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La crisi colpisce nel silenzio dei media

Autore: . Data: giovedì, 11 febbraio 2010Commenti (0)

Nuove notizie devastanti ‘dimenticate’ rapidamente.

Nel biennio 2006-2008 il reddito medio delle famiglie si è contratto in termini reali di circa il 4 per cento. Tenendo conto dei cambiamenti nell’ampiezza e nella composizione della famiglia, il reddito equivalente è caduto circa del 2,6. Il 20 per cento delle famiglie ha un reddito mensile inferiore a 1.281 euro, il 10 per cento superiore a 4.860. Ancora. La percentuale di famiglie indebitate è aumentata di quasi due punti percentuali, al 27,8 per cento.

Non si tratta di cifre distribuite dall’opposizione al governo, ma dalla Banca d’Italia.

Per l’istituto guidato da Mario Draghi “nel 2008 la ricchezza familiare netta, data dalla somma delle attività reali (immobili, aziende e oggetti di valore) e delle attività finanziarie (depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie (mutui e altri debiti), presenta un valore mediano di 153.000 euro. In termini reali, dopo essere cresciuto di circa il 44 per cento dal 1993 al 2006 soprattutto grazie all’aumento del valore degli immobili, questo importo è diminuito di circa l’1 per cento nel biennio successivo”.

“Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede quasi il 45 per cento dell’intera ricchezza netta delle famiglie italiane – ha spiegato Bankitalia – Tale livello di concentrazione è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi quindici anni. La percentuale di famiglie indebitate è aumentata di quasi due punti percentuali, al 27,8 per cento, un valore ancora inferiore a quelli dei principali paesi industriali, in particolare nel comparto dei mutui. Non è tuttavia aumentato il loro grado di vulnerabilità finanziaria, misurato dall’incidenza della rata dei prestiti per immobili sul reddito disponibile, che risulta pari a circa il 17 per cento, in linea con quanto rilevato nel 2006 e in altri paesi dell’area dell’euro”.

Per la Banca centrale “l’affitto medio pagato dalle famiglie è stato nel 2008 pari a circa 336 euro al mese per un’abitazione della superficie media di 75 mq. Considerando un’abitazione di dimensione mediana, nell’ultimo biennio l’incidenza della spesa dell’affitto sul reddito delle famiglie locatarie è aumentato di circa un punto percentuale, portandosi su un livello di circa il 18,6 per cento”. Naturalmente per chi vive nelle grandi città la media di 336 euro mensili è un sogno.

Pessime notizie anche per le imprese. La crisi economica nel 2009 ha colpito soprattutto l’industria, lasciando sul tappeto il 17,4 per cento della produzione e registrando il dato peggiore dal 1991, primo anno di confronto delle serie storiche.

Il 2009, secondo i dati Istat, è stato un anno da dimenticare, soprattutto per metallurgia e macchinari con cali di produzione vicini al 30 per cento.

Il Centro studi Confindustria (Csc) ha stimato per gennaio un aumento della produzione dello 0,8 per cento rispetto a dicembre, che compenserebbe il  meno 0,7 congiunturale registrato a dicembre sul mese precedente di novembre.

Analizzando i dati corretti per gli effetti di calendario emerge che è il comparto della metallurgia quello che segna il calo più consistente, meno 29,1 dal 2008, seguito dalla fabbricazione di macchinari e attrezzature, meno 28,7 e dalla fabbricazione di apparecchiature elettriche, meno 26,8.

I beni strumentali e quelli intermedi hanno registrato cali superiori al 20 per cento, mentre quelli di consumo hanno retto meglio alla crisi grazie alla tenuta della domanda. I beni di consumo in generale hanno perso comunque il 6,9 per cento, ma questo dato è il risultato tra il  meno 17,8 per cento dei beni durevoli e il meno 4,3 dei beni non durevoli.

In particolare ha retto rispetto alla crisi la produzione di beni alimentari, solo il meno 1,6 per cento nel 2009 rispetto al 2008, mentre l’industria tessile ha perso l’11,2 per cento della produzione.

Unico settore in controtendenza è stata la farmaceutica, con una crescita del 2,8 per cento in media d’anno. La produzione automobilistica ha perso un quarto della produzione, il 25,2 per cento.

Susanna Camusso, segretaria confederale della Cgil, ha parlato di “effetti devastanti” della crisi economica sull’industria ed ha chiesto al governo un incontro immediato.

Ma il premier è troppo occupato con la giustizia, come del resto tutto il governo. Ed i numeri si ‘vendono’ con difficoltà, i lettori non li amano, per cui i giornali e la tv li ignorano. Quanti cittadini sono consapevoli della situazione?

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