’ordine di non distruggere i campi. “Marjah è un caso speciale – ha detto al Nyt il comandante Jeffrey Eggers, membro del gruppo di consulenza strategica del generale McChrystal – Noi non calpestiamo i mezzi di sostentamento di coloro che stiamo cercando di battere”.

I comandi afghani sono contrari a questa impostazione e molti esponenti del governo afghano sostengono che i campi dovrebbero essere bruciati perchè sarebbe l’unico segnale per convincere i produttori a cambiare atteggiamento nei confronti dei talebani.

“Sono i talebani quelli che traggono profitto dall’oppio – ha detto al New York Times Zulmai Afzali, portavoce del Ministero Antinarcotici – In questo modo finanziamo il nostro nemico”.

Secondo un racconto fatto da un coltivatore alla Reuters, Mohammad Hanif, i marines si sono presentati alla sua fattoria offrendo l’acquisto del prossimo raccolto e di trasformare le coltivazioni nei suoi campi usando semenze fornite dal governo afghano. !Sono felice per questo programma – ha detto Hanif – perchè mi ridà i soldi per i danni”. Ed un suo vicino, Mohammad Gul, ha aggiunto: “Pensiamo che sia un buon programma, perchè non abbiamo più nulla e dobbiamo sfamare i nostri figli. Se il governo distrugge tutto, non resta nulla per noi. Così invece è un’altra cosa”.

Tuttavia, queste dichiarazioni potrebbero essere ‘di comodo’. Apparati governativi, signori della guerra e traffico di droga rappresentanno in Afghanistan un intreccio indissolubile, cementato da diffuse forme di corruzione.

Quello che è certo è che negli anni il narcotraffico è stato un affare colossale che ha portato nel Paese enormi cifre di denaro e difficilmente qualcuno rinuncerà ai profitti. Per questo non stupisce la decisione ‘strategica’ del comando Nato.

C’è solo da chiedersi quanto della ricca posta in gioco sia ‘dedicata’ alle forze che sostengono il governo del presidente Hamid Karzai o ai suoi alleati.

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