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Auschwitz, Mussolini e la memoria

Autore: . Data: martedì, 2 febbraio 2010Commenti (0)

Apple, un’applicazione contestata e il ricordo dell’orrore

“Ogni anno la nostra memoria è messa alla prova. Ogni anno ci sono sempre meno testimoni oculari fra noi che ricordano l’inferno di Auschwitz. Noi restiamo via via privi di una storia, che è sempre più difficile da comunicare alle nuove generazioni”.

L’ultimo Rapporto del Museo per la Memoria di Auschwitz, firmato dal suo direttore  Piotr M. A. Cywinsky, un giovane storico polacco che si dedica a coltivare il ricordo dell’orrore, giunge in un momento storico delicato, tra pulsioni xenofobe e oblio crescente. “L’autenticità del nostro ricordo – ha scritto – deve tener viva la nostra testimonianza, quasi da poter ascoltare le voci di coloro che sono caduti in silenzio. Noi tutti dobbiamo prenderci cura dei luoghi della Memoria, dove ciò che è successo ha lasciato un segno indelebile sulla civiltà europea e su quella umana. Auschwitz simboleggia l’intera storia della Shoah e l’intero sistema dei campi di concentramento. Auschwitz simboleggia il punto maggiore del Male senza precedenti”.

Aver cura del Campo per gli anni a venire “non è esclusivamente un obbligo nei confronti delle generazioni passate, delle vittime e dei sopravvissuti – scrive ancora Cywinsky – bensì lo è soprattutto per le generazioni a venire. Sono loro che dovranno compiere un grande sforzo per costruire un mondo migliore che sia più comunitario, solidale e sicuro. Saranno i nostri nipoti che edificheranno il futuro della nostra civiltà. Noi lasciamo loro la verità su Auschwitz”.

Non è affatto scontato che la fiducia nelle giovani generazioni sia ben riposta. Ubriacati da informazioni di ogni tipo e non sempre scolarizzati in modo adeguato, i ragazzi cadono facilmente vittime delle farneticazioni revisioniste e dei rigurgiti razzisti o xenofobi.

Gli esempi non mancano, volendo rivisitare qua e là certuni fatti di cronaca. Ma la scelta operata da una notissima azienda informatica statunitense, la Apple, che ha messo in vendita i discorsi di Benito Mussolini nel suo negozio virtuale rappresenta un’indubbia novità. Sul terreno comunicativo, prima ancora che politico.

Quale potrà essere l’impatto della diffusione dell’applicazione “iMussolini” – destinata agli iPod e agli iPhone – su centinaia di migliaia di studenti già vittime della mutazione genetica della scuola italiana?

Che effetto faranno su chi divide il suo tempo tra aule scolastiche (dove non si insegnerà più la geografia per come l’abbiamo conosciuta) e zapping televisivo, alla ricerca di reality e sitcom, i cento e più discorsi del Duce messi online dal programmatore napoletano Luigi Marino?

Difficile dare risposte, se non la parziale presa d’atto che all’ufficio commerciale del colosso americano si staranno fregando le mani, visto che (grazie al traino pubblicitario) attualmente “iMussolini” è al primo posto delle applicazioni più vendute, con oltre 6 mila download.

Dall’altra parte, registriamo le proteste delle comunità ebraiche. Elan Steinberg, vicepresidente della American Gathering of Holocaust Survivors and their Descendants (associazione americana dei sopravvissuti dell’Olocausto e dei loro discendenti) si è scagliato contro la Apple definendo l’applicazione “un insulto alla memoria di tutte le vittime del nazismo e del fascismo, ebrei e non, da condannare come un’offesa alla decenza e alla coscienza”.

Serafica invece la reazione di Marino, che si è detto stupito delle polemiche. Convinto di aver realizzato semplicemente “una sorta di documentario o di raccolta storica su Mussolini”, ha scaricato ogni responsabilità sulla Apple, colpevole semmai di non aver moderato adeguatamente i commenti a sfondo razziale.

La polemica durerà lo spazio di qualche giorno, sul cliché di quanto avviene comunemente in questo Paese. Ne rimarrà traccia, però: così tra un proclama revisionista sentito in tv e un vecchio comizio scandito dal balcone di piazza Venezia (intravisto per qualche minuto su un minischermo digitale) la memoria condivisa si farà sempre più vaga e impalpabile.

Paolo Repetto

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