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Alcoa dimenticata ed il lotta

Autore: . Data: venerdì, 12 febbraio 2010Commenti (0)

Ancora nessuno spiraglio.

Erano circa 200 i lavoratori di Alcoa che ieri hanno protestato a Roma davanti piazza Montecitorio. Gli operai di Portovesme e Fusina cercano di impedire alla multinazionale americana proprietaria degli impianti di chiudere le fabbriche italiane.

I lavoratori erano arrivati a Roma dopo il nulla di fatto di martedì scorso, ma al momento una soluzione credibile alla vertenza pare difficile. La riunione svolta in serata tra governo, sindacati, enti locali e Regioni non ha raggiunto alcun risultato ed è stata rinviata al 22 febbraio.

E intanto “cominciano a scarseggiare le materie prime necessarie per produrre alluminio”, ha detto il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli.

“La gente del Sulcis Iglesiente – hanno cantato i manifestanto reinventando l’inno della Brigata Sassari  – è sempre unita combattendo, forza adesso, ancora, per difendere il posto di lavoro, un diritto di ogni operaio. Forza adesso ancora per difendere lo stipendio. Vogliamo guadagnare per non andare a rubare. Forza adesso ancora più uniti, figli e famiglia dobbiamo accudire e per mantenerli bisogna lavorare. I tamburi sardi si sentono suonare fino a Roma. Noi ci crediamo sempre, non molleremo mai”.

Prima dell’incontro Bentivogli aveva spiegato: “La Commissione europea ha chiesto ieri ulteriori informazioni al governo italiano e noi ci auguriamo che nel frattempo, in vista di questa sera, gliele abbia già date, ma non ne siamo certi. Poco fa  ho incontrato il leader del Pd, Bersani, e il responsabile economico, Fassina, sono entrambi preoccupati e ci hanno assicurato tutto il loro sostegno. Chiediamo, quindi, al governo di agire insieme all’opposizione. Sarebbe un segno di maturità e darebbe ad Alcoa la misura di quanto compattamente l’Italia difende i propri posti di lavoro”.

Il sindacalista della Uilm del Sulcis Iglesiente, Carlo Mantinelli, avvolto nella bandiera della Sardegna ha dichiarato: “Alcoa ieri ci ha chiesto di far uscire una parte della produzione che è attualmente in giacenza nei magazzini dello stabilimento di Portovesme, ma noi abbiamo detto che dallo stabilimento non uscirà nemmeno un chilo di alluminio per essere spedito ai clineti fin quando la vertenza non sarà definita. A questa nostra presa di posizione l’azienda ha risposto minacciando ritorsioni e mettendo in forse il pagamento degli stipendi. Minacce che non fanno che aumentare le tensioni”.

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