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Il ‘made in Italy’ nella moda è crollato

Autore: . Data: mercoledì, 3 febbraio 2010Commenti (0)

Un altro settore caduto in una crisi senza precedenti.

La moda italiana è al tappeto ed i dati sono sconfortanti. Negli ultimi due anni, tra il 2008 e il 2009, hanno chiuso i battenti quasi 2mila imprese.

Totale l’assenza del governo, mentre gli imprenditori chiedono incentivi ed aiuti che per il Sistema Moda Italia (SMI) non possono essere inferiori agli 80 milioni di euro. Nel rapporto finale del forum ‘Meridiano moda’, organizzato da Unioncamere e Italian Textile Fashion, si analizza la situazione di un comparto produttivo che ha un peso economico secondo solo a quello dell’industria meccanica.

Lo studio ha rilevato che il ‘made in Italy’ nella moda offre lavoro a oltre un milione di persone (61 per cento donne) e fa da traino alle esportazioni: nonostante la recessione, nell’anno che si è appena chiuso la bilancia commerciale ha fatto registrare un utile di 16,5 miliardi.

Una macchina imponente che, però, ha subito colpi durissimi: nel biennio ‘nero’ preso in esame, delle 5mila imprese del settore manifatturiero che hanno chiuso i cancelli ben 1.900 aziende facevano parte del comparto moda, mille nell’abbigliamento e nel tessile e 900 nel calzaturiero.

Drammatici i contraccolpi della crisi sull’occupazione, che nell’ultimo anno è salita del 186 per cento.

Gli imprenditori del settore, in fortissime difficoltà, chiedono il sostegno del governo, che però tace. Per il presidente di Sistema Italia Moda, Michele Tronconi, occorre rifinanziare con nuovi incentivi il credito d’imposta sulla realizzazione delle collezioni e sui campionari, con sconti pari al 10 per cento, per un valore di 80 milioni di euro.

Inoltre, Tronconi ha rivelato di aver aperto trattative con il ministero dello Sviluppo anche per una “rottamazione” degli arredi tessili degli alberghi (tende, tovaglie, lenzuola).

S tratta di mettere in atto tentativi immediati per salvare un settore che nel 2008 aveva realizzato un valore aggiunto di 27,4 miliardi di euro, pari all’11 per cento dell’industria manifatturiera, esportando prodotti per 41,9 miliardi, l’11,5 per cento dell’export totale. E che oggi è vicino al coma profondo.

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