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Il suicidio di un precario

Autore: . Data: martedì, 9 febbraio 2010Commenti (0)

Si chiamava Giovanni Vano, sfruttato per 23 anni.

L’uomo, un napoletano di 56 anni, si è impiccato utilizzando un albero nel parco di Capodimonte. Era stato elettricista ‘in nero’ per quasi tutta la sua vita lavorativa e montava luminarie per le feste di piazza. Vano era nato nel rione Sanità, ma una volta sposato si era trasferito a Casalnuovo, un paese alle porte del capoluogo campano.

Qualche tempo fa il suo sfruttatore gli aveva proposto di essere assunto con un contratto regolare. La ‘concessione’ del padrone, on si può definire in altro modo, prevedeva la rinuncia ai contributi, agli assegni familiari e ai diritti maturati negli oltre 20 anni di collaborazione.

Accanto al corpo dell’operaio è stato ritrovato un quaderno sul quale Giovanni aveva scritto alcuni pensieri per la moglie, per la figlia di 17 anni e per il figlioletto dodicenne.

Antonio Peluso, sindaco di Casalnuovo, ieri ha commentato: “I particolari agghiaccianti che stanno emergendo relativamente alla morte di Giovanni Vano offendono il senso di umanità di ciascuno di noi”.

“Rispetto a questi drammi – ha proseguito Peluso – il Comune purtroppo è sfornito di strumenti adeguati. Per quello che noi possiamo fare, oltre alle politiche a sostegno dell’occupazione, ci adopereremo per sensibilizzare le istituzioni competenti relativamente alla necessità di maggiori controlli sul rispetto delle normative sul lavoro e affinchè vengano attuate politiche di sostegno all’occupazione legittima”.

Per il sindaco “qualora ce ne fossero i presupposti il Comune darà supporto legale ai familiari di Giovanni Vano, affinchè possano agire nei confronti del datore di lavoro al fine di ottenere dallo stesso il riconoscimento dei diritti negati quando il sig.Vano era ancora in vita”.

Il caso dell’elettricista campano, anni ed anni di sfruttamento e di non diritti, non è isolato. In Italia la piaga del lavoro nero, dell’evasione contributiva e dei contratti di facciata è estesissima, ma nulla accade da anni. Per responsabilità dei governi, che indipendentemente dallo schieramento hanno ampliato lo spazio per il precariato, ma anche per la cecità dei sindacati che nella maggioranza dei casi non tutelano gli interessi di questo tipo di lavoratori.

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