Se la mafia ammazza i diritti
I nessi tra welfare e criminalità messi a fuoco da Libera, Gruppo Abele e Cnca
Welfare, crisi, diritti negati: che c’azzecca tutto ciò con le mafie? Un cartello di associazioni (dal Gruppo Abele a Libera, fino al Cnca, il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza) si è riunito recentemente in Umbria per mettere a fuoco quei nessi, evidentemente sfuggiti a buona parte del microcosmo istituzionale.
Dalla tre giorni di confronto (intitolata significativamente “Strada Facendo”) è scaturita la “Carta di Terni”, che affronta molti degli argomenti scottanti che la politica sottovaluta (o, talvolta, ignora).
Innanzitutto il nodo cruciale del lavoro, con la richiesta di “dotare di caratteristiche universali gli ammortizzatori sociali, superandone l’attuale frammentarietà e relatività, facendone uno strumento di indispensabile ridistribuzione e sostegno del reddito a favore dei lavoratori; di superare la legge 30 riducendo a non più di tre le tipologie dei contratti di lavoro, garantendo pur nella mobilità la continuità formativa occupazionale; di determinare un piano per il lavoro stabile e di qualità fondato su scelte di rilancio economico orientato alla tutela dell’ambiente, della sostenibilità e all’equità”.
E’ piuttosto rilevante che alcune realtà impegnate nel sociale, al fianco dei diseredati o delle vittime dell’usura denuncino la gravità di talune leggi, mettendole direttamente in relazione con gli effetti della precarietà. La quale si abbatte a sua volta sull’emergenza-casa, così la Carta invoca il rispetto del diritto all’alloggio e, specificamente sul welfare, chiede che vengano “definiti e finanziati i livelli essenziali di assistenza nel sociale, costruendo un patto nazionale per il sociale”.
I principi del sistema sanitario nazionale “non hanno bisogno di essere riformati – si legge ancora – ma il rischio è il venir meno della universalità di eccesso e di fruizione delle cure: la spesa sanitaria è già al di sotto della spesa media europea, può essere diversamente orientata, non ulteriormente diminuita”.
Infine, la “Carta di Terni” affronta di petto sul tema dei migranti: “Non è accettabile la configurazione del reato di clandestinità, la creazione di fatto di un codice differenziale per i cittadini italiani e stranieri, la negazione dei diritti di cittadinanza per le persone nate in Italia o da lungo tempo in possesso del permesso di soggiorno”.
Mentre va “contrastato il lavoro nero, approvando il disegno di legge sul reato di grave sfruttamento lavorativo come voluto dalle direttive europee e abolendo le forme di schiavitù dei migranti con l’uso dell’articolo 18 della legge sull’immigrazione”, le associazioni chiedono di “rilanciare un discorso autorevole sull’immigrazione, attraverso percorsi di protezione, di integrazione, di advocacy e di incontro tra italiani e stranieri per contrastare atteggiamenti razzisti e xenofobi”.


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