Milano, immigrati nel mirino
La denuncia del Naga: da ieri militari e carabinieri presidiano il centro che accoglie i rifugiati
Degli sgomberi di Romanì, sul territorio milanese, questo giornale si è occupato diffusamente (l’ultima volta ieri, nell’articolo leggibile qui). Non senza esprimere una forte preoccupazione sul terreno dei diritti civili: la pratica degli sgomberi, nella città che si fregiava del titolo di “capitale morale d’Italia” ha interamente sostituito le politiche socio-culturali, quelle che qualche decennio fa rappresentavano il fiore all’occhiello di tanti angoli periferici del capoluogo lombardo.
Le ruspe distruggono nella periferia est meneghina le baracche insieme ai percorsi multiculturali e didattici portati avanti faticosamente da un gruppo di maestre civili e coscienziose, con l’appoggio convinto e concretamente solidale della comunità dei padri somaschi, dei volontari di Sant’Egidio e dello stesso Naga, con la vicinanza (non solo spirituale) del cardinale Tettamanzi.
Percorsi che avevano condotto 36 bambini Romanì fin dentro le aule scolastiche, prima del drammatico sgombero di via Rubattino avvenuto lo scorso novembre. Percorsi che hanno mostrato ai loro genitori anche l’altra faccia (nascosta) della città, altrimenti abbrutita dall’individualismo spinto e dalla devastante opera di atomizzazione sociale costruita a tavolino dal berlusconismo, vissuto a Milano come la “naturale” evoluzione del craxismo (non a caso in via di riabilitazione).
Le associazioni più impegnate non si occupano però soltanto di Romanì. Il Naga, ad esempio, in qualità di centro medico che da molti anni assiste gli immigrati in difficoltà, ha aperto dal 2001 a Milano, in via Grigna, un centro di assistenza e socializzazione per richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tortura.
Per la prima volta oggi (ieri, ndr), dopo quasi 10 anni di attività – si legge in una nota – i nostri volontari hanno trovato al momento dell’apertura, davanti al Centro, una camionetta dell’esercito con due militari ed un carabiniere. Le forze dell’ordine hanno chiesto l’esibizione del permesso di soggiorno a tutti i cittadini stranieri presenti che, in quanto richiedenti asilo e rifugiati, ne erano in possesso. Non è stato, inoltre, giustificato in alcun modo il motivo della ‘visita’”.
Il Naga ha espresso di conseguenza, per bocca del suo presidente Pietro Massarotto, “estrema preoccupazione di fronte a quanto accaduto: un controllo immotivato ed invasivo di una realtà che si occupa di tutela e difesa dei diritti di una categoria particolarmente vulnerabile. Denunciamo – ha aggiunto – una prassi ed una politica che criminalizza continuamente l’immigrazione e riesce, almeno da un decennio, a compattare i cittadini italiani su un’idea astratta e presunta d’identità nazionale”.
Il nesso con lo sgombero dei Romanì a Segrate vien da sé e non sfugge, come è ovvio, ai volontari dell’associazione: “Ieri (martedì, ndr) – ha osservato Italo Siena, che è il fondatore del Centro Naga per i rifugiati – abbiamo assistito all’oscena persecuzione nei confronti dei cittadini Rom sgomberati da Segrate e poi inseguiti ovunque si fermassero per trovare un rifugio. Oggi la ‘visita’ al nostro Centro: tutto ciò contribuisce a creare un clima di paura, violenza e discriminazione e a rendere l’aria di questa città sempre più irrespirabile. Inoltre quello che ci colpisce è come questi ‘episodi’ avvengano nell’indifferenza più totale”.
E’ noto, d’altra parte, che la “politica” rimane in ben altre faccende affaccendata. Senza rendersi conto che l’esclusione sociale e la paura del “diverso” contagiano, ogni giorno che passa, fette sempre più consistenti delle città. Con effetti devastanti sulla qualità della vita di chiunque.
Paolo Repetto


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