Roma: i soldi di Alemanno
Decine di milioni spesi a “trattativa privata”.
Secondo alcuni dati diffusi da ‘La Repubblica’ nel 2009 il Campidoglio ha versato 99 mioioni di euro, dei quali 9 per massima urgenza, “senza lo straccio di un bando, senza passare sotto l’egida dell’offerta pubblica”.
Massimiliano Valeriani, presidente della Commissione trasparenza del Comune, con una interrogazione ha chiesto al Dipartimento XII, che si occupa dello Sviluppo Infrastrutture e Manutenzione Urbana, se il sindaco Alemanno “è al corrente di tale situazione e se la ritiene normale”.
La legge impone dei vincoli alla “trattativa privata”, ma l’Italia è il Paese delle deroghe, così che i 500 mila euro fissati dalla norma possono essere portati a ben 5 milioni e 200 mila euro quando il sindaco frma una specifica ordinanza. E voilà il gioco è fatto.
Secondo Valeriani, del Pd, “la trattativa privata può essere autorizzata nel caso di ripristino di opere già esistenti e funzionanti, danneggiate e rese inutilizzabili da eventi calamitosi o da urgenze incompatibili con il ricorso ad altre procedure di affidamento degli appalti”. La pratica ‘autorizzata’, invece è stata estesa agli “interventi di completamento di opere strutturali o in quelli di manutenzione straordinaria”.
Il Dipartimento capitolino incaricato dei lavori non spiega i motivi per i quali si scelglie la ‘trattativa privata’ ed alcuni casi hanno attirato l’attenzione del presidente della Commissione trasparenza.
In edificio sono stati impegnati 800 mila euro per realizzare un impianto di rilevazione incendi e concessi 5 mesi per realizzarlo. Per altri lavori di manutenzione straordinaria si è scelta la procedura ‘diretta’ per importi pesanti: 2.058.639 di euro o 3.392.000, con tempi di esecuzione variabilissimi, 80 giorni per il primo, 200 per il secondo.
Ed oltre all’entità degi importi versati c’è anche la questione dei tempi di completamento, che non sembrano rappresentare ‘urgenze’, se arrivano ad oltre sei mesi. Per altro l’importo verrebbe deciso, secondo l’articolo di ‘La Repubblica’ a “parere insindacabile del tecnico comunale che ha effettuato il sopralluogo sull’area in cui intervenire”.
L’assessore ai Lavori pubblici, Fabrizio Ghera, ha spiegato: “Rispetto alla norma generale si è scelta una misura più restrittiva per cui le imprese vengono selezionate all’interno dell’Albo fornitori del Comune. In ogni caso verrà istituita, insieme alla Ragioneria, una unità di controllo, peraltro per la prima volta adottata proprio dal Campidoglio, che verifichi i presupposti della somma urgenza”.
In attesa delle supecommissioni di verifica e controllo 99 milioni sono usciti dalle casse e, considerando i tempi della politica, non è ardito pensare che altri troveranno la strada della ‘trattativa privata’ fino a quando i controllori saranno all’opera.
La candidata del centrosinistra alla Regione Lazio, Emma Bonino, ha commentato: “Ogni amministrazione pubblica deve attenersi a criteri rigorosi nell’assegnazione degli appalti. Ricorrere troppo spesso a procedure di emergenza rischia di alterare i più elementari principi di trasparenza in un settore nevralgico e ad alto rischio, come quello delle opere pubbliche. Anche il Campidoglio deve tenerne conto, per non rischiare di confondere l’efficienza, tutta da provare, con l’assenza di regole”.
Nel frattempo ieri il consigliere comunale di Milano del Pdl, Mirko Pennisi, presidente della commissione urbanistica di Palazzo Marino, è stato arrestato con l’accusa di concussione in relazione a una tangente incassata in flagranza di reato. Cioò preso con le mani nel sacco mentre incassava 5mila euro.
Assenza di regole: in quanti comuni italiani accade la stessa cosa?


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