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Sicilia, Calabria: una frana percorre il Paese

Autore: Repetto. Data: giovedì, 18 febbraio 2010Commenti (0)

Ora è la volta di Maierato. La Coldiretti ha stimato che l’84% della provincia di Messina è a rischio di dissesto idrogeologico. Un articolo per “Tu Inviato”

Febbraio 2010, piove e solo nella provincia di Messina, sull’Appennino Calabro e sui monti Nebrodi potrebbe fare notizia. Con la pioggia incessante degli ultimi giorni un pezzo di montagna avanza pericolosamente su San Fratello, Sant’Angelo di Brolo e su altri 48 comuni su cui è stata chiesta, e per alcuni ottenuta, l’ordinanza di sgombero.

Una frana di quasi tre chilometri che in meno di due giorni ha costretto un intero paese, 2500 persone, a lasciare la propria casa. L’allarme inascoltato che a ragione avevamo già lanciato da queste colonne era addirittura fin troppo ottimista.

La situazione denunciata dai cittadini e da alcuni esponenti delle istituzioni locali di mezza Sicilia, dai Nebrodi al versante opposto ancora scosso dal dramma di Giampilieri, evidentemente non ha avuto molto seguito (InviatoSpeciale è stato tra i pochi a lanciare recentemente un nuovo allarme, nell’articolo visibile qui).

Qualche intervento sulle strade provinciali e sui guardrail non poteva certo impedire un dissesto idrogeologico frutto di un secolo di sfruttamento edilizio su terra da riporto e di cattiva gestione di un territorio per il quale il “Big One” non è l’attesa di un terremoto simile a quello devastante del 1908, ma un semplice inverno.

Come un effetto domino anche sul continente sta franando tutto. Il paese di Maierato, provincia di Vibo Valentia, è stato sgomberato e dalle parole del Governatore Agazio Loiero più che una misura preventiva si è trattato di un miracolo: “possiamo assistere impotenti. Le montagne per la pioggia vengono giù. Le case sono minacciate. Piove e i torrenti travolgono strade e ponti. E’ una regione in ginocchio. Quello che è accaduto a Maierato è un dramma collettivo”.

A tale proposito il Presidente della Regione Calabria ha convocato la Giunta per dichiarare lo stato di calamità naturale e chiedere al Governo interventi urgenti per il territorio. La Regione ha varato un programma da 800 milioni che non possono risolvere il problema.

Per questo Loiero ha invocato un segnale concreto da parte del Governo, dal quale negli ultimi tempi la Calabria è entrata all’ordine del giorno soprattutto per il Ponte sullo Stretto, a proposito del quale la Regione è uscita dal consorzio annunciando la vendita delle azioni. “Basterebbe occuparsi di queste catastrofi naturali piuttosto che del Ponte sullo Stretto – ha osservato Loiero – e anziché spendere i soldi destinati a un’opera che al territorio non serve per mettere in sicurezza interi paesi minacciati da frane e smottamenti.”

L’inizio del nuovo allarme che ha nuovamente mobilitato Protezione Civile, Croce Rossa, scienziati, geologi ha già la sua immagine simbolo, destinata a confondersi con altre infinite emergenze di questo ennesimo maledetto inverno: la Chiesa Madre di San Fratello. La chiesa secentesca è considerata il “punto di corona” della frana, il limite esatto di un’ipotetica zona rossa.

La Sovrintendenza ha messo in sicurezza gli arredi e le parti mobili della chiesa, già sopravvissuta alla disastrosa frana del 1922 e visibilmente lesionata anche oggi, quasi 90 anni dopo. Quella frana passò alla storia per lo scivolamento verso il mare della zona nord di San Fratello, fenomeno drammatico dal quale nacque la frazione balneare di Acquedolci, oggi uno dei comuni per i quali è stato chiesto lo stato di emergenza. La resistenza al desolante rango di città fantasma è organizzata all’interno del Municipio di San Fratello. Al suo interno i centri operativi del comune forniscono continua assistenza alla popolazione, che va da quella logistica con la quale si cerca una sistemazione provvisoria agli sfollati, fino a quella più pratica, grazie alla quale chi ha un camion o un furgone lo mette a disposizione per trasportare persone e cose.

Il vicecapo della Protezione Civile Bernardo De Bernardinis, nel corso del convegno organizzato dall’Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche) ha dichiarato: “A San Fratello la frana è lenta ma in Sicilia la fragilità idrogeologica è diffusa”, e rilancia: “Da parte dei sindaci sta crescendo la sensibilità ambientale, adesso non ci vogliono più tavoli diversi con proposte diverse, ma proposte uniche coordinate tra loro”.

Sicuramente tra i sindaci cresce la paura. Alle angosce del sindaco di San Fratello Salvatore Sidoti Pinto, si uniscono quelle dei sindaci di Galati Mamertino e di Raccuja, gli ultimi paesi evacuati dalla frana incombente.

Fabrizio Marcelli

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