Sgomberi, rimpatri e i diritti disumani
Intervento di Gianni Pagliarini, che riflette sulla “sua” Lombardia
Basta mettere in fila le notizie degli ultimi giorni per capire qual è l’aria che si respira in Lombardia, la Regione il cui capoluogo, Milano, era noto come la “capitale morale” del Paese.
Una città che si pretende “europea” ma che non sa e non vuole difendere i suoi cittadini a cominciare dai più deboli. Della desertificazione produttiva che attanaglia tutto il nord Italia si è detto e scritto tanto, spesso a sproposito.
Le cronache ci hanno raccontato per un decennio che gli “operai sono scomparsi”: in realtà si ritrovano semplicemente più frammentati, privati del “reticolo” di solidarietà politico-sociale che li faceva sentire meno soli. Ci hanno raccontato che dove c’era l’industria sono arrivati i servizi della “new economy”, per poi scoprire che i poli tecnologici sono scomparsi uno dopo l’altro, via via che le multinazionali (una volta sfruttato tutto lo sfruttabile) scappavano con il malloppo.
Senza ‘know how’, con i ricercatori fuggiti negli Stati Uniti, con la crisi che si mangia i salari senza che la politica faccia nulla per intervenire, torniamo all’argomento cruciale della nostra riflessione: facciamo dunque i conti con i dispacci di agenzia che ci descrivono le esistenze disperate dei più deboli, dei senza tetto, dei Rom, degli immigrati.
Siamo arrivati al quinto sgombero di “zingari” dall’inizio dell’anno: abbattute 83 baracche abusive in via Sant’Arialdo, nell’area dell’abbazia di Chiaravalle, allontanati 95 rom romeni.
Il vicesindaco Riccardo De Corato non ha saputo fare altro che snocciolare la contabilità perbenista, esultando perché rimangono solo piccoli insediamenti “ma la costante opera di ‘moral suasion’ ha ridotto gli abusivi a una presenza stimata in città sotto le 1.200 unità”. De Corato non racconta quanto denunciano ogni giorno, con rabbia e con stupore, le associazioni del volontariato laico e cattolico a proposito del penoso vagare per la città di centinaia e centinaia di esseri umani colpevoli soltanto di essersi accampati abusivamente in qualche anfratto della città.
Ieri si è poi appreso che il Comune di Brescia ha annunciato un’iniziativa per aiutare a tornare in patria gli immigrati che si trovano in difficoltà economiche: ha stanziato 60mila euro e a chi aderirà verranno assegnati 496 euro, il viaggio nella nazione d’origine purché restituiscano il permesso di soggiorno e non facciano ritorno in Italia per cinque anni.
Il locale sindaco del Popolo della libertà si sentirà probabilmente orgoglioso della sua iniziativa. Anche perché, per quanto riguarda le esigenze di manodopera a basso costo notoriamente ricoperta dai migranti, la domanda di lavoro non manca mai. Ed è probabile che, a concorrere al posto di tornitore o di imbianchino, si presenteranno decine e decine di immigrati irregolari e senza permesso di soggiorno: vale a dire quelli che vengono silenziosamente sfruttati ogni giorno, nei cantieri e al momento di farsi pagare l’affitto in nero, salvo suscitare indignazioni a freddo quando si scopre che dormono in sette in una stanza o che muoiono cadendo da un ponteggio.
Questa è l’Italia che affonda nella barbarie e contro cui sarebbe indispensabile rilanciare un altro modello di società, un’idea di politica e di sviluppo che riparta dai più deboli, da chi lavora, da chi non riesce a pagare il mutuo o il canone di locazione, da chi si è imbarcato su una carretta del mare per cercare un futuro degno di questo nome.
Senza un’alternativa credibile – per la quale si spendono i comunisti – che si fondi sulla concretezza dei problemi delle persone in carne ed ossa, il cittadino coscienzoso, solidale e progressista non riuscirà più a coniugare la parola “sinistra” intravedendo un avvenire possibile. E resteremo tutti in balia dei proclami giustizialisti come unico e insufficiente antidoto al regime berlusconiano. Invece no: soltanto tenendo assieme questione sociale e diritti civili il nostro Paese (a cominciare dalla sua Regione più ricca) potrà tornare a riconoscersi in se stesso, senza provare vergogna.
Gianni Pagliarini
Segretario Pdci Lombardia


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