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Il silenzio sul terremoto d’Abruzzo

Autore: barbera. Data: martedì, 9 febbraio 2010Commenti (0)

La situazione è difficile, ma non se ne parla.

’3.32′ fa sapere che “dopo quasi 10 mesi dal terremoto è avvenuto il passaggio di consegne tra la Protezione Civile e gli enti locali. Lo scenario attuale è quello di 8 mila persone ancora in albergo fuori L’Aquila, 17 mila cassaintegrati, in mobilità o disoccupati in più e una ricostruzione che stenta a partire”.

Secondo l’associazione “gli ultimi giorni di Bertolaso a L’Aquila sono stati caratterizzati dagli stessi metodi e le stesse contraddizioni di quasi un anno di commissariamento. Con un secco “decido io” il Capo Dipartimento ha imposto la costruzione di una mensa con tanto di chiesa e convento a Piazza d’Armi, come al solito senza curarsi della volontà della comunità e delle istituzioni locali. Nel frattempo la Protezione Civile è diventata (con Decreto Legge approvato a dicembre) una S.p.A. con poteri sempre più ampi e sempre più fuori da ogni controllo”.

Gli effetti dei ‘cambiamenti’ previsti dal governo renderanno “possibile per la Presidenza del Consiglio – secondo 3.32 – intervenire tramite la Protezione Civile e il potere di ordinanza nei generici casi di “emergenza sociale, economica o ambientale”. La nuova S.p.A. si occuperà inoltre di grandi eventi e gestione di appalti. Un ruolo sempre più privatistico e politico, molto lontano da quello originario di prevenzione delle catastrofi naturali, messa in sicurezza del territorio ed autoprotezione dei cittadini che a nostro avviso la Protezione Civile dovrebbe svolgere. Difficile non ripensare a quella commissione grandi rischi del 30 marzo sciolta dopo appena 28 minuti con un irresponsabile “gli aquilani possono stare tranquilli”. Difficile non pensare agli 8 milioni presi dai fondi del decreto Abruzzo per le assunzioni all’interno della Protezione Civile, mentre i vigili del fuoco sono sottopagati, privi di mezzi e risorse e forse anche per questo il 5 aprile ce n’erano solo 15 in servizio a L’Aquila”.

Durante la recente visita del ministro Alfano a l’Aquila, ha reso noto l’associazione “è stato impedito l’ingresso (nella sala nella quale si svolgeva l’incontro, ndr) ai genitori dei ragazzi della casa dello studente, che manifestavano contro la legge sul processo breve che probabilmente bloccherà anche i processi sui crolli” e, ha continuato 3.32, “in 10 mesi le cose non sono cambiate poi così tanto. Continuiamo ad assistere ad abusi di potere, prevaricazione sulle istituzioni locali, mancanza di trasparenza, oscuramento del dissenso, della partecipazione dei cittadini, mentre per la ricostruzione si muove poco o nulla. Il tutto viene mostrato davanti al resto del paese come un miracolo e come un grande successo politico”.

“Tutto ciò può avvenire anche grazie al complice silenzio delle istituzioni locali” ha insistito 3.32, che ha spiegato come il sindaco del capoluogo, Cialente, il presidente della Regione e commissario alla ricostruzione, Chiodi, ed il presidente della Provincia, Pezzopane, mostrino “totale sottomissione alla strumentalizzazione ed alla presa in giro da parte del governo”.

L’associazione ha concluso: “Non possiamo che provare indignazione per questo pesante silenzio, grazie al quale il governo può convincere il resto d’Italia che a L’Aquila è stato tutto risolto e che abbiamo avuto fin troppo (come ha sostenuto tranquillamente Tremonti). E’ una responsabilità grave che le istituzioni locali si assumono anche come cittadini e che ci porta ad affermare che non possiamo assolutamente sentirci rappresentati da chi non ha nemmeno il coraggio di dire la verità”.

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