Alitalia-Cai e Meridiana in sciopero
Gli “eroi di Berlusconi” non rispettano gli accordi.
Oggi sciopero di quattro ore, dalle 12 alle 16, dei piloti e assistenti di volo di Alitalia Cai aderenti a Filt-Cgil e alle associazioni del personale navigante Ipa, Avia e Anpac, insomma di alcuni sindacati che dopo aver firmato gli accordi con Cai sono tra i principali responsabili della assoluta confusione che regna in quella che un tempo fu la Compagni di bandiera italiana.
Sempre oggi, dalle 10 alle 14, si fermermanno i dipendenti del gruppo Meridiana-Eurofly per un’agitazione indetta da Filt-Cgil, Sdl, Anpac, Avia e Unione Piloti “contro le numerose iniziative unilaterali aziendali ed il piano d’impresa che prevede esuberi”.
L’agitazione ha anche aperto un fronte di confronto tra Cgil da una parte e Cisl e Uil dall’altra, che non hanno aderito e si mostrano sempre più orientate verso la rottura definitiva dell’unità sindacale.
Lo sciopero è stato indetto a causa del ”mancato rispetto degli accordi su organici, retribuzioni, trasferimenti, assunzioni del personale in cassa integrazione ed a tempo determinato ed inoltre in merito a tutte le problematiche pertinenti l’integrazione Alitalia Airone e la conseguente armonizzazione dei due contratti”. Si tratta di una piattaforma che comprende praticamente tutto. Salvo fosse facilissimo prevedere le conseguenze nefaste degli accordi fin dal giorno della loro firma.
Elisabetta Chicca, assistente di volo Alitalia e rappresentante sindacale Filt-Cgil, ha detto: “Dopo tre tentativi andati a vuoto per le ripetute ordinanze del ministro dei Trasporti che ha di volta in volta bloccato lo sciopero, domani potremo finalmente esercitare il nostro diritto di sciopero anche se la decisione dell’azienda di cancellare preventivamente alcuni voli va in qualche modo a ledere il diritto individuale di sciopero di ciascun lavoratore. Può infatti accadere che un collega, che magari non abbia voglia di scioperare, si trovi al momento del briefing il volo cancellato e venga pertanto spostato su un altro volo in partenza in un’altra fascia oraria. La soppressione di un volo – a suo giudizio – dovrebbe avvenire al momento, quando cioè si prende atto dell’impossibilità di formare un equipaggio”.
La rappresentate sindacale contesta la decisione di Cai di cancellare ‘preventivamente’ diversi voli, riproteggendo i passeggeri in altre fasce orarie. Anche in questo gli “eroi di Berlusconi” hanno mostrato di essere nelle condizioni di gestire persino le agitazioni contro di loro, perchè la condotta irresponsabile delle organizzazioni dei lavoratori durante la durissima vertenza del 2008 ha completamente distrutto la capacità reattiva dei dipendenti.
Allo sciopero ha aderito anche Sdl, l’unico sindacato che non firmò l’accordo con Cai. In un comunicato l’organizzazione ha sostenuto di appoggiare “le sacrosante motivazioni che stanno alla base di questa azione di lotta, motivazioni che la nostra sigla denuncia da molto tempo: organici di categoria incompleti rispetto agli accordi di Palazzo Chigi del settembre 2008; Progetto “Price Leader” e il surrettizio tentativo d’introdurre nuove mansioni per il personale di cabina nel contratto CAI (riassetto della cabina); Questione relativa al riconoscimento dell’Anzianità che ha prima martoriato i CTD e i Cigs ma che adesso, grazie alla fusione “d’ufficio” con AirOne interessa anche gli assunti”.
Sdl contesta anche “la questione relativa a Cityliner, compagnia regionale del Gruppo, l’unica prevista in forte sviluppo nei prossimi mesi che non ha neanche un contratto bensì un regolamento aziendale con trattamenti assolutamente inferiori a quelli previsti dal vigente contratto CAI”.
Secondo il sindacato ‘radicale’ “attraverso queste manovre si stanno preparando una serie di ulteriori ritocchi sul costo del lavoro perché gli accordi della ristrutturazione non bastano più” e si è chiesto: “Fino a quando i lavoratori potranno accettare supinamente che i loro diritti, usciti mutilati da accordi durissimi come quelli di settembre 2008, vengano messi nuovamente in discussione in una corsa al ribasso che non sembra finire mai?”.
Nel mese di gennaio Sdl ha cercato di reagire al vuoto di iniziative concrete a difesa dei lavoratori, sostenendo: “In questa azienda oggi le relazioni industriali appaiono come sospese; si svolgono altrove, lontano dal luogo di lavoro, dai nostri bisogni più normali. Vogliamo dire meglio: le relazioni industriali non esistono”.
Tuttavia, la confusione nella quale vaga anche il sindacato è evidente. Annunciando la completa ristrutturazione della sua rappresentanza aziendale Sdl ha affermato: “Senza la ricostruzione del tessuto di categoria, senza la concretizzazione di questo impegno sarà assai arduo rialzare la testa, tornare ad occupare uno spazio ed a riavere la voce”.
Lo tsunami che ha investito Alitalia ha lasciato macerie. Migliaia di cassintegrati sono abbandonati a se stessi, l’indotto è crollato, sono centinaia i lavoratori stagionali senza prospettive. Ma non sembra che nè i sindacati confederali, nè le associazioni aziendali e tantomeno Sdl riescano a comprendere il carattere politico della vicenda, la diretta dipendenza del caso con la visione berlusconiana dei diritti dei lavoratori.
Il regime italiano, nel caso della Compagnia di bandiera, ha prodotto una mutazione genetica delle forme di contrattazione e fino a quando non sarà chiara la possibilità di restituire ai lavoratori dignità ed ai passeggeri efficienza (rapporto prezzo-qualità del servizio) il futuro rimarrà una chimera.


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