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Haiti, la normalità dell’emergenza

Autore: . Data: lunedì, 15 febbraio 2010Commenti (0)

Presentati i rapporti di Caritas e Medici senza frontiere

Si legge qua e là di “lento ritorno alla normalità” ad Haiti, dopo il devastante terremoto che l’ha colpita un mese fa. E’ piuttosto surreale l’utilizzo di quell’espressione in un Paese che così veniva descritto nel rapporto 2009 di Amnesty International: “Carenze di cibo, disoccupazione cronica e disastri naturali esacerbati dalla povertà e dall’emarginazione sociale mettono a repentaglio i livelli minimi essenziali di accesso all’assistenza sanitaria, all’alloggio, all’educazione, all’acqua e ai servizi igienico-sanitari. Sono stati registrati in modo diffuso maltrattamenti e uso eccessivo della forza da parte della polizia haitiana. La violenza sessuale a carico delle donne è diffusa e pervasiva. Coinvolge soprattutto le ragazze sotto i diciotto anni di età, particolarmente esposte al fenomeno. Migliaia di persone sono detenute in attesa di giudizio all’interno di carceri sovra-affollate. Nel frattempo, continua indisturbato il traffico di esseri umani verso la confinante Repubblica Dominicana”.

Il lettore si può immaginare a quali condizioni sia ora ridotto lo Stato caraibico, dopo una tragedia come il sisma che ha causato – secondo stime ancora provvisorie – 220mila morti, almeno 300mila feriti gravi e un milione di sfollati. Intanto le associazioni italiane impegnate nei progetti di solidarietà stanno iniziando a diffondere i Rapporti parziali in merito al lavoro sul campo.

La Caritas, nel dettagliato resoconto diffuso venerdì, ha spiegato che “l’elevato numero di cadaveri sta mettendo il Paese a rischio epidemie. Critica anche la situazione della sicurezza interna. Gli ospedali risultano gravemente danneggiati; l’aeroporto risulta agibile ma limitato nel numero di voli per via della carenza di carburante e congestionato per l’invio di aiuti. La circolazione interna è estremamente difficoltosa. Gli sforzi internazionali si sono finora concentrati nella rimozione delle macerie e nella ricerca, tra queste, di eventuali superstiti. E’ crollata tra l’altro la cattedrale ed è morto l’arcivescovo. Risultano danneggiate anche strutture di accoglienza della Caritas”.

Migliaia sono i dispersi “e un numero imprecisato di persone è ancora sotto le macerie”. Sul fronte dell’assistenza, è presente da anni ad Haiti Medici senza frontiere (Msf), la quale ha reso noto che se già “prima del terremoto le strutture sanitarie erano sempre affollate, come conseguenza della precarietà del sistema sanitario del Paese, dal momento che è stata interrotta l’assistenza medica di base vi è un costante afflusso di pazienti di ogni tipo, che va in parallelo all’assistenza per i feriti vittime del sisma”.

Nell’ospedale di Martissant, a Port-au-Prince, si segnalano “sempre più bambini con problemi come la diarrea o infezioni respiratorie. Nella città di Leogane, grazie all’incremento delle cliniche mobili di Msf, ora si curano 350 pazienti al giorno, per molti di essi si tratta per lo più di visite ordinarie. Nell’ospedale di Chancerelle, a Port au Prince, si registra un forte incremento dei casi di ostetricia e di assistenza a puerpere”. L’equipe di Msf ha trasformato un piccolo magazzino in un reparto maternità, incrementando il numero dei letti da 18 a 40: nascono una media di 12 bambini al giorno.

Il trauma psicologico – si legge ancora nel Rapporto Msf – è certamente la condizione di salute post-terremoto che Msf registra continuamente durante le visite. Circa il 20% dei pazienti visitati nel corso delle attività realizzate con le cliniche mobili a Leogane e Port au Prince presenta problemi di salute mentale. I sintomi classici sono ansia, disperazione, interruzione del sonno e persino attacchi di collera. A seconda delle persone coinvolte, ci possono essere maggiori o minori sintomi fisici che derivano dalla repressione di questi stati emotivi”.

La prima attività di assistenza psicologica è stata realizzata con le persone che hanno subito amputazioni: “La priorità a Haiti resta l’assistenza post-operatoria, a causa della carenza di letti per la lunga degenza dei pazienti. Msf ha trasferito i primi 20 pazienti dall’ospedale gonfiabile di St. Louis al campo vicino a Delmas 30. L’ospedale Bicentenaire ora dispone di 60 posti-letto. In questo momento si sta realizzando anche un reparto speciale per il trattamento dei pazienti con tetano per fornire assistenza intensiva a chi è colpito da questa pericolosa infezione”.

Restano inoltre particolarmente difficili le condizioni di vita delle persone che hanno perso la propria casa e ora si trovano in rifugi provvisori all’interno di campi. La fornitura d’acqua e gli impianti igienici rappresentano la priorità: “Msf ha realizzato un intervento per rifornire le 7mila persone che vivono nel campo vicino all’ospedale di St. Louis. Un’altra equipe ha identificato tra 20 e 30 siti in città che hanno bisogno di essere riforniti di acqua e latrine”.

Continua dunque inesorabile il calvario del Paese più povero dell’America Latina, dove l’emergenza differisce così poco dalla normalità.

Paolo Repetto

(foto Alfredo Macchi)


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