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La Rai nel caos

Autore: . Data: mercoledì, 17 febbraio 2010Commenti (0)

Le omissioni, i silenzi del Tg1 ed i gatti della ‘Prova del cuoco’.

La qualità della programmazione Rai è in caduta verticale. I telegiornali sono sempre più bollettini, zeppi di notizie precotte, manipolate, offerte ai telespettatori senza più alcun pudore. I programmi del pomeriggio, veri e propri gironi danteschi, contenitori del nulla. La sera, salvo rarissime eccezioni, tra fiction di terz’ordine, dibattiti insopportabili (Ballarò, Porta a Porta, L’ultima Parola), show improbabili, teleSantoro, Chi l’ha visto, Mi manda Raitre, Parla con me c’è da spegnere la tv. Per non parlare dei telefilm di Raidue, in perenne replica.

Solo Minoli con Rai Edicational si salva, ma per l’appunto ottiene orari impossibili, nessuna reale promozione dall’azienda e sembra sia vicino alla pensione, in modo da lasciar spazio libero a qualche nuovo arrivato meno capace. Tuttavia il pubblico è contento, ormai assuefatto al trash. Da anni ormai non si vede un prodotto innovativo, un format originale, un reportage che solo alla lontana ricordi gli antichi piccoli capolavori della pur super democristiana epoca Bernabei. Il tempo di una delle migliori televisioni del mondo non c’è più.

In questo desolante deserto di lottizzati, negli ultimi giorni ha fatto parlare la ‘scomunica’ del cantante Morgan, reo di essere un tossico ‘reo confesso’ e non ‘omertoso’. Nel secondo caso, infatti, nessuno avrebbe avuto nulla da dire. Per lui niente Sanremo, la passerella per cantanti decotti, vincitori di reality squinternati (X Factor, Amici), ospiti che fanno lo spogliarello e nuova chance per il mistero Antonella Clerici, sulla quale nessuno riesce a comprendere il motivo dei suoi molto ben pagati ingaggi.

Però il premio ‘follia’, la Rai dovrebbe vincerlo per la ‘squalifica’ di tale Beppe Bigazzi. Il signore in questione è un vispo 77enne che per tutta la vita ha proficuamente navigato nel parastato politico, quello che ‘impegnava’ i fedeli dei partiti nell’universo delle ex ‘partecipazioni pubbliche’.

Bigazzi è convinto di essere un mago della cucina e per questo motivo è stato assegnato alla ‘Prova del cuoco’. Le sue perfomance televisive sono impagabili, perchè spesso regala consigli fantastici ai suoi fan, suggerendo l’uso di prodotti inesistenti, costosissimi, introvabili. Lo fa anche con ineffabile arroganza, toccando picchi di antipatia da vero fuoriclasse.

‘La Prova del cuoco’, un tempo regno proprio di Clerici, è una trasmissione di successo. Alle massaie italiane propone ricette fantasmagoriche ed immangiabili, come per esempio cavatelli con totanetti, cime di rapa e lampascioni o maiale con cuore di prugne e radicchio di Treviso. Ma anche spezzatino di suino in agrodolce con mele e peperoni all’aceto oppure cavatelli al pepe e pecorino con totani e melanzane ed altre amenità del genere.

Ora, il prode Bigazzi in uno dei suoi momenti di gloria, qualche giorno fa, ha parlato di gatti. Ha spiegato la sua esternazione in questo modo: “Dico solo che ho parlato nella puntata di giovedì grasso di un proverbio delle mie parti. A berlingaccio (il carnevale in dialetto, ndr) chi non ha ciccia ammazza il gatto. Evidentemente qualcuno ha voluto capire che ho invitato a mangiare carne di gatto, ma è follia”.

In realtà il sottile gastronomo ha anche raccontato che in passato in occasione del giovedì grasso in Valdarno si preparava il gatto in umido. “Uno dei grandi piatti del Valdarno – ha spiegato con tono dottorale – era il gatto in umido”. Quindi polemizzando sottilmente con chi mangia il coniglio, il pollo o il piccione, ha cominciato a spiegare come si prepara la ricetta: “Il gatto tenuto tre giorni nell’acqua corrente del torrente Ciuffenna veniva fuori con le sue carnine bianche – io l’ho mangiato tante volte – e t’assicuro che è una delizia”.

Preveggente ha concluso: “Ora ci saranno le lettere degli amanti della natura. Perché non difendono i conigli, questi sono dei razzisti”.

La storica polemica tra difensori di gatti, conigli, manzi, quagliette e piccioni è subito esplosa. Nel Paese dei furbacchioni della Protezione civile l’argomento era ghiottissimo.

Il sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che ancora non sapeva dei preservativi di Bertolaso, ha tuonato: “Quanto accaduto durante una trasmissione in onda su un canale televisivo del servizio pubblico è di una gravità assoluta. Mi riservo di intraprendere ogni azione del caso e scriverò all’Autorità garante e al direttore generale dell’azienda affinché vengano presi provvedimenti severi di fronte a dichiarazioni non solo illecite, ma anche lesive di una sensibilità, fortunatamente sempre crescente, dei cittadini nei confronti degli animali”.

“I gatti – ha ricordato Martini – sono animali d’affezione tutelati dalla legge 281 del 1991 che nell’articolo 1 comma 1 recita: ‘Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti e il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente’. Inoltre – ha proseguito il sottosegretario – la Convenzione europea di Strasburgo per la protezione degli animali da compagnia reca norme particolarmente severe per la loro protezione”. “La magnificazione della bontà della carne felina e l’incoraggiamento al suo consumo, tantopiù in una trasmissione di grande ascolto – conclude Martini – rappresentano l’esaltazione di un fatto di reato, poiché tale condotta è di per sé idonea all’imitazione”.

La presa di posizione dell’autorevole esponente del governo ha immediatamente spinto i vertici della Rai a sospendere Bigazzi, non è chiaro se per sempre o solo per un certo periodo. Nel secondo caso sarà interessante capire qual’è l’entità della pena per chi parla di ricette a base di gatto e se è superiore o inferiore a quella che eventualmente potrebbe essere comminata ai sostenitori della bontà dei cani o delle scimmie (alimenti amatissimi in Asia).

Dopo la decisione dell’azienda, Cristina Morelli, responsabile Diritti dei Verdi, per nulla preoccupata del coma forse irreversibile del suo partito, ha preso carta e penna ed ha scritto: ”La decisione di sospendere dalla trasmissione di Raiuno Beppe Bigazzi, autore di un episodio vergognoso nel quale si invitava a gustare la carnina bianca di gatto, più che giusta era doverosa dal momento che fino ad ora non abbiamo assistito a nessuna dichiarazione di dissociazione da parte dei vertici Rai”.

Intanto, il presidente dell’Enpa, Carla Rocchi, annunciava “che l’Ente ha incaricato l’avvocato del foro di Roma, Mariano Buratti, di agire contro Bigazzi e contro la trasmissione” per istigazione al maltrattamento di animali.

Gianlunca Felicetti, presidente della Lega antivivisezione (Lav), è andato oltre ed ha avvertito: “I nostri avvocati stanno visionando i filmati della trasmissione per valutare se ci siano gli estremi per procedere con una denuncia per istigazione a delinquere”, perchè a suo parere “durante la puntata in questione non ci si è limitati a ricordare un’abitudine scomparsa ormai da molti anni nel nostro Paese, quella di utilizzare carne di gatto in cucina. Sono state date vere e proprie indicazioni su come prepararne al meglio la carne”.

La vicenda Bigazzi è forse l’immagine più fedele e sconvolgente del Paese. Ben vengano gli allevamenti intensivi per i polli o per i vitelli, lo sgozzamento dei maialini per preparare il ‘porceddu’ sardo o lo sterminio di tacchini ed agnellini per il Natale o per Pasqua, basta che non si parli di gatti.

Una azienda che si rispetti li deve tutelare, a tutti i costi. Non fa nulla se poi nei Tg si nascondono i fatti, intervengono parlamentari razzisti, si fa propaganda xenofoba, si tagliano le notizie sugli scandali, si manipolano le informazioni. I protettori degli animali, gli amanti dei simpatici felini domestici, hanno vinto la loro battaglia. Mentre seppie, totani ed aragoste non hanno nessuno a difenderli: migranti del mare, come gli africani.

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