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Partito dell’amore ciao: Berlusconi torna se stesso

Autore: . Data: giovedì, 14 gennaio 2010Commenti (0)

In una conferenza stampa il premier preferisce le cannonate.

berlusconi-vespaHa attaccato i “pollai” televisivi, criticato l’opposizione, la ‘vecchia poltitica’ che lo considera un “usurpatore”, denunciato le “calunnie” della stampa sui processi e attaco come al solito i pm che lo sottopongono ad aggressioni paragonabili, se non peggiori, a quelle di Massimo Tartaglia, il cittadino vittma di disturbi mentali che lo ha aggredito a Milano.

Berlusconi è sempre lo stesso e ieri, nella prima conferenza stampa del 2010, ha confermato anche la sua propensione per la propaganda. Si alla riforma del fisco, ma non si sa quando e soprattutto nessuna riduzione delle tasse. Misure per la giustizia, tra le quali l’inappellabilità delle assoluzioni in primo grado, in contraddizione con la sbandierata ‘certezza della pena’. Che succede infatti se a causa di un errore un colpevole si trova ‘temporaneamente’ assolto?

Il presidente del Consiglio ha come al solito smentito se stesso e, dopo aver annunciato qualche giorno fa la ‘rivoluzione fiscale’ ha spiegato che non si sta più pensando a due aliquote e che non c’è neppure fretta di procedere.

Solo si “impone” di operare visto che persino i commercialisti “si mettono le mani nei capelli”.  L’unico motivo a suo parere per colmare i buchi del sistema, ma sarà comunque un lavoro “lungo, duro”. La speranza resta quella di concluderlo entro l’anno, ma “è un lavoro improbo” ha sottolineato. Insomma, non se ne parla.

Berlusconi, negando le promesse elettorali ha chiarito una volta per tutte che le tasse non scenderanno: la crisi e il suo impatto sui conti pubblici, ha sostenuto, “non comporta nessuna possibilità di riduzione delle imposte”. In ogni caso, ha aggiunto, quando il bilancio lo consentirà la prima misura sarà il quoziente familiare. Considerato lo stato delle cose e l’ammontare del debito publico in permanente crescita praticamente mai.

Quindi l’uomo delle promesse ne ha fatta una di nuovo tipo: “Non intendiamo assolutamente fare delle promesse”. Il premier ha continuato affermando che il governo, nonostante la crisi, ha mantenuto gli impegni e non ha messo le mani nelle tasche dei cittadini. Nelle quali, si potrebbe aggiungere, avrebbe trovato ben poco.

Quindi è partito il tradizionale bombardamento sulla giustizia. “Altro che blocca-processi, ci vorrebbe un blocca-calunnia” ha polemizzato con la stampa, per la verità più che mai narcotizzata ed incapace di raccontare lo stato disastroso nel quale versa il Paese.

Il decreto previsto per salvarlo dal pocesso Mills non si farà. Basta che i giudici ‘rispettino’ la sentenza della Corte Costituzionale, ha spiegato il capo del governo, sottolineando che può essere “applicata senza bisogno di interpretazione”. La decisione della Corte lo autorizzerebbe a bloccare la causa contro di lui all’infinito e questo sembra bastare.

Per il ‘processo breve’, ha affermato che “dieci anni non si possono certo definire un tempo breve” e per questo la maggioranza non solo andrà avanti ma riproporrà anche un vecchio cavallo di battaglia del Cavaliere: “L’inappellabilità delle sentenze di primo grado”, una misura, ha spiegato il Cavaliere, per frenare quei pm che per “puntiglio” o “pregiudizio politico” ricorrono sempre in appello.

Per il premier è necessario riformare la giustizia, anzi è un “dovere”, visto che l’Italia resta il “fanalino di coda nei Paesi democratici”. Si ignora sulla base di quali parametri.

Poi, Berlusconi ha ribadito di voler “lavorare intensamente” anche sulle riforme della scuola e dell’università. Il tutto con “grande determinazione”, perchè secondo i suoi soliti sondaggi gli italiani lo amano (un gradimento di oltre il 67 per cento per lui e intorno al 50 per il governo) e “apprezzano la nostra azione”.

Facendo finta di dimenticare di essere il proprietario di tre reti tv, di controllare quelle pubbliche e di poter condizionare anche le altre riamaste il premier ha criticato
i “pollai” dei salotti tv, sia pubblici che privati, nei quali si svilisce la politica.

Infine la chiusura di prassi sui quotidiani ‘nemici’ (pochi per la verità) ed i giudici. La verità, ha detto prima di lasciare la sala senza accettare nessuna domanda, è che “ci considerano degli usurpatori” e quindi ci attaccano non solo sul piano politico, ma anche patrimoniale e personale, oltre che su quello giudiziario “con aggressioni parificabili a quelle di piazza del Duomo se non peggiori”. Ora, ha aggiunto, “non gli resta che attaccarmi sul piano fisico come hanno iniziato a fare. Ma – assicura citando un passaggio del Vangelo già ripreso da Bettino Craxi – non praevalebunt (non prevarranno)”.

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