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Fiat al fronte

Autore: . Data: giovedì, 4 febbraio 2010Commenti (0)

Ieri giornata di lotta in tutta Italia.

Gli operai del gruppo Fiat hanno protestato dalla Sicilia a Torino per dire no alla chiusura di Termini Imerese e al piano dell’azienda sugli stabilimenti automobilistici. Lo sciopero era stato indetto da tutte le organizzazioni sindacali ed è durato quattro ore, con una manifestazione a Termini e presidi davanti ai cancelli delle fabbriche. Si sono fermati anche gli stabilimenti Ferrari e Maserati, mentre i lavoratori di Pomigliano, in cassa integrazione, hanno protestato davanti alla Prefettura.

“Con questo sciopero – ha spiegato ieri il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini – i lavoratori ribadiranno la loro contrarietà non solo alla chiusura dello stabilimento siciliano, ma anche alla scelta della Fiat di ridurre la presenza nel nostro Paese”.

A Torino i sindacati si sono divisi sulle modalità dello sciopero: dalle 9 alle 13 quello indetto dalla Fiom, dalle 10 alle 14 con uscita anticipata quello Fim, Uilm e Fismic, tutto il giorno quello Cobas.

Alla protesta hanno aderito l’Italia dei Valori e la Federazione della Sinistra. Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci, ha chiesto al governo “di uscire dalla letargia”. “Saremo vicini ai lavoratori di Termini. La Fiat deve fare un passo indietro e tornare nel solco della responsabilità”, ha affermato Sergio D’Antoni, deputato Pd e vicepresidente della commissione Finanze della Camera. Il presidente nazionale dei Verdi, Angelo Bonelli, ha proposto al governo di impegnarsi per favorire la riconversione della produzione di autobus ecologici, tram e tramvie delle fabbriche di Termini Imerese e Pomigliano D’Arco.

Secondo la Fiom-Cgil, oltre l’80 per cento dei lavoratori della Fiat di Termini Imerese ha aderito, mentre a Termini Imerese, ha sostenuto il sindacato, la produzione si sarebbe fermata.

Un corteo di qualche centinaia di lavoratori è uscito dalla porta 2 dello stabilimento Fiat di Mirafiori a Torino ed altre iniziative si sono svolte alle porte 17 e 20 dove c’erano presidi di lavoratori. Secondo la Fiom l’adesione media nella fabbrica del capoluogo piemontese è stata pari al 50  per cento, con punte del 70 tra gli operai.

“I lavoratori non sono convinti del piano presentato da Fiat – ha sottolineato il segretario provinciale della Fiom, Giorgio Airaudo – c’è preoccupazione non solo per Termini, ma anche per il futuro di Mirafiori dove se non arrivano nuovi prodotti c’è il rischio che le 180mila vetture prodotte lo scorso anno diventino 95mila tra due anni”. “Chiediamo al governo – ha proseguito l’esponente sindacale – che abbia una propria idea autonoma sull’importanza dell’auto per il nostro paese e imponga a Fiat di mantenere le produzioni in Italia e di investire in Italia anche su prodotti innovativi come l’auto elettrica che può essere prodotta nel nostro Paese”.

Airaudo ha concluso ricordando che la Fiom non ha aderito alle modalità di sciopero decise da Fim, Uilm e Sisic che prevedevano l’uscita anticipata di un ora “perchè le consideriamo una prova di debolezza”.

I dipendenti dell’Alfa Romeo di Arese (Milano) hanno organizzato un presidio di protesta fuori dalla sede della Regione Lombardia a cui hanno partecipato anche i dipendenti della Maflow di Trezzano sul Naviglio e della Iveco di Pregnana Milanese.

“Abbiamo deciso di venire qui perchè la Regione Lombardia è corresponsabile con Fiat della situazione che stiamo attraversando – ha detto Ernesto Ierardi, della Fiom-Cgil – nel 2004 sono stati sottoscritti accordi che prevedevano lo sviluppo del Polo della Mobilità sostenibile nell’area di Arese, ma a oggi queste intese non sono ancora state sviluppate. Ci chiediamo che fine hanno fatto i milioni di euro destinati all’insediamento del Polo della Mobilità e che cosa intenda fare la Giunta lombarda per mantenere sul territorio lo storico marchio dell’Alfa”.

I lavoratori Alfa (350 e tutti in cassa integrazione) chiedevano anche alla Regione Lombardia un’integrazione al reddito per i lavoratori. “Perchè – ha spiegato Ierardi – non è possibile vivere con un reddito di 700 euro al mese, oltretutto sapendo che altre regioni come Campania e Sicilia hanno già dato contributi ai lavoratori Fiat”. Fuori dalla sede della Regione anche i lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio, che chiedevano un incontro con i rappresentanti della Giunta.

I lavoratori precari della Fiat di Pomigliano e i delegati sindacali sono invece andati davanti al palazzo del comune della cittadina campana. Per la prima volta, hanno sottolineato le organizzazione confederali dei metalmeccanici, ha partecipato anche l’Ugl.

Negli stabilimenti Fma di Pratola Serra e di Pomigliano, dove attualmente la produzione è ferma, lo sciopero è stato rinviato alla prima giornata utile di lavoro. “È molto importante – ha sottolineato Giovanni Sgambati, segretario generale della Uilm campana – che le organizzazioni sindacali abbiano trovato in Campania una forte coesione perchè la difesa degli stabilimenti e dell’occupazione nel Mezzogiorno è un punto in comune e non ha bisogno di divisioni delle organizzazioni sindacali”.

Venerdì prossimo riprenderà il confronto sul futuro della fabbrica siciliana al Ministero dello Sviluppo Economico, dove sono al vaglio le proposte per dare continuità produttiva e occupazionale al sito.

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