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Treni regionali, il flop lombardo

Autore: . Data: giovedì, 11 febbraio 2010Commenti (0)

Il Pd Penati attacca Formigoni: “Statalismo da Unione sovietica”. Pagliarini (Pdci): “Precluso il diritto alla mobilità”

Finchè hanno potuto (per un anno, secondo il Pd), i solerti funzionari della Regione Lombardia, guidata dal centro destra di Roberto Formigoni, hanno oscurato i dati sulla puntualità e sulla qualità del servizio del locale traffico passeggeri su rotaia. Poi il bubbone è esploso e persino gli ottimisti ad oltranza (per usare un eufemismo) hanno dovuto ammettere che il sistema ha fatto flop.

Il Pd lombardo ha snocciolato qualche numero: per il mese di febbraio una miriade di pendolari ha diritto a sconti che vanno dal 20 al 50% causa ritardi su 15 delle 29 linee. Su quelle tratte i disservizi “sono pesanti o gravi anche tenendo conto solo della puntualità e non della sua qualità, ossia lo stato delle carrozze, pulizia, riscaldamento, affollamento”.

E’ partita la corsa alla denuncia di tutto quello che non va (si voterà il 28 e il 29 marzo) e il candidato presidente del centrosinistra, Filippo Penati, ha spiegato ieri che “occorre destinare risorse al trasporto regionale: noi proponiamo di investire 500 milioni di euro per l’intera legislatura”.

L’ex presidente della Provincia di Milano si è poi lasciato andare ad un curioso commento al vetriolo, considerato il destinatario dell’affondo, ciellino e perciò visceralmente anticomunista: “Quello della Regione è uno statalismo invasivo e inefficiente da Unione Sovietica, lo sfascio del servizio ferroviario regionale è ogni giorno più insopportabile”.

La provocazione di Penati trova motivo nella composizione dell’assetto societario del trasporto pubblico locale lombardo, riorganizzato con l’accorpamento di Trenitalia e delle Ferrovie Nord (che collegano Milano alla Brianza) in una srl (la Newco TLN) che si configura come azienda monopolista controllata e gestita dalla Regione.

Siamo arrivati al punto – ha aggiunto il candidato del Pd – che i pendolari non consultano i tabelloni delle stazioni per vedere di quanti minuti è il ritardo, ma per verificare se il treno è stato soppresso o no”. Si tratterebbe di “una situazione insostenibile sia dal punto di vista giuridico che economico e il continuo degrado del servizio è la plastica dimostrazione che là dove si costruiscono monopoli gli utenti sono costretti a subire aumenti tariffari e peggioramenti del servizio”.

La ricetta proposta dal centrosinistra è il via libera al mercato: “Quello che serve è una scelta netta di liberalizzazione del settore che separi chi programma, affida e controlla il servizio, da chi gestisce. Alla Regione devono andare i compiti di programmazione, assegnazione del servizio e controllo, alle società la gestione”.

In questo schema, il Pd  ha invocato 500 milioni di euro di euro di risorse, 100 milioni all’anno per i prossimi cinque, una cifra “che può apparire consistente ma è modesta per un bilancio come quello regionale che ammonta a 23 miliardi di euro l’anno”.

Sia a Penati sia a Formigoni ha replicato Gianni Pagliarini, segretario regionale del Pdci (partito che ha dato vita alla Federazione della sinistra insieme a Rifondazione e al movimento di Cesare Salvi: in Lombardia correrà da sola indicando come candidato presidente Vittorio Agnoletto): “Parlando dei disservizi nei trasporti, Penati ha sostenuto che ‘quello della Regione è uno statalismo invasivo e inefficiente da Unione Sovietica’. Spiace constatare che il centrosinistra lombardo, nel criticare giustamente la scarsissima qualità del servizio ferroviario, usi argomentazioni sbagliate e di comodo”.

L’amministrazione Formigoni, ha aggiunto, “ha tenuto in qualche cassetto i dati sulla non puntualità e sulla inadeguata qualità del servizio, ammettendo a denti stretti e fuori tempo massimo che su ben 15 tratte i lombardi sono costretti a viaggiare in carrozze sporche, fredde, affollate oltre che spessissimo in ritardo. Ma una volta accertata la evidente responsabilità del governo regionale e anche di quello nazionale, totalmente privo di strategia sul tema dei trasporti pubblici, come può Penati pensare che il nodo cruciale sia lo ‘statalismo’?”.

Sempre rivolgendosi al candidato del Pd, Pagliarini ha aggiunto: “Perchè non spiega piuttosto ai lombardi quanto il sistema sia stato indebolito dall’Alta Velocità? Le risposte utili ai cittadini non verranno certo dal mercato, bensì dalla ricostruzione dell’universalità del sistema, in nome del diritto alla mobilità”.

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