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Il Gianni Letta delle meraviglie

Autore: . Data: venerdì, 19 febbraio 2010Commenti (0)

Il consigliere più fedele di Berlusconi finisce nella palude per l’Aquila.

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio aveva detto il 12 febbraio parlando a l’Aquila: ”Non c’è un professionista che, come lui (Bertolaso, ndr) tenga un cuore così grande proporzionato alla professionalità”. Per Letta il Capo della Protezione civile era una “persona straordinaria” e “non ha tradito la nostra fiducia”. Esprimendo la propria “solidarietà” e il proprio “affetto” aveva aggiunto: “lo avete visto qui a L’Aquila partecipare, soffrire, lavorare con voi e per voi. Non c’è un professionista che, come lui, tenga un cuore così grande proporzionato alla professionalità”.

Sugli uomini della combriccola che festeggiavano il sisma abruzzese per i nuovi affari in arrivo, il sottosegretario aveva sentenziato: “Non hanno mai avuto un euro e nè l’avranno”, e questo “per merito di Bertolaso”. “Nessuna di quelle brutte persone, nessuna di quelle imprese ha mai messo piede a L’Aquila. Nessuno di loro ha avuto un euro nella prima fase della ricostruzione e nessuna lo avrà neanche nella seconda fase. E questo è per merito di Guido Bertolaso, e della sua gestione oculata” era stata la conclusione del suo discorso.

Sull’argomento ‘pasticci’ il procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini, ha meno certezze di Letta ed ha chiesto ai magistrati fiorentini di avere accesso agli atti dell’inchiesta sui cosiddetti “grandi eventi”, tra cui il G8 della Maddalena, per poter verificare l’esistenza di ipotesi di infiltrazioni mafiose negli appalti riguardanti la sua giurisdizione..

Rossini, giudice che coordina le indagini sugli edifici crollati nel terremoto dello scorso aprile in Abruzzo e sugli appalti della ricostruzione, ha detto in un’intervista all’agenzia Reuters di aver scritto alla procura di Firenze chiedendo l’invio dei fascicoli per poter incrociare le informazioni a loro disposizione.

“E’ dallo scorso mese di agosto che stiamo indagando sul profilo delle infiltrazioni mafiose – ha spiegato il giudice – per quanto riguarda gli appalti. Ho scritto agli inquirenti toscani che da parte nostra non c’è alcuna volontà di entrare nelle loro competenze. Tuttavia se c’è evidenza, se trovano prove su questioni di nostra competenza, preghiamo loro di consegnarci quei riscontri”.

Intanto Enrico Nardecchia ha scritto ieri sul quotidiano abruzzese ‘il Centro’: “La sera del 24 (giugno 2009, a poche settimane dal sisma, ndr) infatti, come contenuto nelle carte del procedimento, l’imprenditore Riccardo Fusi, che fa parte della Btp consorziata con le tre ditte aquilane nel ‘Federico II’, parla al telefono dell’”amico Verdini”, il coordinatore nazionale del Pdl indagato per corruzione. “Il mio amico dovevo vederlo ma lui ha avuto un problema…”.

Intanto Fusi apprende un’anticipazione: il presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi sarà nominato commissario e quindi occorre muoversi con rapidità e “secondo le intese già prestabilite”. “Ascolta me…il nuovo commissario sarà il presidente…già pronto il decreto…muoviamoci con quell’ottica lì, velocemente”. I contatti sono frequenti anche col soggetto attuatore della ricostruzione, il Provveditore interregionale alle opere pubbliche Lazio-Abruzzo-Sardegna. Anche un giudice della Corte dei Conti, Mario Sancetta, presidente della sezione regionale di controllo della Campania, si chiede chi sia il provveditore “lì all’Aquila”. La domanda viene rivolta proprio ad Antonio Di Nardo, nato a Giugliano (Napoli) ma residente a Mentana (Roma), dipendente del ministero per le Infrastrutture e, secondo la Procura toscana, “gestore occulto” del Consorzio Stabile Novus che, per i carabinieri del Ros, raccoglie “personaggi contigui a strutture criminali di stampo mafioso finalizzate al controllo degli appalti pubblici”. Di Nardo, che per gli investigatori, ha interesse agli appalti in Abruzzo così come Francesco Maria De Vito Piscicelli, rassicura il giudice Sancetta: “Il provveditore è questo di Roma, che ha competenze per l’Abruzzo”. E l’altro, di rimando: “Aah, buono, allora lì bisogna muoversi. Ed è bene che lo si faccia subito”.

Il giornalista ha raccontato ancora: “Il 25 giugno, un dialogo tra Sancetta e l’imprenditore napoletano Rocco Lamino, altro socio del consorzio Novus, evidenzia che a breve, per Giovanni Guglielmi, sarà possibile prospettare qualcosa di concreto. Dice Sancetta: “Finalmente sono riuscito adesso a parlare con quello… con Gianni e dico ma ’sta cosa matura o no? mi dicono in settimana prossima ci vediamo. Stiamo insieme una sera e parliamo… però io oggi ho parlato con uno che sta vicino a Fini…che è quello che sostiene lui per l’Anas… e lui mi diceva che siccome anche la Lega adesso lo appoggia… a questo Guglielmi… quindi vorrebbero riuscire…». Il 3 luglio altro aggiornamento. Sancetta dice a Lamino: «io ho chiamato il…Gianni che mi ha detto che lui stava tornando dall’Aquila… tutti i giorni all’Aquila… m’ha detto che appena capita qualche cosa di buono, senz’altro”. Guglielmi e Di Nardo parlano spesso al telefono. Quest’ultimo, il 10 agosto, invita Guglielmi a cena. Di Nardo, chiamato al telefono, propone: “Ho pensato che stavi a Roma solo, ho detto se stasera gli viene voglia ci mangiamo una pizza”. Guglielmi declina l’invito dicendo di essere all’Aquila. “Ti ringrazio ma sto all’Aquila… Antò… domani a che ora vengo… no arrivo verso le 9,30 così alle 10 ci pigliamo un caffè”. Alla fine, l’incontro tra i due avviene alle 6,43 del 24 agosto quando Guglielmi dice a Di Nardo di raggiungerlo a casa. “Sali un attimo e poi dopo…secondo piano…la scala in fondo”. Il 24 luglio, come emerge dagli atti dell’inchiesta, ancora il magistrato Sancetta mette al corrente l’imprenditore”.

Le certezze di Letta, insomma, sono fragili o comunque richiederebbero maggiori cautele. Lasciando perdere futuri sviluppi, comunque, nell’inchiesta dei magistrati fiorentini compare una intercettazione nella quale Pierfrancesco Gagliardi, cognato di Francesco De Vito Piscicelli,  dice che già “sei escavatori e venti camion” sono all’opera all’Aquila. A 72 ore dal sisma erano già in Abruzzo. La rapidità del ‘fare’ che tanto piace a Bertolaso.

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