Il razzismo che uccide
La propaganda segregazionista sta distruggendo il Paese.
Tra sabato e domenica Milano è stata il centro di un gravissimo conflitto razziale, l’ennesimo nel nostro Paese. Questa volta non tra ‘stranieri’ ed ‘italiani’, ma tra nordafricani e sudamericani.
L’omicidio di un cittadino egiziano, Abdel Aziz el Saied, ha scatenato le proteste dei suoi connazionali contro i presunti responsabili, secondo alcune testimonianze i ‘Chicago’, una banda costituita da non meglio identificati ‘latinos’.
La dinamica dei fatti è simile a quella dell’inizio di gennaio a Rosarno, in Calabria, anche se in quel caso la ‘ndrangheta ha giocato un ruolo di rilievo.
I più sprovveduti, le vittime della propaganda razzista, i partiti che sfruttano la situazione per guadagnare voti anche questa volta hanno lanciato proclami inqualificabili. Matteo Salvini, eurodeputato della Lega e già noto per aver proposto vagoni differenziati nella metropolitana milanese per italiani e stranieri, ha detto: “Ho già segnalato al ministro Maroni questa situazione di emergenza. Occorrono controlli ed espulsioni casa per casa, piano per piano”, di fatto rastrellamenti.
Maurizio Gasparri presidente dei senatori del Pdl, ha dichiarato: “Gli ingenui che da sinistra tessono in modo acritico e demagogico le lodi dell’integrazione prendano atto, dopo quanto è avvenuto la scorsa notte a Milano, che bisogna proseguire nella politica di fermezza voluta dal Pdl in materia di immigrazione. Non possiamo tollerare vere e proprio guerre etniche nelle nostre città . Si proceda alla revoca di ogni tipo di permesso e alla espulsione immediata di chi alimenta violenze. Servono risposte drastiche e immediate, coerenti con le norme volute dal centro-destra. Tolleranza zero per i violenti che non hanno il diritto di devastare le nostre città . L’azione deve essere immediata ed efficace come lo è stata l’attività dei respingimenti nel Mediterraneo. Le violenze razziste non sono compatibili con le regole italiane della democrazia, della legalità e della tolleranza”.
Su Facebook in diversi gruppi che si leggono post agghiaccianti. Ha scritto Giordano Danieli: “Questi delinquenti a casa loro sarebbero trattati diversamente. Con mano molto pesante. Da loro non scherzano”, auspicando quello che Michele Satta dichiara apertamente: “Ma se questi stranieri stanno così male in Italia tanto da lamentarsi in continuazione e addirittura ribellarsi alle istituzioni, dimostrando inciviltà e assenza di civismo, perchè non se ne tornano a casa loro? e se non ci riescono da soli forse questo è il miglior aiuto che gli si possa dare…MANDIAMOLI VIA TUTTI E SUBITO !!!!”. Adelfio Scrofani non a dubbi: “Stranieri di merdaaaaaaa!!!! E poi non dovremmo essere razzisti, per colpa loro l’Italia fa sempre più schifo!”.
Samantha Squarzoni, poi, è arrivata a presentare il suo personale manifesto razzista e segregazionista: “Mi sono iscritta al gruppo perchè ho avuto l’occasione di vedere un servizio su canale 5 dedicato all’immigrazione e alle condizioni di certi quartieri italiani ridotti ad un minestrone confuso di troppi sapori, colori, pensieri… io lavoro in un centro commerciale e non posso descrivervi quanto noto sempre di più i differenti comportamenti che hanno le persone in base alla loro etnia… siamo tutti uguali? solo perchè il valore materico e spirituale del nero è uguale a quello del giallo… ma non per questo è giusto spremerci tutti assieme nello stesso contesto. questa ricetta composta da tutti diversi ingredienti tanto distanti fra loro rischia di deludere tanti palati… lo slogan ” Riprendiamoci Milano” è assolutamente riassuntivo di ciò che tutta l’Italia dovrebbe fare, coi suoi territori e coi suoi concetti, e valori. Basta Trans, Gay, Lesbiche che volteggiano in tv e confondono i nostri figli piccoli, i nostri valori di famiglia, di condividere amore e costruire un futuro sicuro, basta lavoro in nero a basso costo, basta zingari che non si lavano, rubano, impongono a noi la loro inciviltà e ci fanno pagare la luce che consumano nei loro campi, basta tolleranza… il nostro bel paese è ricco di tradizioni infangate da sconosciuti. io al lavoro, non mi sento mai rispettata… gli stranieri provenienti dai paesi non civilizzati, non salutano, non ringraziano, pretendono servizi non dovuti, perchè non conoscono la lingua, mi chiamano con gesti come se fossi il loro cane, sporcano e pretendono… non ho mai visto un sorriso o un sentito un “grazie”. Addirittura mi hanno sputato sulle vetrine. Ma siamo noi giovani a dover dare sfogo al nostro pensiero… non per dare aria alla bocca o per divertimento nel prendere una posizione… riflettiamo e facciamo valere i nostri diritti. Abbiamo il dovere di non essere indifferenti al nostro avvenire!!”.
Romano La Russa, coordinatore provinciale del Pdl e fratello del ministro della Difesa ha affermato: “Milano non può e non deve essere una seconda Rosarno. In via Padova c’è un’alta concentrazione di extracomunitari e i residenti sono prigionieri in casa loro”.
Ma qual’è la situazione reale in quella zona del capoluogo lombardo? Hanno spiegato gli investigatori di polizia e carabinieri: “Nonostante l’episodio, che secondo le prime risultanze è nato in modo causale, non ci sono elementi, al momento, che facciano pensare al reale rischio di una escalation di violenza nel quartiere e non ci sembra adeguata la definizione di ‘polveriera’ che è stata fatta”.
Insomma, il fenomeno, amplificato da alcuni media (come ben fa capire Samantha Squarzoni, che richiama un servizio di Canale 5) e strumentalizzato da Pdl e Lega, ha contorni ben diversi, come hanno rilevato i rappresentanti delle forze dell’ordine.
Il crescere del disagio nelle città e la sempre maggiore difficoltà di coesistenza pacifica tra cittadini italiani e cittadini di altri Paesi è la conseguenza di una dissennata gestione dell’immigrazione.
Il prefetto di Milano, Gian Valerio Lombardi, ha sottolineato che “a Milano non c’è emergenza”, ma ugualmente giornali, televisioni e partiti continuano a descrivere una situazione ‘infuocata’.
Andrea Galli e Gianni Santucci, su ‘Il Corriere della Sera’, forse appena usciti dalla proiezione di ’1997: fuga da New York’, hanno scritto: “Quando vedono la polizia, ingoiano. Pallette di pellicola trasparente, le tengono sotto la lingua. Costano da 30 a 50 euro. Contengono cocaina, a volte sono ‘pacchi’: solo gesso. La vendono nei cortili, negli androni. La mattina invece svolazzano sui marciapiedi rettangolini di Domopak d’alluminio, bruciacchiati al centro. Servono per scaldare l’eroina e fumarla. La droga muove un bel pezzo dell’economia di queste strade disperate. Strade di balordi e poveri cristi. Centinaia di spacciatori lavorano in via Padova e traverse, da piazzale Loreto al primo ponte, prima periferia di Milano. Meno di un chilometro. E decine di palazzi andati in malora. Da ieri sembra finita in cancrena pure la convivenza, che non è mai stata un granché”.
I due giornalisti hanno anche aggiunto: “Via Crespi, Arquà , Clitunno, Marco Aurelio: potrebbero essere il posto ideale per un seminario di studio sulla totale assenza di governo dell’immigrazione” e dopo aver interpellato il il parroco di San Giovanni Crisostomo, don Piero Cecchi (“La gente non era pronta a un’immigrazione così veloce e numerosa”), hanno proseguito nel racconto alla Tarantino: “Ora ci sono troppe fratture da ricucire. E questo a Milano lo sanno tutti, da almeno dieci anni. L’ultimo rischio è che la conflittualità latente esploda in una legge del taglione, eccitata dal sangue di quel ragazzo morto ieri sull’asfalto. Sulla deriva criminale di questa zona si muovono in molti. Romeni e albanesi, che lavorano di più con la cocaina; maghrebini, che smerciano soprattutto il fumo; sudamericani. Ogni gruppo per anni ha lavorato da solo. Con le mazze e i coltelli si sono contesi portoni, sottotetti occupati per gli “imboschi”, pezzi di strada per lo spaccio. Oggi pare che si stiano mischiando. E le alleanze che si stringono e si sciolgono si portano dietro il rischio di intrighi, traditori, vendette. Poi c’è la prostituzione, quella di livello più basso, ed è un altro giro criminale che s’intreccia agli altri”.
I due cronisti non spiegano, però, alcune cose. Di chi è la proprietà delle abitazioni in uso agli ‘stranieri’? Chi sono i ‘grossisti’ che importano la droga? Chi sono i clienti degli spacciatori? Chi quelli delle prostitute? Se avessero indagato avrebbero anche scoperto il livello eccezionale di ‘integrazione’ della zona, perchè gli italiani affittano a prezzi esorbitanti catapecchie, la criminalità organizzata italiana è leader nell’importazione di droga, i milanesi ‘bianchi’ comprano e consumano quintali di cocaina al giorno e neppure disdegnano le prostitute ‘estere’.
La ‘resistenza’ al processo ineluttabile di trasformazione delle società impone riflessioni profonde. Prima di tutto culturali. E si dovrebbe capire che anche i sostenitori dell’integrazione o della tolleranza sbagliano. La coesistenza tra nazionalità diverse, origini differenti, usi e costumi lontani non prevede l’accettazione da parte di qualcuno delle regole di qualcun altro, ma richiede la scrittura di regole nuove. Appunto il vivere insieme ed alla pari e la lotta contro la discriminazione razziale, non la definizione di una ‘supremazia bianca’ sugli altri, che debbono ‘adeguarsi’ ed ‘imparare’.
Per questo motivo a Milano i genitori degli alunni della scuola del Sole, che si trova proprio davanti al luogo dove è stato ucciso il ragazzo egiziano, si sono raccolti davanti all’istituto.
“Quello che è successo qui ieri nessuno lo può accettare”, ha detto Somaya Abdel Qader, palestinese e mamma di due bambini, membro del consiglio di istituto. “La scuola è un esempio di pacifica convivenza: questo lavoro deve continuare anche fuori dalle sue mura – ha proseguito la donna, che ha invitato tutti ad assumere atteggiamenti responsabili e a non strumentalizzare l’ accaduto – Milano è di tutti. Noi siamo vicini alla famiglia del ragazzo morto ma nessuno, nè italiano nè straniero, deve strumentalizzare questi momenti, e dobbiamo impegnarci tutti a vivere in pace”.
Somaya Abdel Qader, più ‘italiana’ di molti ‘italiani’.


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