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Il governo e la censura del web

Autore: . Data: mercoledì, 3 febbraio 2010Commenti (0)

Il ministro Romani ne ha inventata una nuova.

Il governo sta tentando in ogni modo di ‘controllare’ internet. I motivi sono prevalentemente due: la possibilità che la rete diventi un mercato concorrenziale con la tv, la necessità di prefigurare strumenti in grado di ‘moderare’ la libertà di espressione.

Sull’argomento InviatoSpeciale ha già pubblicato un articolo (leggi qui) che richiama alcune considerazioni fatte dalla stampa estera. Intanto, però, due fatti nuovi hanno scosso il silenzio che circonda l’operazione ‘bavaglio’.

Il presidente dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, Corrado Calabrò, è intervenuto sula nuova regolamentazione che riguarda la rete ed ha detto: “Un filtro generalizzato su internet da una parte è restrittivo, come nessun Paese occidentale ha mai accettato di fare, dall’altra è inefficace perchè è un filtro burocratico a priori”.

Ribadendo le sue perplessità, il Garante ha aggiunto – a proposito della nuova normativa – che giovedì sarà sottoposta al parere delle commissioni parlamentari competenti: ”E’ tanto pesante quanto inefficace”.

Calabrò ha spiegato che si colloca “fuori dal quadro della direttiva e questo la rende in contrasto con la normativa europea: come tale può far sorgere questioni con la Commissione europea che indubbiamente farebbe dei rilievi su questo terreno”.

”Il problema di internet esiste – ha dichiarato il Garante – non è un problema che si è inventato Romani, però non è un caso che nessun Paese occidentale abbia adottato la soluzione Romani”. In realtà anche Calabrò è forse un po’ confuso. Perchè il testo preparato dal governo non è affatto conforme alla Direttiva Servizi Media Audiovisivi (2007/65/CE). L’Unione europea ha chiesto agli Stati membri di sottoporre i servizi media (la nuova televisione on line) all’obbligo di rettifica nel caso si verifichi la violazione di alcuni diritti a tutela dei minori o dei consumatori. In quei casi le legislazioni nazionali erano chiamate a trovare dei rimedi nel caso non avessero cautele già previste.

La ‘visione’ Romani, invece, confonde la “tutela a posteriori dell’ordine pubblico” con l’attività editoriale ed impone alla piattaforme di hosting e quindi, potenzialmente, ai provider, obblighi di vigilanza non previsti da alcuna direttiva. Tutto questo non solo è in aperto contrasto con la direttiva 2000/31/CE, ma costringerebbe i fornitori italiani di hosting a cessare gran parte delle attività relative al video.

L’intervento richiesto dall’Europa era relativo ai “mezzi di comunicazione di massa” quando questi diventano “sostitutivi della radiotelevisione”. Cosa ben diversa dall’affermare che rientrano nella definizione di servizi media audiovisivi quelli “anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o non, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente incidentale”.

In pratica, equiparare la trasmissione di un film a pagamento trasmessa, semmai, da una articolazione internet di Mediaset con la pubblicazione su Youtube del filmato di compleanno fatto da un genitore videomaker per suo figlio, è cosa che va ben oltre la forzatura.

La volontà del governo di monopolizzare internet a favore di qualche produttore già presente nell’etere (terrestre e satellitare), se non saranno immediatamente specificati gli ambiti di operatività del nuovo decreto, mostrerebbe un nuovo capitolo del già colossale conflitto di interesse che da anni ha paralizzato lo sviluppo della televisione in Italia estendendo il problema anche alla rete.

Ma Romani ne ha anche ‘trovata’ un’altra. Mettere in funzione su internet un meccanismo che prevede l’invio di sms ogni volta che un utente ‘minorenne’ naviga in siti definiti ‘pericolosi’.

Il marchingegno, che renderebbe l’Italia l’unico Paese nel mondo nel quale una simile ‘invenzione’ sarebbe attiva, offrirebbe degli innegabili vantaggi ad alcuni gestori telefonici. Si pensi alla quantità di messaggini da spedire. Poi non servirebbe a nulla, perchè la rilevazione di siti da ‘vietare ai minori’ è impresa materialmente impossibile ed inoltre la tecnologia consente largamente agli ‘smanettoni’ di aggirare gli ‘impedimenti’. La domanda da fare a Romani, allora, è la seguente: chi dovrebbe gestire questo ‘sistema’? E ancora: quanto costa la sua realizzazione e gestione? si tratta di prestazioni in appalto?

I media osservano un silenzio rigoroso sul cumulo ormai impressionante di provvedimenti immaginati, varati ed in via di approvazione e motivati dalla volontà di impedire l’apertura del più piccolo spazio commerciale per potenziali concorrenti di Mediaset e per limitare i diritti di espressione. Dal blocco dei film in tv vietati ai minori di 14 anni in prima serata anche sulle reti satellitari, all’aumento dell’Iva per Sky, alla gestione dissennata del digitale terrestre alle norme nuove norme per internet, alle procedure di archiviazione dei dati personali.

Sono le basi solide che il regime berlusconiano sta edificando per proteggere gli affari di domani.

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