Grandi opere: gravissimi sospetti di corruzione e primi arresti
Nuovo segnale di un malgoverno diffuso.
Ieri la Procura di Firenze ha arrestato quattro persone ed effettuato una ventina le perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta su presunti scambi di favori in cambio di incarichi relativi a opere per gli appalti di grandi eventi, tra cui i lavori per il G8 alla Maddalena.
In carcere sono finiti: Angelo Balducci, presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, Diego Anemone, imprenditore romano, Mauro Della Giovanpaola e Fabio De Santis, dipendenti del Dipartimento di Sviluppo e Turismo della Presidenza del Consiglio dei ministri. De Santis è provveditore alle opere pubbliche della Toscana. Per tutti l’accusa è corruzione continuata in concorso.
Poi ci sono gli ‘indagati’, tra i quali il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso e il procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, coordinatore dei reati contro la pubblica amministrazione.
Venti perquisizioni sono state effettuate tra Roma, presso la sede della Protezione civile, Firenze e Prato.
Nonostante il bombardamento di informazioni, spesso inesatte, che televisione e quotidiani hanno scatenato sugli inermi cittadini nella giornata di ieri, le indagini sono complesse e non sono ancora del tutto definibili le responsabilità dei protagonisti.
Secondo alcuni sarebbero state versate tangenti e si sarebbero verificati scambi di favori in cambio di incarichi relativi a opere per gli appalti di grandi eventi, tra cui i lavori per il G8 alla Maddalena. Gli appalti di alcune grandi opere sarebbero stati assegnati nel quadro di uno scambio di favori tra dirigenti dello Stato preposti agli uffici interessati e privati imprenditori.
I magistrati fiorentini si sono imbattuti in questo filone di inchiesta, che verrà trasferito per competenza alla Procura di Roma, nel corso di intercettazioni telefoniche riguardanti un’indagine fiorentina. In una intercettazione telefonica fatta sull’utenza di un architetto del capoluogo toscano già finito tra gli indagati per l’inchiesta sull’area di Castello sarebbero emersi gli elementi che hanno portato agli arresti di ieri. I presunti reati sarebbero stati commessi tra febbraio 2008 e qualche mese fa.
Il procuratore di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, ha detto alla stampa: “Sono stati ravvisati, come è scritto nell’ordinanza, gravi indizi di colpevolezza che riguardano fattispecie corruttive relative agli appalti di alcune grandi opere che sarebbero stati assegnati nel quadro di uno scambio di favori tra dirigenti dello Stato preposti agli uffici interessati e privati imprenditori”.
Fin qui i fatti reali. Diverso, invece l’andamento del tradizionale teatrino messo in piedi dei partiti.
Dopo il primo momento di confusione generale, intorno alle 12,30, il capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, ha diffuso un comunicato: “Per non intralciare l’operato degli organi inquirenti ho immediatamente messo a disposizione del presidente del Consiglio tutti i miei incarichi”.
Mentre gran parte dei media lanciava la tesi delle dimissioni, nessuno ha tenuto conto che il supereroe amatissimo dal premier non aveva parlato di ‘dimissioni irrevocabili’, ma aveva solo “messo a disposizione” il proprio incarico.
Infatti, poco dopo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, ha subito premesso che Bertolaso “potrà chiarire ogni cosa”. Poi il grande suggeritore del Cavaliere ha spiegato: “Non voglio interferire nè con la giustizia nè tantomeno con la magistratura, ma ci tenevo a raccontarvi ciò che è successo or ora in Consiglio dei Ministri. Il presidente del Consiglio ha informato il Consiglio che il sottosegretario Bertolaso, con la sensibilità consueta e con la generosità che gli conosciamo, ha immediatamente messo a disposizione del presidente tutti gli incarichi, sia quello di sottosegretario che quello di capo dipartimento della protezione civile. Il presidente ha detto naturalmente che ringraziava Bertolaso per questa disponibilità, ne coglieva una volta di più la grande dedizione alle istituzioni, il senso dello Stato che lo portava a dare quella disponibilità, ma non riteneva assolutamente di doverla cogliere e tantomeno di invitarlo alle dimissioni”.
Secondo Letta, Berlusconi “è sicuro che Bertolaso potrà chiarire ogni cosa. È coinvolto marginalmente in un’inchiesta che riguarda altre persone e si augura che lo faccia al più presto nel rispetto delle istituzioni, e quindi chiede a Bertolaso di continuare a dare non tanto al Governo quanto al Paese, all’Italia, quel contributo straordinario di intelligenza, di dedizione, di impegno e di fatica con il quale ha raggiunto in questi anni risultati straordinari. Il presidente del Consiglio Berlusconi non aveva finito di parlare che il Consiglio è esploso in un applauso lungo, insistito, convinto. Quell’applauso era non solo la testimonianza della fiducia del governo in Bertolaso, ma la testimonianza dell’apprezzamento di tutti quelli che sono investiti di pubbliche responsabilità per quello che questo straordinario servitore dello Stato ha fatto in questi anni e mi auguro continui a fare per tanti anni ancora a beneficio del nostro Paese”.
Insomma, dimissioni rientrate e chiarissima presa di posizione dell’esecutivo a favore dell’indagato.
Berlusconi, però, non è riuscito ad evitare il solito attacco alla magistratura. Ha dichiarato infatti: “Che ci sia una categoria di persone pagata con i soldi dei contribuenti che si esercita a perseguitare con processi sempre e comunque infondati è un male italiano che mi sento di denunciare”.
Come da copione il centro destra ha cominciato la danza dei comunicati a sostegno del supereroe, senza in nessun modo domandarsi cosa sia successo in Sardegna, dove decine di milioni di euro sono stati ingoiati da cantieri poi abbandonati nel nulla.
Bruno Vespa che era all’Aquila, dove è nato, per inaugurare la biblioteca della scuola elementare Giovanni XXIII dedicata a sua madre, Irma Castri, ‘maestra” in quell’istituto, ha dimenticato di essere un giornalista e quindi tenuto all’imparzialità ed è venuto in soccorso del sottosegretario: “Credo che Bertolaso sia una delle persone più straordinarie che ci siano” ed ha concluso: “Spero davvero che l’avviso di garanzia sia un atto dovuto perchè, Dio me ne liberi, viene sporcata una persona innocente che ci invidia tutto il mondo, sarebbe veramente un atto di irresponsabilità”.
Pierluigi Bersani, leader del Pd, con molto distacco ha recitato la formula di prammatica: “La magistratura deve fare il suo compito e fare luce al più presto mentre alla politica spetta considerare le procedure. C’è l’occasione nel decreto sulla Protezione Civile, perché il legislatore prenda decisioni molto attente”.
Leoluca Orlando, dell’Idv ha chiesto al governo “di rispondere immediatamente all’interrogazione che denuncia la grave anomalia dell’istituzione della Protezione civile Spa, che proprio martedì ha avuto il via libera dal Senato”. Poi l’esponente dipietrista ha aggiunto: “Attribuzione di poteri senza controllo, mancanza totale di verifiche su spese e sull’utilizzo di fondi speciali, abuso del concetto di emergenza, tale da farvi rientrare qualsiasi tipo di evento: il governo ponga un freno a questo delirio di onnipotenza in dispregio del denaro pubblico, delle funzioni istituzionali della Protezione civile e delle vere emergenze, come quelle connesse ai rischi idrogeologici del messinese e dell’intero paese”.
Infine un piccolo promemoria sul G8 che dalla Maddalena fu trasferito all’Aquila, per ‘risparmiare’ dopo le conseguenze devastanti del terremoto in Abruzzo. Dal luglio del 2008 al maggio del 2009 sarebbero stato spesi 327 milioni di euro. Ad oggi nessuno è in grado di indicare l’ammontare complessivo dei due ‘allestimenti’ realizzati per ospitare uno dei più inutili summit internazionali che si ricordino. Neppure è chiaro cosa fare delle opere realizzate in Sardegna e quanto costerà il completamento per quelle rimaste incomplete.
Ma il governo delle meraviglie certamente troverà una soluzione, mentre in Abruzzo secondo l’associazione ’3.32′ dopo quasi 10 mesi dal terremoto “lo scenario attuale è quello di 8 mila persone ancora in albergo fuori L’Aquila, 17 mila cassaintegrati, in mobilità o disoccupati in più e una ricostruzione che stenta a partire”.


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