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Acqua, il grande problema

Autore: . Data: martedì, 23 marzo 2010Commenti (0)

Il mondo ne ha un bisogno estremo, ma non si fa molto per difendere questa risorsa indispensabile per la vita.

Tra meno di venti anni il mondo potrebbe soffrire la sete ed oltre 3 miliardi di persone potrebbero rimanere senz’acqua.

Un dato allarmante, che diventa drammatico se si pensa che già oggi sono 8 milioni i morti in un anno a causa dalla siccità e dalle malattie legate alla mancanza di acqua potabile.

Secondo alcuni dati dell’Onu 3.900 bambini muoiono per questa ragione ogni giorno.

In Europa ed in particolare in Italia non c’è grande attenzione sull’argomento. Ecologisti o cittadini più attenti sono al corrente dei rischi, ma la stragrande maggioranza della popolazione è del tutto priva di informazioni.

Oggi la zona più colpita è l’Africa, con 250 milioni di persone coinvolte nella zona sub-sahariana.

Poi c’è il Medio Oriente, dove sono presenti meno dell’1 per cento delle risorse idriche a livello mondiale ed i Paesi arabi già sono al limite delle risorse idriche.

Dalle previsioni, la popolazione mondiale, ora a 6,6 miliardi di persone, crescerà di 2,5 miliardi entro il 2050 e questo comporterà l’aumento della domanda di acqua dolce di 64 miliardi di metri cubi all’anno.

Sempre l’Onu ritiene che più di un miliardo e 200 milioni di persone non hanno accesso sufficiente a fonti di acqua pulita e quasi altri due miliardi vivono senza servizi igienici.

Alla mancanza di ‘materia prima’ si deve associare l’inquinamento dell’acqua, che causa nel mondo oltre 1,6 milioni di morti l’anno.

Il 90 per cento di queste vittime da malattie infettive o per avvelenamento sono bambini sotto i 5 anni, la maggior parte nei Paesi del Sud del mondo.

Il fabbisogno minimo di acqua a persona per  sopravvivere è di 5 litri in 24 ore, ma secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) per poter condurre una esistenza dignitosa ne occorrono almeno 50 litri al giorno e al di sotto di questa quantità la situazione diventa grave.

Se si comparano, allora, i dati tra Nord e Sud del mondo si scopre ancora una volta l’enorme distanza che separa i Paesi ricchi da quelli poveri.

Si passa, infatti, da una disponibilità media di 425 litri al giorno per ogni abitante degli Stati Uniti ai 10 di un abitante del Madagscar, per fare solo un esempio.

La stima del consumo medio di una famiglia occidentale è di oltre 300 litri al giorno, ma scende drasticamente sotto i 20 litri per una famiglia africana.

Inoltre, un abitante su due sulla Terra (circa tre miliardi di persone) abita in case senza sistema fognario. Un abitante su cinque (1,2 miliardi di persone) non ha acqua potabile a sufficienza, il che significa oltre un miliardo di persone beve acqua potenzialmente nociva.

L’Europa, comunque, non è immune da sitazioni critiche: il 16 per cento è senza acqua potabile e 140 milioni di europei non hanno accesso a acqua pulita e servizi sanitari.

Anche qui si nota la differenza tra Paesi ricchi e poveri. Nei guai sono Albania, Georgia, Montenegro o Macedonia, dove ogni anno muoiono più di 11.000 ragazzi sotto i 14 anni.

Per il nostro Paese i dati sono interessanti. L’Italia è uno dei Paesi al mondo con maggiore disponibilità d’acqua, quello che ne consuma di più in Europa ed è il terzo al mondo dopo Canada e Stati Uniti.

Tuttavia la rete idrica è un colabrodo con una dispersione della risorsa che arriva, in alcuni casi, anche oltre il 30 per cento, cioè un terzo dell’acqua immessa non arriva ai rubinetti.

La disponibilità italiana è di 155 miliardi di metri cubi all’anno per usi civili e produttivi, 2.700 metri cubi la quota pro-capite.

Questo preziosissimo bene è distribuito attraverso 13 mila acquedotti, ma a causa della pessima manutenzione la disponibilità si riduce pesantemente.

L’acqua sta assumendo sempre più un valore di mercato ed è per questo che la speculazione comincia a lavorare per impadronirsene.

La difesa della proprietà pubblica di questa fonte di vita, importante quanto l’aria, dovrebbe essere uno degli scopi primari della politica, ma così non è.

Un processo di privatizzazione sta andando avanti rapidamente, sostenuto dal centro destra dopo anni nei quali le diverse amministrazioni hanno fatto ben poco per garantire la piena efficienza della rete distributiva.

Il futuro vedrà muoversi grandi interessi intorno a questo ‘affare’ e sarebbe utile che l’opinione pubblica fosse messa al corrente della situazione. Ma così non è.

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