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Vendola, Polverini, D’Alema, Casini e gli altri

Autore: . Data: lunedì, 18 gennaio 2010Commenti (0)

Le manovrette in Puglia e Lazio sono l’ennesima testimonianza del declino della morale in politica.

monopoliMassimo D’Alema, parlando sabato scorso in uno strano consesso chiamato “Assemblea regionale del Pd pugliese”, ha detto: “Le primarie non sono uno scontro, ma un confronto tra persone che il giorno dopo devono lavorare insieme. Non sono queste primarie contro Vendola ma per battere dopo Berlusconi che resta l’obiettivo più importante”.

L’ex ministro degli esteri ha spiegato che di fronte al no dell’Udc alla candidatura di Vendola è necessaria continuare comunque “nel progetto di avvicinamento per la costituzione di una coalizione democratica” ampia, che possa battere la destra al governo.

La situazione è nota a tutti, anche se chiara per nessuno. In pratica il partito di Casini sta ‘trattando’ i suoi voti con centro destra e centro sinistra, regione per regione, a seconda delle proprie convenienze. Una parte del Pd ritiene che una alleanza, dove possibile, con l’Udc possa consentire di contrastare la Waterloo annunciata per il centro sinistra alle prossime elezioni regionali. Così in Puglia, dove i ‘centristi’ non vogliono votare per il presidente uscente della Regione, si è aperta una annosa vicenda sulla scelta del prossimo candidato.

Per evitare una ‘spaccatura’ con l’Udc, il Pd ha scelto la strada del salto mortale triplo. Prima catapultando il sindaco di Bari, Michele Emiliano, nella disputa, poi riproponendo tale Francesco Boccia, paracadutato da Roma, che già in occasione delle scorse consultatazioni era stato battuto da Vendola e quindi convocando le primarie che fino a poche ore prima aveva giurato di non voler fare.

Sabato scorso D’Alema ha anche aggiunto: “Abbiamo una settimana per parlare il linguaggio della verità: noi non possiamo subire la menzogna che c’è stata buttata addosso”. Pochi giorni, perchè il Pd ha scelto di convocare le primarie per il 24 gennaio prossimo e la verità è l’unica cosa che in questa faccenda non è mai stata raccontata.

Perchè al di là delle logiche brutali di schieramento, rimane un mistero il programma politico che i diversi ‘testimonial’ del centro sinistra propongono ai cittadini. Di Vendola si conosce per lo meno l’operato, per altro discutibile, mentre per Boccia non si sa cosa lo distingua in concreto dal suo competitore.

Intanto nel Lazio l’Udc appoggia Renata Polverini, centro destra, segretaria del sindacato Ugl, sul quale pendono fortissimi dubbi circa la correttezza del tesseramento, secondo numerose fonti gonfiato al fine di ottenere diritti di rappresentanza che in realtà non gli spetterebbero ed il centro sinistra sostiene la superlaica Emma Bonino, assolutamente lontana dal cattolicesimo casiniano.

Che relazione esiste tra il caso Puglia e quello Lazio? Il primo dato è questo: l’Udc, che afferma di essere favorevole ad un sistema pluripartitico, si oppone al bipolarismo e si considera ‘libero’ di muoversi come meglio crede. Il secondo è che Casini ritiene Vendola ‘troppo a sinistra’ e quindi ‘imbarazzante’ per il proprio elettorato.

Ma le cose stanno in modo diverso. Se in Puglia lo schieramento di centro sinistra è un’armata Brancaleone, guidata da un Pd ormai prossimo alla decomposizione, con un’area controllata dai dalemiani ed altri settori pronti a mandare i colleghi di partito in esilio al più presto, nel Lazio Polverini si giova del sostegno di una compagine variegata, della quale fanno parte anche Storace, capo de ‘La Destra’ e Adriano Tilgher, leader del ‘Fronte Sociale nazionale’ e per nulla reticente nel descriversi come neofascista o postfascista.

L’alleanza tanto ‘amata’ da D’Alema con Casini allora si mostra quanto mai discutibile: i ‘pluralisti’ di centro sono tanto ‘disponibili’ da rifiutare in Puglia un presidente di Regione perchè ‘troppo a sinistra’, ma non si imbarazzano per nulla nel Lazio dove partecipano ad una coalizione con personaggi dal passato per lo meno imbarazzante. Mentre il Pd cerca in un caso un candidato ‘moderato’ ed in un altro presenta una donna che combatte per la totale laicizzazione dello Stato.

Casini e D’Alema, in uno scenario di questo tipo, raccontano la fine definitiva della politica, sostituita da una specie di ‘Monopoli’, nel quale i concorrenti comprano casette ed alberghi e pensano solo a vincere, senza porsi il minimo scrupolo morale in rapporto alle cose da proporsi agli elettori.

Il problema italiano non è Berlusconi, ma il berlusconismo ed il blocco sociale costruito dal Cavaliere intorno ad un progetto culturale autoritario, razzista e illiberale. Per sconfiggere il regime italiano edificato dal premier ed in piena attività non è importante ‘inventare’ alleanze sul nulla, ma pensare ad un progetto di risanamento morale della politica e dello Stato.

Casini ed il suo partito, con i loro comportamenti, stanno offrendo uno spettacolo avvilente, perchè usano la propria esigua forza condizionare le scelte altrui, offrendosi al miglior offerente, indipendentemente dai programmi politici, i soli che dovrebbero consentire la realizzazione di accordi.

Nel Lazio nessuno sa cosa vuol fare Polverini e tantomeno è noto quello cosa pensa di voler realizzare Bonino, candidata del centro sinistra. E se in Puglia un governatore che si definisce cattolico non va bene ai cattolici dell’Udc, nel Lazio persone che hanno usato toni inammissibili nei confronti di stranieri e romanì sono tollerati dai centristi dalle mille facce.

L’applicazione di un codice morale alla politica, quale che sia, dovrebbe essere un presupposto indispensabile per i partiti quando cercano il consenso dei cittadini, ma non accade. Il Palazzo vuole solo difendere se stesso ed i suoi privilegi e non teme neppure di apparire doppio ed ambiguo.

D’Alema dovrebbe rendersene conto, perchè la sua strategia senza ideali non solo permetterà al berlusconismo di raggiungere l’immortalità, ma distruggerà il Pd, ormai privo di una qualsiasi identità e divorato dal male incurabile della manovrite.

Infine, a causa del ‘compromesso’ ai cittadini che vorrebbero un Paese diverso non resterà più nulla in cui credere e questo porterà alla morte della Repubblica, ma non alla fine della partita di Monopoli. Con buona pace dei giocatori più scaltri.

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