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Tra Vendola e Bonino c’è la sconfitta annunciata dell’opposizione

Autore: . Data: lunedì, 11 gennaio 2010Commenti (0)

Le elezioni regionali potrebbero essere l’ultimo capitolo prima dell’estinzione.
sconfittaIl Paese è in una crisi senza precedenti, travolto da povertà, disoccupazione, spinte razziste e mancanza di ideali. In questo disperato stato di coma i partiti del centro sinistra sono occupati in una guerra interna per scegliere i candidati alla prossima consultazione elettorale

In Puglia Vendola racconta i mirabolanti successi della sua amministrazione, per la maggior parte dei cittadini di quella regione assolutamente invisibili, e si propone come leader di uno schieramento del quale nessuno riesce a comprendere i contorni.

Alcune componenti del Partito democratico credono che il governatore sia destinato a sicuro insuccesso ed allora, per garantire alla coalizione maggiori consensi, hanno cercato un altro nome, sul quale far convengere Italia dei valori ed Udc, indisponibili a sostenere Vendola.

Alla fine, dopo aver provato a convolgere il sindaco di Bari, Emiliano, ed aver scritto una delle più penose pagine di sceneggiata politica che si ricordino, i dirigenti del Pd si sono orientati verso tale Francesco Boccia, del tutto ignoto nella regione e per altro sconfitto alle scorse primarie proprio dall’attuale presidente silurato.

Vendola intanto non vuole cedere ed ha dichiarato: “Io credo che il Pd, inteso come decine e decine di migliaia di militanti iscritti in Puglia, faccia il tifo per me e anche il Pd in tutta Italia fa il tifo perchè sia io il candidato presidente”. Boccia da parte sua avrebbe ottenuto l’appoggio di dieci partiti del centrosinistra.

La battaglia campale tra le parti, tuttavia, non prevede nè primarie e nè tantomeno una discussione su un programma. In politica le previsioni sono sempre azzardate, ma il dato di una sconfitta appare più che certo, comunque vadano le cose.

I cittadini di centro sinistra saranno chiamati a votare dopo mesi di rotture e conflitti, in un quadro nazionale del tutto confuso e nel quale il Pd non sembra trovare una propria identità.

Nel Lazio la situazione è analoga. L’attuale opposizione parlamentare nella Regione è al governo, ma ha subito le sciagurate vicende che hanno coinvolto l’ex presidente Marrazzo e non riesce a trovare una mediazione sul candidato da presentare. Così la radicale Bonino ha deciso di scendere in campo autonomamente.

La mossa ha colto di sorpresa il Pd che adesso deve decidere. Goffredo Bettini, componente della Direzione e del coordinamento del Pd, con un ottimismo del tutto fuori luogo, ha dichiarato ieri: “Il centrosinistra nel Lazio, nonostante il dramma di Marrazzo e la presenza da circa due anni del sindaco di Roma Alemanno, ha ancora notevoli prospettive di vittoria”.

Secondo lo stesso principio ‘aritmetico’ che ha ispirato anche il pasticcio pugliese, Bettini ha insistito: ”Con l’Udc (sul quale il Pd ha lavorato con passione per averlo alleato in molte regioni meno cruciali) queste prospettive si sarebbero notevolmente rafforzate”.

Il Partito democratico invece di censurare la posizione inqualificabile dell’Udc (che sceglie senza alcun pudore di allearsi con centro destra e centro sinistra a seconda delle convenienze), insegue anche qui il partito di Casini, che viene visto come approdo e porto sicuro.

Anche in questo caso non c’è lo straccio di un programma, non si pensa a primarie e non sono pochi quelli che non hanno dimenticato come Bonino nel 2006 sia stata favorevole al mantenimento delle truppe italiane in Afghanistan, abbia minacciato una crisi del governo Prodi per impedire una riforma delle pensioni dicendo in quella occasione: “C’è il rischio che sotto le pressioni della sinistra comunista e di alcuni leader sindacali il nostro Paese operi intollerabilmente, unico nel contesto europeo, addirittura per l’abbassamento dell’età pensionabile, rispetto alla media continentale, e per un ulteriore aggravio dei costi previdenziali”.

La deputata radicale è anche una strenua sostenitrice delle ‘liberalizzazioni’ a tutto campo, ha organizzato un referendum per la separazione delle carriere tra pm e magistrati giudicanti, è favorevole alla sopressione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che limita la libertà di licenziamento.

Una candidata con queste caratteristiche non riceverà in nessun caso una stragrande maggioranza di voti di ‘sinistra’, ma non solo. Anche per i cattolici sarà indigesta, perchè le vecchie polemiche con con Rosy Bindi (non annoverabile per altro tra i credenti integralisti) sono il segnale di un disagio difficile da superare.

Insomma, Bonino ha scarsissime possibilità di vincere e come in Puglia gli elettori si troveranno di fronte ad un candidato indigeribile, in una fase nella quale per altro il rischio di una forte astensione è alto.

Mancano poche settimane all’apertura delle urne ed i presagi sono foschi per il centro sinistra. La possibilità di una sconfitta ‘totale’ è alta ed a quel punto nessun ostacolo separerà Berlusconi dal suo sogno di ‘regnare’ sul Belpaese.

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