Immunità : ci risiamo!
Il centro destra con l’Udc al fronte per salvare Berlusconi dai processi.
“Neanche in tempo di guerra è prevista la sospensione della Costituzione” ha detto Roberto Zaccaria, del Pd, criticando la gravità della normativa sul legittimo impedimento.
Di che si tratta? In fondo la nuova legge sta passando alla chetichella, perchè per quanto i media ne parlino nessuno la presenta come l’ultimo elemento scandaloso di una ormai infinita serie di tentativi per ‘immunizzare’ Berlusconi.
La nuova legge, che vede aggiungersi al centro destra anche l’Udc di Casini, stabilisce nuovi privilegi non solo per gli ex beneficati dal lodo Alfano affondato dalla Consulta, ma per tutti i parlamentari.
In pratica, dal presidente della Repubblica al più assenteista dei peones l’obbligo a presentarsi in tribunale nel caso siano imputati di un reato è abolito. Basta che abbiano ‘da fare’ e voilà la causa è rinviata. Poi, col processo breve, scadranno i tempi per il giudizio e finalmente ‘liberi tutti’.
Massimo D’Alema ha detto che La legge sul legittimo impedimento è “una sfida alla Corte Costituzionale”, un modo “furbesco” di riapprovare il Lodo Alfano. Il nuovo ‘capo’ del Copasir, la commissione di controllo sui servizi segreti, ha continuato: “Lo avevo già detto nel corso del dibattito sul Lodo Alfano. Lo ridico ora: è facile profezia dire che tra 18 mesi saremo di nuovo qui” perché “questa legge non risolve nulla, non è un ponte verso nulla, con tutto il rispetto per i tibetani. E’ una sfida alla Corte Costituzionale” perché “stiamo riapprovando in una forma più furbesca il Lodo Alfano con una incomprensibile discriminazione per le altre alte cariche dello Stato che non capisco perché non devono essere tutelate”.
“Tra 18 mesi – ha proseguito D’Alema – il premier sarà chiamato a rispondere di corruzione a meno che noi qui, grazie alla fantasia dei colleghi, saremo in grado di approvare un altro imbroglio”.
Per l’ex ministro degli Esteri “il vero problema è quello dell’equilibrio dei poteri, una questione costituzionale” ed a chi ha affermato che i padri costituenti avevano previsto l’immunità parlamentare ha replicato: “L’articolo 68 non prevedeva un automatismo ma l’assunzione di responsabilità da parte del Parlamento, un esame delle accuse e trasformare quell’articolo in uno strumento di impunità e arbitrio è la ragione che lo ha distrutto agli occhi dei cittadini prima che noi ne prendessimo atto”.
Il cosidetto ‘legittimo impedimento’ ha visto Casini convergere sulle posizioni del governo. Il leader cattolico ha subito durante il dibattito di ieri un durissimo attacco da parte di Francesco Barbato, deputato dell’Italia dei Valori. Ha detto il parlamentare rivolto all’Udc: “Unione dei Casalesi, partito delle poltrone e delle polpette”.
L’ex presidente della Camera, allora, ha chiesto a Gianfranco Fini, suo successore: “Aspetto che Lei biasimi queste parole dissennate e delinquenziali dell’onorevole collega, che si deve vergognare di quello che ha appena detto”.
L’ex leader di An gli ha risposto: “Sa che il presidente ha il dovere di condurre i lavori dell’Aula in modo tale da garantire che ci sia la tranquillità possibile. Pur tuttavia ritengo anch’io che le espressioni utilizzate dall’onorevole Barbato legittimino la sua sdegnata reazione e spieghino perchè lei è stato applaudito, a differenza di quel che è capitato all’onorevole Barbato, da tutta l’Aula”.
La notazione è interessante, perchè comunque descrive un clima.
La legge, infine, rischia di rendere vani i tentativi di ‘avvicinamento’ tra Udc e Pd, mettendo ancor più nei guai la segreteria Bersani. A questo proposito ha dichiarato Giovanna Melandri: “Oggi Casini, nello spiegare in aula il motivo per il quale l’Udc stia votando con la maggioranza il legittimo impedimento, ha detto di ‘voler prendere il toro per le corna’. Ci chiediamo di quale toro e di quali corna si parli, visto che stiamo discutendo di un classico provvedimento ‘ad personam’, nell’esclusivo interesse del premier”. Poi ha aggiunto: “Fatto sta che con il voto la distanza che già si è misurata tra Pd ed Udc in tema di alleanze per le regionali, diventa ancor più profonda. Non è in gioco soltanto una diversa tattica elettorale, ma una vera e propria differenza nell’intendere i reali problemi del Paese e le differenti risposte che il centrodestra o il centrosinistra credono di dover trovare”.
Per Melandri “il gruppo dirigente del Pd si interroghi urgentemente su quale significato abbia continuare ad inseguire i centristi su un terreno che sta diventando sempre più caratterizzato dalle sabbie mobili. Ho chiesto una settimana fa in occasione della direzione nazionale del mio partito e torno a chiedere oggi al nuovo gruppo dirigente del Pd: non appendiamo il futuro del Pd, la nostra strategia, ad un chiodo che non regge e che non vuole reggere”.


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