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In Italia il sistema degli ammortizzatori lascia soli

Autore: . Data: martedì, 2 febbraio 2010Commenti (0)

I motivi dei suicidi tra i licenziati.

Emilio Reyneri, docente di Sociologia del Lavoro alla Facoltà di Sociologia dell’Università di Milano Bicocca, pensa che il trauma della perdita del lavoro sia acuito in Italia da un sistema che ha puntato molto sulla cassa integrazione straordinaria, ma che prevede ammortizzatori sociali fragilissimi in caso di fallimento dell’impresa, oltre che da una carenza di sostegno ai disoccupati rispetto al resto d’Europa.

Per lo studioso “l’intervento pubblico per affrontare il problema della disoccupazione si è concentrato sulla cassa integrazione straordinaria, che tiene le persone all’interno dell’impresa e assicura loro un salario anche se non c’è lavoro”.

“Ma se l’impresa scompare, gli ammortizzatori sociali, che consistono in un’indennità ordinaria di disoccupazione, sono fragilissimi e nettamente al di sotto della media europea”, ha aggiunto Reyneri.

“E’ proprio questo il caso dell’operaio bergamasco suicidatosi nei giorni scorsi dandosi fuoco dopo aver perso il lavoro a causa del fallimento della ditta presso cui era impiegato. Anche se si tratta di un caso estremo, che va contestualizzato nella situazione familiare e psicologica dello specifico individuo, ha spiegato il docente, capita spesso che la disoccupazione porti “alla depressione e al lasciarsi andare”.

Il lavoro, ha concluso il sociologo “non è soltanto una fonte di sostentamento, ma anche uno dei principali elementi costitutivi dell’identità di una persona, fondamentale per l’autostima e la collocazione sociale”. E nel nostro Paese se un’impresa fallisce chi vi lavorava viene “completamente lasciato a se stesso. Non c’è un intervento personale di supporto anche psicologico ai disoccupati, come avviene ad esempio in Danimarca e in Francia: l’Italia è il Paese con il minor numero di persone addette al rapporto con i disoccupati in tutta Europa”.

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