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Roma, Casilino 900: cronache dallo sgombero

Autore: . Data: martedì, 2 febbraio 2010Commenti (0)

Un campo Romanì esistente da quarant’anni sta scomparendo in poche settimane. Un articolo per “Tu Inviato”

“Sono dei bastardi!”, dice un Rom uscendo da un vecchio caravan. “Hanno buttato giù la mia baracca e guardate come vivo!”.

Ce ne restiamo zitti ad ascoltarlo, mentre continua a domandarci se ciò che sta accadendo sia giusto. Ci racconta di essere solo. Su un fianco della roulotte è poggiata una lamiera a mò di tetto. Lì sotto, riparato dalla pioggia, c’è un fornello che scalda un brodo. Fa freddo.

Viene da chiedersi se il Piano Nomadi prevede l’abbattimento delle baracche ancor prima di trasferire la gente che ci vive. Se possa essere considerato “piano” lasciare che un uomo racconti di se, con le lacrime agli occhi. “Ci fanno pagare l’affitto nei campi attrezzati. E io dove li trovo 200 euro al mese? Io faccio l’elemosina!”.

Ancora, viene da domandarsi “perché?” quando una ruspa si ferma davanti ad un furgone, lo fa a pezzi, poi fa inversione per andarsene. Distruggere un mezzo di trasporto è previsto o è soltanto sinonimo di “potere”? Come dire: devo fare piazza pulita, quello che c’è, c’è!

Il Casilino 900, dopo quaranta anni, sta scomparendo. Nel giro di pochi giorni, le baracche colorate diventano legni secchi sotterrati dal fango. Tanta gente è contenta del trasferimento, ma altrettanto arrabbiata per le modalità che il Comune di Roma sta adoperando durante lo sgombero del Campo.

Non si stanno trasferendo dei rottami, delle cose, degli animali. Si stanno trasferendo delle persone da un luogo ad un altro. Da un territorio nel quale tanti sono nati e cresciuti. Pertanto che sia giusto e doveroso eliminare i campi abusivi, per dare ai Rom una sistemazione più dignitosa, è un concetto che passa in secondo piano quando i modi per farlo hanno ben poco di dignitoso.

Ermelinda Coccia

(foto Davide Falcioni)

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