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Gelmini demolisce la scuola media superiore

Autore: barbera. Data: venerdì, 5 febbraio 2010Commenti (0)

Il governo restaura l’istruzione e taglia senza criterio.

Dal prossimo anno scolastico la scuola superiore italiana, già boccheggiante e vecchia torna indietro di trent’anni.

La misura varata dal centro destra riguarderà le prime classi (ma nei tecnici e nei professionali le riduzioni di orario saranno attuate anche nelle classi successive alla prima) e coinvolgerà i licei e gli istituti tecnici e professionali.

L’orario di lezione diminuisce, le specializzazioni e gli orientamenti vengono fortemente ridimensionati e ritorna il ghetto delle scuole per ‘apprendisti’.

Nei licei si passa da quasi 450 indirizzi (tra sperimentali e progetti assistiti) a sei licei: classico, scientifico, linguistico, artistico, musicale e delle scienze umane. Nel classico verrà introdotto l’insegnamento di una lingua straniera per l’intero quinquennio, potenziando anche l’area scientifica e matematica. Nello scientifico cresce ulteriormente il peso della matematica e delle discipline scientifiche e si introduce una non meglio identificata nuova opzione, quella delle “scienze applicate”, che dovrebbe raccogliere l’eredità della sperimentazione scientifico-tecnologica. Il linguistico prevederà sin dal primo anno l’insegnamento di tre lingue straniere, dal terzo anno una materia sarà impartita in lingua straniera (dal quarto anno le discipline insegnate in lingua straniera diventeranno due). Nel liceo musicale saranno istituite 40 sezioni musicali e 10 coreutiche; potranno essere attivate in convenzione con conservatori e accademie di danza. Il liceo delle scienze umane sostituisce il liceo sociopsicopedagogico ed è prevista la possibilità di attivare una sezione economico-sociale. Tra le altre misure introdotte per i licei, mentre diminuisce il monte ore complessivo di lezione aumenta quello specifica della matematica, della fisica e delle scienze.

Ci sarà anche l’insegnamento di una lingua straniera nei cinque anni con almeno 99 ore annuali ed eventualmente di una seconda lingua straniera ma solo se i singoli istituti potranno autofinanziarsela. Lo stesso vale per la presenza delle discipline giuridiche ed economiche nel liceo delle scienze umane, nell’opzione economico-sociale e negli altri licei.

Per gli istituti tecnici si passa da 10 settori e 39 indirizzi si passa a 2, economico e tecnologico, e 11 indirizzi. Tutti gli attuali corsi e le relative sperimentazioni confluiranno gradualmente nel nuovo ordinamento. L’orario settimanale sarà di 32 ore di 60 minuti, mentre ora sono 36 ore di 50 minuti.

Sono previsti più laboratori: negli indirizzi del settore tecnologico 264 ore nel biennio e 891 nel triennio e si è previsto un aumento di personale. I nuovi istituti sono caratterizzati da un’area di istruzione generale comune ai due percorsi e in distinte aree di indirizzo legate al mondo del lavoro e al territorio. Avranno, inoltre, a disposizione ampi spazi di flessibilità (30 per cento nel secondo biennio e 35 nel quinto anno) in aggiunta alla quota del 20 di autonomia di cui già godono le scuole per valorizzare settori produttivi strategici (cartario, costruzioni aeronautiche, ecc..).

Sono state incrementate le ore di inglese (con la possibilità di studiare altre lingue) e favorita la diffusione di stage, tirocini e l’alternanza scuola-lavoro.

Per i professionali da cinque settori e 27 indirizzi si passa a 2 macro-settori – servizi e industria-artigianato – e 6 indirizzi. I professionali avranno un orario settimanale corrispondente a 32 ore di lezione, mentre adesso sono 36. Avranno maggiore flessibilità rispetto agli istituti tecnici (25 per cento in prima e seconda classe, 35 in terza e quarta, 40 in quinta, in aggiunta al già previsto 20 di autonomia).

Il percorso sarà articolato in due bienni e un quinto anno. Gli istituti professionali potranno utilizzare le quote di flessibilità per organizzare percorsi per il conseguimento di qualifiche di durata triennale e di diplomi professionali di durata quadriennale. Anche in questo comparto di istruzione sono previsti più laboratori, stage, tirocini e alternanza scuola-lavoro per apprendere, soprattutto nel secondo biennio e nel quinto anno, attraverso l’esperienza diretta.

Oltre le linee generali nulla è previsto per rendere gli edifici, i laboratori tecnici, le strutture sportive, le dotazioni informatiche o le biblioteche comparabili con quelle degli altri Paesi europei.

Pier Luigi Bersani ha commentato: “Il riordino della scuola superiore del governo non è una riforma, è un taglio epocale alla scuola pubblica italiana che ci allontana dall’Europa e nega pari opportunità di vita, di educazione e di lavoro ai ragazzi e alle ragazze del nostro Paese. Un taglio di risorse, di competenze e di tempo: questa è la sostanza del cosiddetto riordino. La scelta compiuta a 13 anni diventa nei fatti irreversibile per la grande differenza di programmi proposti dai diversi percorsi formativi sin dal primo biennio, favorendo la dispersione scolastica. Vengono largamente penalizzati i saperi tecnico scientifici e tagliate le ore di laboratorio negli istituti professionali. Un riordino ‘fuori tempo massimo’ dettato solo dalle esigenze di bilancio di Tremonti, che non permette alla famiglie e ai ragazzi una scelta consapevole di un percorso formativo che andrà a determinare il loro futuro lavorativo e di vita”.

il coordinatore nazionale della Gilda, Rino Di Meglio, riferendosi al provvedimento l’ha definito una riforma che “penalizza fortemente le seconde, terze e quarte classi su cui ricadranno i tagli previsti dal governo”.

“Il governo ha accolto in parte i pareri espressi dalle commissioni parlamentari e dal Consiglio di Stato, ma per poter avviare la riforma sin dal prossimo anno e applicarla soltanto alle prime classi, così come richiesto dagli organi consultivi, è stato deciso di operare i tagli su tutte le altre classi, escluse le quinte. Ciò significa – ha continuato Di Meglio – che saranno penalizzate le materie che contano un monte ore annuo pari o superiore a 99, ovvero quelle che caratterizzano i singoli indirizzi di studio. In questo quadro la nostra posizione non può che essere fortemente critica, perchè è evidente che studenti e docenti delle classi vittime dei tagli non avranno più alcuna certezza rispetto ai percorsi didattici che hanno intrapreso. E resta un punto interrogativo anche il futuro degli insegnanti che, a causa della riduzione dell’orario, perderanno il posto di lavoro”.

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