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Razzismo di Stato

Autore: . Data: venerdì, 29 gennaio 2010Commenti (0)

Berlusconi sempre più arrogante contro gli stranieri auspica anche la morte del cinema di impegno civile.

Il presidente del Consiglio è già in piena campagna elettorale e per ottenere voti facili lancia slogan contro gli stranieri. Ma non solo.

“I risultati sui nostri contrasti all’immigrazione clandestina sono molto positivi” e questo è importante perchè una “riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali”, ha detto il premier, lasciando intendere che esiste una connessione diretta tra migranti e crimine.

L’affermazione è di estrema gravità, perchè non fa che accrescere un clima di intolleranza nei confronti di centinaia di migliaia di persone che vengono in Italia per sfuggire alla povertà e che non di rado sono costrette a subire forme di discriminazione e sfruttamento inumane.

Per Berlusconi “stiamo facendo un’azione molto forte nei confronti dell’Europa, che deve farsi carico del costo che la Libia ed altri Paesi sopportano per fare il lavoro di vigilanza contro i clandestini che vengono dall’Africa” e “tutto questo ha dei costi che devono essere supportati da tutta la Ue. Si stanno nominando i nuovi commissari e da febbraio mi occuperò di questo problema mirando ad ottenere che l’Europa si incarichi di rimborsare i costi ai Paesi rivieraschi”.

Fornire sostegno al governo libico, che viola qualunque legge internazionale a tutela dei diritti umani, sembra per il Cavaliere una soluzione per risolvere il problema dell’immigrazione

In un recente articolo pubblicato da ‘L’espresso’ si leggeva: “Le mani nere sollevate ad afferrare l’aria. Pochi passi oltre, il vento sulla camicia anima la smorfia dell’ultimo respiro di una donna. E subito accanto, il corpo di un ragazzo ancora chino nella preghiera da cui non si è mai rialzato. Muoiono così gli immigrati. Così finiscono gli uomini e le donne che non sbarcano più a Lampedusa. Bloccati in Libia dall’accordo Roma-Tripoli e riconsegnati al deserto. Abbandonati sulla sabbia appena oltre il confine. A volte sono obbligati a proseguire a piedi: fino al fortino militare di Madama, piccolo avamposto dell’esercito del Niger, 80 chilometri più a Sud. Altre volte si perdono. Cadono a faccia in giù sfiniti, affamati, assetati senza che nessuno trovi più i loro cadaveri. Un filmato però rivela una di queste stragi”.

Il settimanale non ‘inventava’ cronaca, ma si limitava a descrivere, come spiegava il reportage, il contenuto di “un breve video che ‘L’espresso’ è riuscito a fare uscire dalla Libia e poi dal Niger. Un’operazione di rimpatrio andata male. Undici morti. Sette uomini e quattro donne, da quanto è possibile vedere nelle immagini”.

Il fenomeno dei migranti uccisi dal deserto è una realtà impossibile da documentare. Già prima dell’accordo tra il governo italiano e quello di Tripoli il sito ‘Fortress Europe’, specializzato in problemi delle migrazioni, aveva scritto: “In Libia si registrano gravi episodi di violenze contro i migranti. Non esistono dati sulla cronaca nera. Nel 2006 Human rights watch e Afric hanno accusato Tripoli di arresti arbitrari e torture nei centri di detenzione per stranieri, tre dei quali sarebbero stati finanziati dall’Italia. Nel settembre 2000 a Zawiyah, nel nord-ovest del Paese, vennero uccisi almeno 560 migranti nel corso di sommosse razziste”.

Infine, l’Italia è da tempo al centro di durissime critiche internazionali a causa del suo atteggiamento dei confronti dei migranti e degli stranieri.

Anni di propaganda razzista e xenofoba da parte del centro destra e la confusione che regna nel centro sinistra hanno prodotto una crescita sensibile della cultura segregazionista e debbono imporre una riflessione immediata al mondo della politica.

Utilizzare la paura e la disinformazione per conquistare un elettorato spesso poco colto e fortemente provinciale non solo produce problemi ai processi di coesistenza pacifica all’interno del Paese, ma frena la modernizzazione, perchè spinge vaste fasce di cittadinanza verso un conservatorismo ottuso, che non aiuta lo sviluppo e la crescita specialmente in un momento in cui la crisi internazionale impone grandi sforzi di innovazione.

Ed in questo quadro di carattere ‘medioevale’ va inserita un’altra affermazione di Berlusconi: “Abbiamo assistito alla brutta abitudine di fare film e fiction sulla mafia che hanno portato in giro per il mondo l’immagine negativa dell’Italia. Spero che questa moda sia ormai finita”.

Il pericolo del berlusconismo è sempre più evidente, perchè arriva a chiedere anche omertà su fenomeni importantissimi per la vita nazionale e che in passato hanno prodotto capolavori noti in tutto il mondo, da ‘Il giorno della civetta’ a ‘Salvatore Giuliano’, da ‘In nome della legge’ a ‘La piovra’, solo per citare alcuni titoli.

I cittadini, tuttavia, sono sempre meno consapevoli della gravità di queste dichiarazioni e sempre più passivi di fronte ad uno schieramento di governo che sta trascinando l’Italia verso una crisi di valori senza precedenti.

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